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lunedì 5 agosto 2019

"Un mondo senza rifiuti?" - Viaggio nell'economia circolare - di A. Massarutto


I rifiuti e la loro gestione rappresentano una delle problematiche oggi più dibattute. Il testo di Antonio Massarutto, dal titolo: “Un mondo senza rifiuti?” – Viaggio nell’economia circolare – (Ediz. Il Mulino), rappresenta una riflessione articolata e ben approfondita sul tema.  
 “I rifiuti sono la prova più evidente – afferma Massarutto nell’introduzione al suo libro – che la nostra economia non è circolare, ma lineare. Entrano materie prime, escono residui…”
Il concetto di “economia circolare” oggi ha preso il posto di quello di “sviluppo sostenibile” che per anni è stato alla base di ogni attività dell’uomo improntata al pieno rispetto dell’ambiente in cui esso vive. Ma cosa s’intende esattamente con il termine “economia circolare”?. Innanzitutto, l’economia circolare dovrebbe essere un’economia senza rifiuti, in teoria. Diciamo, “in teoria”, in quanto sappiamo bene come ogni processo vitale in realtà produca degli scarti. Ma c’è differenza tra gli scarti prodotti dai processi vitali che puntualmente sono riassorbiti con facilità dalla natura ed i rifiuti veri e propri che rappresentano scarti di cui la natura non sa di cosa farsene. Rispetto al concetto di “sviluppo sostenibile” il messaggio che lancia quello di “economia circolare” appare essere più concreto e traducibile, secondo Massarutto, in 10 obiettivi facilmente comprensibili:
Rimpiazzare, Ripensare, Ridurre, Riusare, Riparare, Rinnovare, Ricostruire, Ridestinare, Riciclare, Recupero materia, Recupero energia. Solo seguendoli sarà possibile avviare la transizione verso l’economia “circolare”.


Economia circolare ed Economia Lineare: sistemi a confronto

Ma, a parere di Massarutto, occorre non farsi troppe illusioni: anche nel progetto di economia circolare si prevede la formazione di un certo quantitativo di scarto che potrà essere destinato all’incenerimento con relativo recupero di energia. Questo per dire come in realtà, ad oggi, gli scarti ci sono anche al termine del processo produttivo più virtuoso e non può restare, al momento, altra soluzione se non quella di procedere all’incenerimento con buona pace di chi è assolutamente contrario a questa ultima soluzione.

Obiettivo di questo libro è proprio quello di muoversi nella maniera più analitica e chiara possibile tra le soluzioni auspicate dai puristi della filosofia “rifiuti zero” e quelle di compromesso, almeno temporaneo, che conducono anche all’utilizzo di sistemi più impattanti sull’ambiente non trascurando, al contempo, di segnalare pregi, difetti e contraddizioni nell’attuale sistema di gestione dei rifiuti italiano.

Nel mondo, ancora oggi, il sistema di smaltimento dei rifiuti che vede come traguardo finale il conferimento in discarica rappresenta la soluzione più adottata. In Italia, fino alla metà degli Anni 90, circa il 90% dei rifiuti venivano smaltiti in discarica. Ma oggi il nostro Paese dimostra di avere fatto passi notevoli dato che la percentuale di utilizzo delle discariche è passata dal 93% al 25%. Anche nel campo delle raccolte differenziate stiamo progredendo: nel 2016 abbiamo superato il 50% come media nazionale anche se permangono grosse differenze tra una zona e l’altra del Paese. Infatti nelle regioni del Nord la raccolta differenziata raggiunge il 64,2%, al Centro il 48,60%, mentre al Sud Italia la percentuale resta ancora bassa: 37,6%.

Oggi, in particolare, il nostro Paese può considerarsi ai vertici europei in alcuni settori del riciclo, quali quello della carta, dell’alluminio e soprattutto del compostaggio.

Massarutto dedica una parte delle sue riflessioni al tema della riduzione della produzione dei rifiuti. Egli si chiede cioè se non sia possibile, in modo concreto ridurne la quantità attuale anche a fronte di una popolazione in costante crescita e della giusta aspirazione, da parte dei Paesi meno sviluppati, a raggiungere standard di vita più vicini a quelli dei Paesi più ricchi.

