<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619</id><updated>2012-01-21T18:30:29.410+01:00</updated><category term='lombricoltura'/><category term='Amsterdam'/><category term='Illich'/><category term='campagna sempreverde; tutela ambientale'/><category term='prodotti alla spina'/><category term='Conferenza di Copenaghen'/><category term='vigilanza ambientale'/><category term='pratiche di riuso'/><category term='impegno sociale'/><category term='consumi'/><category term='ogm'/><category term='abeti di natale'/><category term='decrescita'/><category term='eolico'/><category term='cambiamenti climatici'/><category term='tutela ambientale; città sostenibili; green jobs'/><category term='firenze'/><category term='gas serra'/><category term='Avatar'/><category term='psicologia'/><category term='surriscaldamento globale.'/><category term='Impronta ecologica'/><category term='tutela ambientale.'/><category term='visita discarica'/><category term='filosofia'/><category term='massa critica'/><category term='imballaggi'/><category term='consumismo'/><category term='fotovoltaico'/><category term='green economy'/><category term='riduzione rifiuti'/><category term='Amici della Terra'/><category term='efficienza energetica'/><category term='Stewart Brand'/><category term='rifiuti'/><category term='crisi climatica'/><category term='idrogeno'/><category term='inquinamento'/><category term='economia politica'/><category term='nucleare'/><category term='eco-balle'/><category term='Latouche'/><category term='gestione rifiuti.'/><category term='Olos'/><category term='teorie evolutive.'/><category term='state of the world'/><category term='surriscaldamento globale'/><category term='tutela ambientale'/><category term='green jobs'/><category term='Confererenza sull&apos;energia'/><category term='cinema e ambiente'/><category term='ecolavori'/><category term='ecopragmatismo'/><category term='gestione rifiuti'/><category term='discarica'/><category term='compostaggio'/><category term='clima'/><category term='sociologia'/><category term='paradigma olistico'/><category term='creativi culturali'/><category term='stili di vita'/><category term='iPad'/><category term='crimini ambientali'/><category term='spazio ambientale'/><category term='risparmio energetico'/><category term='energie rinnovabili'/><category term='club di Budapest'/><title type='text'>Che Pianeta faremo</title><subtitle type='html'>Il futuro del pianeta è nelle nostre mani. Solo acquisendo consapevolezza sulle dirette responsabilità che ogni essere umano ha nel condizionare la salute della Terra potremo realmente iniziare ad adoperarci per la sua salvaguardia e per quella delle generazioni che ci seguiranno.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>34</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-8844834607716607219</id><published>2011-05-16T08:13:00.000+02:00</published><updated>2011-05-16T08:13:41.828+02:00</updated><title type='text'>"Gaia" di James Lovelock</title><content type='html'>Come avviene in campo letterario, anche in quello scientifico e ambientalista si possono individuare dei testi che col tempo hanno assunto la fisionomia di “classici” del settore e dunque acquisito un proprio valore storico ancorchè, sul piano scientifico, abbiano inevitabilmente perduto quella validità che potevano possedere al momento della loro prima pubblicazione. &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-b4GAsszf8Pk/TdC9sHDXijI/AAAAAAAAAeU/J2LUP_P9lpM/s1600/Gaia+Lovelock.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" j8="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-b4GAsszf8Pk/TdC9sHDXijI/AAAAAAAAAeU/J2LUP_P9lpM/s1600/Gaia+Lovelock.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;E’ il caso di &lt;strong&gt;“Gaia”,&lt;/strong&gt; il celeberrimo libro scritto da &lt;strong&gt;James Lovelock&lt;/strong&gt; nel 1979 che ha di fatto rivoluzionato l’ecologia e gli studi sull’ambiente offrendo una prospettiva nuova al settore degli studi dedicati all’ambiente. Questo testo che solo in Italia è stato pubblicato ben 4 volte (1979, 1987, 1995 e 2000) viene adesso riproposto dal suo editore (&lt;em&gt;Bollati Boringhieri&lt;/em&gt;) in una nuova edizione 2011 (la quinta!) a dimostrazione del continuo interesse suscitato dai suoi contenuti che, se all’epoca del sua prima uscita suscitarono scarso interesse e condivisione delle teorie illustratevi, col tempo ha acquisito un numero sempre maggiore di sostenitori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A differenza di un testo letterario, uno di carattere tecnico è condannato inevitabilmente a subire in modo repentino il passare degli anni. Qualunque teoria scientifica a distanza di pochi anni rischia di essere superata da nuove ricerche e scoperte. E’ in fondo uno degli aspetti positivi del nostro sapere quello di essere in continua evoluzione. Questa regola vale naturalmente anche per “Gaia”, la cui lettura odierna mostra inevitabilmente i segni del tempo ma che risulta ancora oggi di grande interesse, oltre a suscitare notevole ammirazione nei confronti del suo autore per il messaggio estremamente innovativo che egli seppe creare (se pensiamo, appunto, che lo fece ben oltre trent’anni fa!).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E qual è allora in sintesi la teoria illustrata in questo testo? Negli anni ’70, anche a causa della prima crisi petrolifera che costringe l’umanità a porsi i primi interrogativi sull’eccesso di consumi energetici, si assiste alla nascita dei principali movimenti ambientalisti e si sviluppa il primo serio dibattito su queste tematiche che vede svilupparsi due netti fronti contrapposti tra loro; quello dei cosiddetti “catastrofisti” che ritenevano che la Terra si sarebbe progressivamente raffreddata, che prevedevano la glaciazione anche del Mar Mediterraneo lasciando all’uomo poche possibilità di scampo; e quello dei loro detrattori, gli “ottimisti”, che erano invece sin troppo fiduciosi riguardo alle sorti del nostro pianeta a prescindere dai metodi utilizzati dall’uomo per attingere alle sue risorse.&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0U5KoXZjmtE/TdC9pirpn3I/AAAAAAAAAeQ/uwpGXH2glOw/s1600/Foto+Lovelock.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="120" j8="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-0U5KoXZjmtE/TdC9pirpn3I/AAAAAAAAAeQ/uwpGXH2glOw/s200/Foto+Lovelock.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;James Lovelock &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a queste due strade, Lovelock – e qui sta la sua grande novità – propone un’ipotesi in qualche modo equidistante da entrambe. Nella sua prima formulazione l'ipotesi Gaia, che altro non è che il nome del pianeta vivente (derivato da quello dell'omonima divinità femminile greca, nota anche col nome di Gea), si basa sull'assunto che gli oceani, i mari, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta Terra si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all'azione di tutti quegli organismi che concorrono a formarla; la Terra (Gaia, appunto) è, secondo lo scienziato inglese, un unico organismo vivente capace di autoregolarsi e di rispondere a tutti quei fattori nuovi e avversi che ne turbano gli equilibri naturali. La materia vivente non rimane passiva di fronte a ciò che minaccia la sua esistenza. Ad esempio la temperatura, lo stato d'ossidazione, l'acidità, la salinità e altri parametri chimico-fisici fondamentali per la presenza della vita sulla Terra, presentano valori costanti. Questa omeostasi (la condizione di relativa stabilità interna ad un organismo, che deve mantenersi anche al variare delle condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori) è l'effetto dei processi di feedback (la risposta ad un determinato effetto) attivo svolto in maniera autonoma e inconsapevole dal biota (l'insieme della vita vegetale e animale che caratterizzano una certa regione o area). Inoltre tutte queste variabili non mantengono un equilibrio costante nel tempo ma evolvono in sincronia con il biota. Quindi – afferma Lovelock - i fenomeni evoluzionistici non riguardano solo gli organismi o l'ambiente naturale, ma l'intera Gaia fornendo al contempo una risposta anche a coloro i quali ritengono la natura come una forza primitiva da soggiogare e da conquistare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Naturalmente la teoria di Gaia è suffragata da una serie di dati e controprove che ci vengono illustrate in dettaglio nel testo che pur ha il grande pregio di utilizzare toni divulgativi che lo rendono accessibile anche ad un pubblico non troppo preparato alle tematiche affrontate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma gli spunti di riflessione che questo testo ci offre sono davvero molti anche ad una sua lettura in chiave storica. Ad esempio la fine degli anni ’70 è l’epoca delle prime ipotesi di vita su altri pianeti. Vengono inviati i primi satelliti (il Viking, ad esempio) alla ricerca di elementi utili a stabilire la possibilità di vita in ambienti diversi dalla Terra. Lovelock ne trae spunto per affrontare delle considerazioni sul concetto stesso di vita. “&lt;em&gt;Come possiamo essere sicuri&lt;/em&gt; – egli si chiede - &lt;em&gt;che il tipo di vita su Marte, se esiste, possa rivelarsi con degli esami basati sul genere di vita della Terra?” &lt;/em&gt;e ancora: “&lt;em&gt;Che cos’è la vita e come dovrebbe essere identificata?”