Il principale protagonista dell’economia circolare è l’uomo. Ed il momento decisivo del ciclo di vita di un materiale è quello in cui esso cessa di essere un bene utile e si trasforma in un disvalore nelle mani di chi lo detiene ma che potrebbe continuare ad avere un valore finendo nelle mani giuste. Se io acquisto una bottiglietta in plastica contenente dell’acqua minerale quella bottiglietta rappresenterà per me un bene fino al momento in cui avrò bevuto tutta l’acqua in essa contenuta. A quel punto quella stessa bottiglietta per me rappresenterà un rifiuto da smaltire. Ed in quel preciso istante la mia scelta di destinarla ad un apposito contenitore per il recupero della plastica anziché in un contenitore per i rifiuti indifferenziati sarà determinante.

Giustamente fa notare Massarutto l’importanza della consapevolezza e della motivazione che possono far propendere un comune cittadino ad effettuare una scelta che vada nella direzione della raccolta differenziata. Per questo egli fa notare anche il ruolo determinante da parte delle amministrazioni pubbliche nel promuovere politiche ed azioni di divulgazione che abbiano per obiettivi proprio quelli di contribuire ad accrescere nella cittadinanza la consapevolezza del ruolo fondamentale che ogni singolo cittadino può rivestire nel contribuire al sistema di gestione dei rifiuti.
Ma al contempo Massarutto evidenzia come altrettanto importante sia il ruolo delle aziende pubbliche, private o a sistema misto che oggi si occupano della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

Un altro punto a favore del sistema rifiuti italiano che lo distingue dalla gran parte degli altri Paesi dell’Unione Europea è il CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi i cui obiettivi sono il recupero ed il riciclo dei sei principali materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro.



Ma, come si dice, non è tutto oro… L’Italia deve ancora compiere molti passi in avanti per risolvere i suoi problemi di gestione dei rifiuti. Basti pensare al recente caso della città di Roma dove dopo la chiusura della discarica di Malagrotta da alcuni anni l’amministrazione pubblica sembra non riuscire a venire a capo del problema e che dimostra come, citando le parole di Massarutto: “la situazione attuale è ancora lontana da ciò che è desiderabile…”.

Un'immagine della recente crisi dei rifiuti nella nostra Capitale

Sarà fondamentale procedere, secondo Massarutto, nella direzione di un sistema sempre più circolare e sempre meno lineare anche se, almeno per adesso, non potrà essere perfettamente tondo come la O di Giotto.

Michele Salvadori

martedì 31 marzo 2015

"La raccolta differenziata" di Daniele Fortini e Nadia Ramazzini

E’ uscito da pochi giorni un libro che ho trovato particolarmente interessante: “La raccolta differenziata” di Daniele Fortini e Nadia Ramazzini (Edizioni Ediesse, €. 15,00).


Il tema potrebbe sembrare arcinoto, e dunque potrebbe venire da obiettare: “Ormai sui rifiuti, sappiano tutto…”. In realtà, leggendolo, a meno di non essere un esperto della materia, si scoprono molte informazioni utili a raggiungere un quadro davvero esaustivo della problematica.
I due autori, sono innanzitutto due addetti ai lavori (Daniele Fortini, oggi è presidente di AMA Roma SpA ed ha una grande esperienza nelle aziende pubbliche di gestione dei rifiuti, oltre ad essere stato per 9 anni presidente di Federambiente; Nadia Ramazzini ha lavorato per dieci anni per A2A ed oggi collabora con la Fondazione Rubes Triva, un ente che si occupa della formazione e della sicurezza dei lavoratori delle aziende d’igiene ambientale) che hanno messo a frutto le loro rispettive esperienze sul campo per realizzare un testo di grande concretezza, equilibrio ed obiettività nell’affrontare la questione rifiuti, il tutto redatto con uno stile che consente facilità di lettura anche a chi non è un esperto del settore.