&lt;/em&gt; Domande, a mio parere, ancora oggi senza una risposta definitiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come primo argomento a favore della sua teoria, Lovelock utilizza il raffronto tra pianeti quali Marte, Venere e la Terra. Mentre la condizione di grande acidità atmosferica sia di Marte che di Venere ha reso su entrambi questi pianeti di fatto impossibile lo sviluppo della vita, (almeno per come lo intendiamo noi), sulla Terra si sono create delle eccezionali condizioni di neutralità chimica tali da favorirla, ma soprattutto, tali condizioni di neutralità si sono mantenute nel corso di milioni di anni a prescindere da eventi, anche traumatici, che pure l’avrebbero dovuta modificare drasticamente e forse irrimediabilmente. “&lt;em&gt;Tutto questo è semplicemente dovuto al caso?&lt;/em&gt;”, si chiede&amp;nbsp;l’autore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ancora. La Terra gira intorno a un’incontrollata fonte irradiante di calore, il Sole, la cui radiazione non è per nulla costante. Eppure fin dall’inizio della vita, circa tre miliardi e mezzo di anni fa, la temperatura media della Terra non si è mai scostata per più di alcuni gradi dai suoi attuali livelli. Non è mai stato troppo caldo o troppo freddo per la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ragionamento poi prosegue con l’analisi dei singoli gas componenti l’atmosfera: dal principale per noi, l’&lt;strong&gt;ossigeno&lt;/strong&gt;, la cui percentuale (21%) resta miracolosamente costante e tale da consentire lo sviluppo della vita sul pianeta ed al contempo senza raggiungere valori appena di poco superiori (basterebbe il 25%!) da rendere la nostra atmosfera facilmente incendiabile! Fino all’&lt;strong&gt;ammoniaca&lt;/strong&gt;, derivato dell’azoto, avente lo scopo principale, secondo Lovelock, di regolare appunto &lt;em&gt;l’acidità dell’ambiente&lt;/em&gt; consentendo, ad esempio, alla pioggia di mantenere un PH vicino ad 8, ottimale per la vita, quando in assenza di ammoniaca in atmosfera il valore del PH sarebbe vicino a 3 ovvero estremamente acido (è il valore del nostro aceto). A questo proposito fa sorridere una prima constatazione di carattere storico quando, in merito alla questione dell’acidità atmosferica, l’autore parla delle prime ipotesi relative alle cosiddette “piogge acide” in Scandinavia e America Settentrionale causate (sembrerebbe!) dall’inquinamento prodotto dalla combustione degli oli industriali per il riscaldamento domestico!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando viene affrontato il tema &lt;strong&gt;dell’anidride carbonica&lt;/strong&gt;, all’epoca della prima uscita del libro attestatasi a valori atmosferici attorno allo 0,03% , lo scienziato inglese si dimostra abbastanza scettico in merito alla teoria appena sviluppata secondo la quale il consumo dei combustibili fossili sarebbe destinato ad incrementare notevolmente negli anni seguenti la percentuale di &lt;strong&gt;CO&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; in atmosfera con conseguenze sul surriscaldamento del pianeta. Ovvio che in’epoca in cui si guardava con preoccupazione al rischio glaciazione l’ipotesi di surriscaldamento fosse vista da alcuni quasi come auspicabile. Inoltre questo argomento, ammesso pure si rivelasse in futuro realistico, per Lovelock cozzava con la sua teoria secondo cui qualunque fenomeno di questo tipo poteva essere facilmente riequilibrato proprio dalla combinazione di tutti gli agenti che compongono il sistema Gaia. Analogo scetticismo viene manifestato nei confronti di un altro problema che inizia a manifestarsi alla fine degli anni ’70: il &lt;strong&gt;buco dell’ozono&lt;/strong&gt;, causato dall’impiego di alcuni gas, i &lt;strong&gt;Clorofluorocarburi (CFC&lt;/strong&gt;) usati all’epoca per il funzionamento di alcuni elettrodomestici (frigoriferi) e per le bombolette spray. Anche in questo caso secondo Lovelock il sistema Gaia sarebbe stato in grado col tempo di innescare dei meccanismi di riequilibrio. Significativo, a tal proposito, il fatto che col passare degli anni il nostro scienziato non solo avrebbe cambiato idea sull’effettiva pericolosità del fenomeno ma addirittura ne sarebbe divenuto uno dei principali artefici della battaglia che avrebbe condotto all’adozione di misure necessarie alla ricomposizione dello strato di ozono atmosferico. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine, lo stesso scetticismo Lovelock lo manifesta anche nei confronti della battaglia contro il famigerato pesticida &lt;strong&gt;DDT&lt;/strong&gt; largamente usato negli anni passati dagli agricoltori ma ritenuto causa di gravi malattie. Ebbene anche in questo caso, pur manifestando la massima solidarietà con l’autrice di &lt;strong&gt;“Primavera Silenziosa”, &lt;em&gt;Rachel Carson&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, la prima a denunciare i drammatici effetti dell’uso di questa sostanza a tal punto da paventare un futuro senza uccelli e per questo “silenzioso”, Lovelock si mantiene fiducioso riguardo alla possibilità che anche i danni prodotti da questo antiparassitario possano nel giro di breve tempo essere comunque riassorbiti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò che secondo il nostro scienziato inglese è fondamentale è che comunque l’uomo preservi alcune aree del pianeta da lui considerate vitali al mantenimento delle capacità di riequilibro da parte del sistema Terra. A riguardo di queste aree Lovelock appare, a mio parere, un po’ reticente. Parla in maniera generica delle zone dei tropici e poi si sofferma sugli estuari dei fiumi, sulle paludi e le piattaforme continentali. Questo patrimonio dovrà essere preservato dall’uomo- in fondo questa è l’unica conditio sine qua non che egli pone - se vorremo preservare la capacità del pianeta di ripristinare ogni volta l’equilibrio intaccato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sull’uomo Lovelock mostra di nutrire grandi speranze; secondo lui, l’uomo, rispetto ad altre specie viventi sulla Terra, non eccelle né nel volume del cervello, né nelle sue capacità di animale sociale, tantomeno per l’uso della parola o nell’uso di strumenti. Ciò in cui l’uomo eccelle è nella capacità di utilizzare tutti questi mezzi al contempo, ottimizzandone l’insieme e così facendo raccogliere, accumulare ed elaborare informazioni, e quindi usarle per manipolare l’ambiente con determinazione e in modo da anticipare i tempi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ottimismo per il futuro tuttavia non offre certezze riguardo a quelli che potranno essere gli sviluppi. Secondo Lovelock “&lt;em&gt;non siamo in grado di immaginare con precisione quello che avverrà&lt;/em&gt;” e aggiunge: &lt;em&gt;“Non vi possono essere prescrizioni o insieme di regole per vivere su Gaia. Per ciascuna delle nostre diverse azioni vi sono solo conseguenze”.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’errore più grande che l’uomo possa commettere è quello di ritenere di poter soggiogare la natura ai propri interessi. L’uomo è parte stessa della natura; egli può, anzi, deve sforzarsi di vivere con “intelligenza” in simbiosi con essa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo scorso anno lo statunitense &lt;strong&gt;Peter Ward&lt;/strong&gt; ha avanzato una nuova teoria in contrapposizione a quella di Lovelock definendola, non a caso, l’&lt;strong&gt;&lt;em&gt;”Ipotesi Medea&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. La tesi di fondo di Ward è che la Terra sia tutt’altro che benevola e per questo paragonandola alla malvagia Medea che nella mitologia greca giunse ad uccidere i suoi figli. Ma il testo di Ward è molto meno attendibile di quello di Lovelock in quanto si limita ad illustrare una sequela di disastri naturali, che nel corso della vita del pianeta hanno causato estinzioni di massa, senza il conforto di argomentazioni di carattere scientifico. A mio parere questo è troppo poco per supportare l’idea che la Terra sia una perfida matrigna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Resta nonostante tutto il grande fascino invece dell’ipotesi “Gaia” di una Terra tutto sommato anche indulgente (come solo una madre talvolta sa essere!), che non a caso resiste da oltre trent’anni, anche se ogni tanto pure questa teoria mostra delle crepe. Dobbiamo ammettere infatti che le cose non sono sempre andate come Lovelock auspicava e che, quantomeno, di tanto in tanto, la Terra sembra perdere il pieno controllo di se (o la pazienza nei nostri confronti?)