Nella sua prima parte il testo ripercorre la storia della gestione dei rifiuti partendo dai primi netturbini dell’antica Grecia, dove, storicamente, nel 320 a.C. la Costituzione di Atene stabilisce di affidare a dei “coprologi” la pulizia delle strade dai rifiuti che dovevano essere seppelliti in discariche esterne alla città, per passare all’antica Roma dove Giulio Cesare, nell’”Editto di Eraclea” bandì un primo appalto pubblico “per l’igiene dell’Urbe” che prevedeva non solo la raccolta dei rifiuti ma anche una loro prima selezione tra quelli da recuperare, quelli da bruciare e quelli da interrare (tutte operazioni all’epoca a cura degli schiavi), per giungere al Rinascimento dove in città quali Milano, Firenze, Genova e Venezia fu fatto obbligo ai proprietari delle case di spazzare e lavare la strada davanti alle loro abitazioni e di consegnare i rifiuti ad un apposito servizio che li avrebbe allontanati dalla città. Ma è solo con l’avvento della Rivoluzione industriale che i rifiuti diventano un vero problema e s’inizia ad affrontare la questione con una logica diversa. E’ a Vienna che nel 1839 vien introdotto l’obbligo della raccolta dei rifiuti alle famiglie ed ai commercianti imponendo la consegna ai contenitori dislocati su carri trainati da cavalli, prima, e a partire poi dal 1918, sempre a Vienna vengono posizionati dei contenitori fissi lungo le strade regolarmente svuotati dal servizio pubblico. Sarà sempre a Vienna dove per la prima volta, a partire dal 1939, verrà imposta una tassa comunale per lo smaltimento dei rifiuti, ed ancora a Vienna, nel 1973, diverrà operativo l’inceneritore di Spittelau per la combustione dei rifiuti urbani.
Vienna, l'inceneritore di Spittelau

Dopo un ampio inquadramento sul piano giuridico che illustra le normative passate e presenti nel campo (dalle Direttive europee e le normative sui rifiuti nazionali e locali) e che giunge ad analizzare la gerarchia di gestione dei rifiuti così come prevista dalla Direttiva 2008/98/Ce (prevenzione – preparazione per il riutilizzo – riciclaggio – recupero di altro tipo – smaltimento), ed illustra gli obiettivi al 2020 (preparazione per il riutilizzo ed il riciclaggio di carta, metalli, plastica e vetro almeno al 50% in peso), Fortini e Ramazzini mettono in luce come: “…l’Italia è l’unico paese europeo nel quale le politiche di recupero di materia dai rifiuti hanno, come esclusivo punto di riferimento, le percentuali di raccolta differenziata e non quelle di effettivo recupero.”

Ma questa appena descritta, leggendo con cura il libro, risulterà essere solo la prima di una lunga serie di contraddittorietà che caratterizzano il mondo della gestione dei rifiuti (in Italia e nel mondo) a cominciare dalla definizione stessa di rifiuto. Ciascun paese, europeo e non, ad esempio, considera “rifiuti urbani” quantità e tipi di scarti differenti a seconda della propria organizzazione industriale del ciclo di trattamento e smaltimento. In Danimarca gli scarti di piccole manutenzioni edilizie domestiche sono assimilati ai rifiuti urbani, pertanto la produzione pro capite di rifiuti dei danesi risulta tra le più alte in Europa; In California (USA) sono addirittura considerati “municipali” tutti i rifiuti prodotti nel confine della città, cosicché la produzione pro capite degli abitanti di San Francisco supera i 2.500 kg per abitante all’anno! (500 kg, la media europea, 400kg. quella del Giappone, 300 kg. quella della Russia). Giungendo all’Italia Fortini ci illustra il paradosso di un sistema caratterizzato dalle 20 Regioni italiane con venti differenti Piani Regionali di gestione dei rifiuti e con i suoi quasi 9.000 Comuni con migliaia di regolamenti comunali ciascuno diverso l’uno dall’altro.

La parte centrale del volume è naturalmente dedicata al tema specifico della differenziazione dei rifiuti partendo da un’accurata descrizione del sistema Conai sorto con l’approvazione del Decreto Ronchi ed all’analisi delle singole tipologie di rifiuto: dal vetro alle cellulose, dai metalli ai rifiuti biodegradabili, dai RAEE alle plastiche, evidenziando come proprio questa ultima categoria sia ad oggi quella che presenta le maggiori problematiche di recupero presentando essa, per circa il 45% del suo totale, oltre 400 polimeri differenti spesso accoppiati o saldati con altre materie (cellulose, resine, gomme, ecc.) da cui è talora impossibile separarli e che dunque presenta, tranne rare eccezioni, (ndr. vedasi l’esperienza più che positiva della Revet Recycling di Pontedera), come unica alternativa quella di essere destinata all’incenerimento.