&amp;nbsp;e qualche disastro naturale con conseguente estinzione di specie si verifica. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-8844834607716607219?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/8844834607716607219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=8844834607716607219' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/8844834607716607219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/8844834607716607219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2011/05/gaia-di-james-lovelock.html' title='&quot;Gaia&quot; di James Lovelock'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-b4GAsszf8Pk/TdC9sHDXijI/AAAAAAAAAeU/J2LUP_P9lpM/s72-c/Gaia+Lovelock.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-1154609722414779951</id><published>2011-04-03T10:00:00.001+02:00</published><updated>2011-04-03T10:29:08.212+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amsterdam'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale; città sostenibili; green jobs'/><title type='text'>Amsterdam ecologica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6evZEd-LMpE/TZgoEAj1-PI/AAAAAAAAAeM/iy0gL2Kj0lU/s1600/Amsterdam+ecologica+038.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" r6="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-6evZEd-LMpE/TZgoEAj1-PI/AAAAAAAAAeM/iy0gL2Kj0lU/s320/Amsterdam+ecologica+038.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Viaggiare, conoscere realtà diverse dalla nostra, oltre che piacevole, talvolta può essere anche istruttivo, utile ad ampliare il nostro modo di vedere le cose, apprendere diverse consuetudini di organizzazione di vita quotidiana e, perché no, ricevere utili suggerimenti per migliorarla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ quanto accaduto a me e a mia moglie nel corso di un breve periodo di vacanza trascorso ad Amsterdam, dove, probabilmente sul piano del rispetto dell’ambiente, qualche punto in più sulla maggioranza delle città italiane certamente è stato raggiunto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xTYqU65iwXs/TZgbNcMuc5I/AAAAAAAAAdo/tvNrIMXB1x4/s1600/Amsterdam+ecologica+017.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" r6="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-xTYqU65iwXs/TZgbNcMuc5I/AAAAAAAAAdo/tvNrIMXB1x4/s200/Amsterdam+ecologica+017.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Partiamo dall’albergo che ci ha ospitato per tre notti: il &lt;a href="http://www.museumsquarehotel.nl/about"&gt;Conscious Vondelpark Hotel&lt;/a&gt; , una struttura a “tre stelle” all’avanguardia in fatto di sostenibilità. Esso, grazie ad una recente e completa ristrutturazione, consuma in media il 20% in meno di energia rispetto ad un’analoga struttura standard. Le camere sono arredate con materiali eco-sostenibili provenienti da materie riciclate; tutto è ecologico, dal cotone-bio degli asciugamani e delle lenzuola ai materassi dei letti in fibra di cocco.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MPDlCc93NYE/TZgbiQqt-RI/AAAAAAAAAds/Kc6Pqo-rpSM/s1600/Amsterdam+ecologica+019.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" r6="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-MPDlCc93NYE/TZgbiQqt-RI/AAAAAAAAAds/Kc6Pqo-rpSM/s200/Amsterdam+ecologica+019.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Come potrete notare dalle immagini da me scattate, in ogni camera, a fianco degli oggetti di uso comune, è applicata una piccola didascalia che specifica la provenienza del materiale di fabbricazione del determinato oggetto (ad esempio un tavolo fabbricato con plastica riciclata dalle tazzine da caffè) o fornisce informazioni sul basso consumo energetico del tv a led, rispetto ad altre tecnologie, oppure suggerisce di non abusare nell’uso del sapone e dell’acqua quando ci facciamo la doccia, per non tacere dello spreco di energia elettrica.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-KUJsB8ddUzo/TZgb2JvlYEI/AAAAAAAAAdw/-TvjD2YA6c4/s1600/Amsterdam+ecologica+084.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" r6="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-KUJsB8ddUzo/TZgb2JvlYEI/AAAAAAAAAdw/-TvjD2YA6c4/s200/Amsterdam+ecologica+084.