Nell’analisi merceologica dei rifiuti si denunciano alcuni casi emblematici della complessità del quadro della gestione dei rifiuti quali ad esempio quelli dei mozziconi di sigarette.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia vivono oltre 10 milioni di persone che ogni giorno consumano mediamente 15 sigarette di tabacco che significano miliardi di cicche all’anno. Nella sola città di Roma (5% della popolazione italiana) ogni giorno vengono gettate oltre 2 miliardi e mezzo di cicche di sigaretta (ogni cicca impiega 2 anni al suolo e ben 5 anni in mare per degradarsi). Quantificando: nessuna statistica evidenzia la produzione di 116.000 tonnellate all’anno di mozziconi di sigaretta, la gran parte dei quali non è immaginabile possa essere raccolta in modo differenziato…

Ma uno dei concetti chiave che emergono da questo prezioso volumetto è che i rifiuti urbani vanno inseriti in un ciclo industriale. Affermare cioè che la sola raccolta differenziata rappresenti la soluzione del problema e la conseguente scomparsa di inceneritori e discariche è un’illusione. Al contempo gli autori sollecitano l’osservanza dei buoni comportamenti ecologisti ed invitano il mondo ambientalista e del volontariato a diffondere, mediante campagne mirate, la consapevolezza e la responsabilità di ciascuno di noi su questo tema. In proposito si afferma l’importanza di realizzare e poter disporre di infrastrutture ed impianti che assolvano la funzione essenziale di recuperare materia ed eliminare o minimizzare la pericolosità di rifiuti non recuperabili. Accade ancora infatti in molte realtà italiane che popolazioni encomiabili nei risultati raggiunti per la raccolta differenziata respingano però la realizzazione ad esempio d’impianti di compostaggio o di valorizzazione dei rifiuti riciclabili vicino alle loro abitazioni.

Nella seconda parte del testo vengono ripercorse le tradizioni secolari del nostro paese nella raccolta differenziata dei rifiuti fino alle evoluzioni che hanno portato all’odierna organizzazione. Fu a Modena, nel 1973, che la locale azienda municipalizzata iniziò per prima a raccogliere in modo differenziato i rifiuti urbani riciclabili. Di questa evoluzione causa-effetto principale è stato senza dubbio lo sviluppo economico ed il cosiddetto “eccesso consumistico” che ha portato ad una vera e propria proliferazione della produzione dei rifiuti dal secondo dopo guerra ad oggi.
Un sistema di raccolta a cassonetti stradali

Il testo mette a confronto i principali sistemi di raccolta da quella a cassonetti stradali al sistema porta a porta spinto alla raccolta con sistema a tariffa puntuale evidenziando i pro e i contro di ciascuno e quale sia da preferire a seconda del contesto locale dove ci si trova ad operare. I fattori che concorrono al successo di un efficiente sistema di raccolta differenziata dei rifiuti sono molti e soprattutto viene evidenziato dagli autori come non esista un modello vincente unico ed applicabile in ogni contesto. 
In generale si afferma che per i Comuni fino a 50.000 abitanti il Porta a Porta spinto può essere la soluzione più proficua mentre per le città medio-grandi è preferibile l’adozione di un Sistema misto (porta a porta + cassonetti stradali). Ma gli stessi autori ribadiscono che tale regola non sempre è efficace ovunque. Fondamentale risulterà allora la pianificazione della gestione dei rifiuti che parta da una preliminare conoscenza del territorio in tutti i suoi aspetti fisici, economici e sociali. Anche l’incidenza del clima e delle condizioni meteo avrà una valenza non secondaria. E naturalmente, altrettanto fondamentale sarà il coinvolgimento e la partecipazione attiva della cittadinanza al raggiungimento degli obiettivi previsti. Anche il bilancio economico della gestione dei rifiuti avrà un peso dirimente nella scelta delle azioni. Troppo spesso infatti avviene che cittadini ma anche amministratori rimangano delusi perché, a fronte di elevati obiettivi percentuali raggiunti, si registrano aumenti rilevanti nei costi anziché risparmi tributari o tariffari.

Nella terza parte si passa ad analizzare più direttamente il sistema impiantistico confrontando i pro ed i contro delle varie tipologie: dagli Impianti di compostaggio (aerobico ed anaerobico), agli Impianti di Trattamento Meccanico-biologico (TMB), a quelli di Tritovagliatura (STIR), alle discariche fino a giungere ad affrontare la questione più delicata, quella dell’incenerimento dei rifiuti. 