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;La colazione, a base di prodotti biologici e provenienti dal commercio equo-solidale – consumata su tavoli e sedie in materiale riciclato dove persino i porta sale e pepe sono interamente fabbricati in sughero - viene servita in piatti e bicchieri riutilizzabili e tovaglioli in carta 100% riciclata. Tutto è realizzato in prospettiva di un suo possibile recupero, riutilizzo o riassorbimento senza gravi conseguenze per l’ambiente. L’albergo offre inoltre un vasto assortimento di prodotti acquistabili: dai prodotti ecologici per l’igiene personale alle guide sul turismo sostenibile. Per finire, anche per la pulizia degli ambienti l’albergo utilizza solo prodotti totalmente biodegradabili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per maggiori informazioni consultate il sito all’indirizzo: &lt;a href="http://www.museumsquarehotel.nl/about"&gt;http://www.museumsquarehotel.nl/about&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la mobilità ad Amsterdam il mezzo usato per eccellenza è&lt;strong&gt; la bicicletta.&lt;/strong&gt; Anche io e mia moglie Michela ci siamo ben volentieri adattati a questa abitudine (che del resto seguiamo anche nella nostra città) noleggiando due biciclette che abbiamo utilizzato per tutti gli spostamenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IaVnkB9rhTI/TZgddyeL_KI/AAAAAAAAAd0/uxRqwnPJhp0/s1600/Amsterdam+ecologica+026.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="150" r6="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-IaVnkB9rhTI/TZgddyeL_KI/AAAAAAAAAd0/uxRqwnPJhp0/s200/Amsterdam+ecologica+026.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Michela e le nostre bici arancio a noleggio&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le piste ciclabili sono ovunque e la bicicletta è il mezzo abituale per andare al lavoro, fare la spesa, accompagnare i figli a scuola su tricicli dotati di grosse culle che possono ospitare anche tre bimbi alla volta! Tutte le principali arterie della città sono analogamente strutturate: due corsie centrali per il tram (secondo mezzo di trasporto più utilizzato), al fianco delle quali scorrono due corsie, una per senso di marcia destinate agli automezzi, e poi due corsie (ancora una per lato) destinate a biciclette e scooter. Tra le corsie per il tram e quelle per le auto non esistono cordoli e raramente anche tra quelle per le auto e quelle per le biciclette. Semplicemente ognuno rispetta il proprio settore! Ricordo in proposito le lunghe ed estenuanti discussioni sull’altezza in centimetri che avrebbero dovuto avere i cordoli separatori tra corsia tram e corsia auto a cui ho dovuto assistere presso l’Assessorato all’Ambiente della mia città, quando abbiamo partecipato alle riunioni preliminari per la realizzazione della nostra prima linea tranviaria!&lt;/div&gt;﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-8j1Txe12qLs/TZgeYlgw2PI/AAAAAAAAAd4/A7lOY0Sq3wY/s1600/Amsterdam+ecologica+050.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" r6="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-8j1Txe12qLs/TZgeYlgw2PI/AAAAAAAAAd4/A7lOY0Sq3wY/s320/Amsterdam+ecologica+050.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: black;"&gt;Il parcheggio biciclette della Central Station di Amsterdam&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;Per dare un’idea di cosa rappresenti la bicicletta in questa città accludo di fianco la foto del parcheggio delle biciclette presso la Stazione ferroviaria centrale di Amsterdam. Questo capita in Olanda, mentre a Firenze i titolari dei lussuosi negozi di Via Tornabuoni si oppongono alla pista ciclabile in quanto impedirebbe l’ampliamento del marciapiede di fronte alle loro vetrine …&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;strong&gt;raccolta dei rifiuti&lt;/strong&gt; in città viene realizzata con il sistema porta a porta “spinto”. Il pomeriggio, dalle ore 18,00 in poi, è possibile depositare sui marciapiedi di fronte alla propria abitazione o attività commerciale tutti i rifiuti prodotti durante la giornata, sia pure separati nelle quattro principali tipologie: plastica e vetro, carta e cartone, organico e indifferenziato. &lt;/div&gt;﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wnVm_kXLuNA/TZgfv2lHekI/AAAAAAAAAd8/tdljsDKBTOQ/s1600/Amsterdam+ecologica+078.