Una discarica di rifiuti

Si dichiara, in proposito, come “in fondo, a ben vedere, non sono certo discariche e inceneritori a compromettere gli equilibri della natura terrestre, nel momento in cui circolano quasi un miliardo di veicoli inquinanti, sbuffano miliardi di camini inquinanti, pulsano milioni di fabbriche. E cosa dire delle centrali atomiche? E le guerre? ... Poche centinaia di super-controllati inceneritori, però, fanno perdere il sonno a tanta gente. Per qualcuno la loro chiusura è una ragione di vita, l’esorcismo del male…E poco importa se in ambiente urbano il massimo apporto all’inquinamento atmosferico…è rato dal traffico veicolare (41%), nonché dai processi di produzione (24%) e generazione di energia (17%)”. 
Ma altresì sarebbe ingeneroso non includere in questo commento come il testo non sia un elogio incondizionato a favore dell’incenerimento dei rifiuti. Fatte le affermazioni sopra riportate Fortini e Ramazzini ribadiscono con altrettanta sicurezza come sia indubbio che gli inceneritori non rappresentino altro che una soluzione temporanea, di passaggio, nell’attesa che si giunga di qui a qualche decennio ad un sistema industriale in grado di progettare e costruire, ad esempio, tutte le singole componenti di un’automobile in modo che - alla dismissione dell’auto al termine del suo ciclo di vita - esse possano essere tutte o per lo meno la gran parte di esse recuperate e riciclate (oggi circa il 30% invece finisce all’incenerimento per l’impossibilità di separarle). L’incenerimento non può infatti rappresentare una soluzione finale del problema nel momento in cui distrugge della materia che invece potrebbe ancora essere recuperata e reimmessa in un ciclo di produzione.

La comunicazione della Commissione europea sull’economia circolare, adottata dal Senato nel Novembre 2014, definisce l’obiettivo dell’Europa a “zero rifiuti” inserendolo in quello più ampio della promozione di un’economia circolare, in cui i rifiuti sono considerati materie prime secondarie dalle quali ottenere prodotti al pari di quelli ottenuti dalle materie vergini.

Pertanto, concludono, gli autori “Rispetto alle discariche per rifiuti “tal quali”… a molti appare che l’opzione dell’incenerimento sia preferibile; ma, rispetto ad una progressiva capacità di generare minori quantitativi dei rifiuti e di poterli massicciamente recuperare come materia, il recupero di energia non può che essere considerato una tecnica residuale, dedicata unicamente a quegli scarti che non potranno essere altrimenti recuperati. Parlarne senza isterismo e senza conformismo è doveroso, nonostante il termine “incenerimento” sia divenuto sinonimo di una pratica quasi diabolica. Se in Europa funzionano 391 inceneritori di rifiuti (dati E-Prtr anno 2012) e 47 sono quelli progettati per il futuro, mentre crescenti quantitativi di rifiuti urbani pretrattati finiscono nei forni dei cementifici o delle centrali elettriche, non è certo un esercizio ginnico il confrontarsi per capire cosa davvero accade e cosa può o dovrebbe accadere.”
D’altro canto viene ricordato anche come esistano scuole di pensiero diverse come quella statunitense che tende a preferire all’incenerimento le discariche privilegiando cioè la teoria del cosiddetto “landfill mining” col convincimento che le materie ora rifiuti un giorno potrebbero divenire, a causa della penuria di risorse naturali, una risorsa importante. Va aggiunto però che, a differenza dell’Italia gli USA hanno una disponibilità di territorio che consente loro di realizzare discariche in aree desertiche, cosa da noi irrealizzabile…In Italia, invece, al momento non c’è nessuno che consideri una miniera gli 8 milioni di ecoballe dislocate in Campania!

Insomma, questo testo, a mio parere, dovrebbero leggerlo in tanti, a cominciare da molti dei nostri amministratori. Se non il libro “mastro” sul tema della gestione dei rifiuti come recita la sua sovracoperta, esso è senza dubbio un libro utile a raggiungere un grado di consapevolezza maggiore sul mondo e sulle grandi problematiche legate alla gestione dei rifiuti.

Michele Salvadori