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="150" r6="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-wnVm_kXLuNA/TZgfv2lHekI/AAAAAAAAAd8/tdljsDKBTOQ/s200/Amsterdam+ecologica+078.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il Porta a Porta ad Amsterdam&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Di lì ad un paio d’ore i mezzi della locale azienda per i rifiuti passeranno a ritirarli. In più, a beneficio dei visitatori, anche lungo i bellissimi canali - una delle indubbie principali attrattive del luogo - si trovano i cassonetti a scomparsa, anche in questo caso distinti nelle varie categorie di rifiuto. A questo proposito, e rammentando l’annosa polemica che da tempo ci affligge sull’applicazione della tassa di soggiorno di uno-due euro (!) da far pagare ai turisti che visitano le nostre città d’arte, faccio presente che ad Amsterdam l’analoga tassa comunale, che anche io e mia moglie abbiano dovuto subito pagare appena giunti in albergo è pari al 5% dell’ammontare complessivo dell’importo dovuto all’albergo. Nei giorni della nostra permanenza non ho visto nessun turista strapparsi le vesti per questo!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è evidente che in un ambiente più attento alle tematiche della sostenibilità sia più facile che si creino i presupposti per l’ideazione di prodotti maggiormente rispettosi dell’ambiente. E’ quanto ha fatto &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Christiaan Maats&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; che si è inventato una scarpa totalmente biodegradabile e addirittura compostabile! La notizia era apparsa sui quotidiani italiani solo su brevissimi trafiletti. Ho deciso di andare a verificarla di persona. E così, muniti di un semplice indirizzo trovato su internet, io e mia moglie Michela ci siamo divertiti in questa piccola caccia al tesoro per le vie di Amsterdam che ci ha condotti con un po’ di fortuna alla sede della OAT Shoes, questo il nome dell’azienda fondata da Maats, dove &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Christiaan &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;e la sua collaboratrice &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Marielle Van Leewen&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; sono stati: prima sorpresi che qualcuno dall’Italia fosse interessato al loro prodotto, e poi felici di ospitarci e di mostrarci quanto stanno realizzando. &lt;/div&gt;﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EoFo_I04H84/TZgglRxBiOI/AAAAAAAAAeA/2s1IQF98bOA/s1600/Amsterdam+ecologica+029.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" r6="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-EoFo_I04H84/TZgglRxBiOI/AAAAAAAAAeA/2s1IQF98bOA/s320/Amsterdam+ecologica+029.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Christiaan e Marielle con&lt;br /&gt;le loro creazioni&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿Le scarpe della Virgin Collection della Oat sono interamente biodegradabili ed hanno vinto un premio come prodotto ecocompatibile all’Amsterdam Fashion Week. Christiaan ci ha spiegato che dopo un lavoro durato più di due anni e per la cui progettazione è ricorso all’aiuto di alcuni maestri calzaturieri italiani delle Marche, sta realizzando una scarpa le cui componenti sono canapa, sughero, cotone bio, plastiche biodegradabili e sbiancanti non clorurati. La scarpa verrà realizzata senza l’ausilio di colle ed in più nella linguetta superiore conterrà i semi di una pianta da fiore che una volta dismessa le consentiranno di … germogliare!&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’avvio della commercializzazione di queste scarpe prodotte in Bulgaria, avverrà proprio in questi giorni. Inizialmente esse saranno però distribuite solo in Olanda e Belgio. In alternativa sarà però presto possibile acquistarle via internet. Il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 130,00 euro. Anche in questo caso per maggiori approfondimenti consiglio di visitare il sito della OAT all’indirizzo: &lt;a href="http://www.oatshoes.com/"&gt;&lt;strong&gt;http://www.oatshoes.com&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3sy_6KWIVsI/TZghWcOn9jI/AAAAAAAAAeE/ChyoF_XfbC4/s1600/Amsterdam+ecologica+031.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="150" r6="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-3sy_6KWIVsI/TZghWcOn9jI/AAAAAAAAAeE/ChyoF_XfbC4/s200/Amsterdam+ecologica+031.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Uno dei modelli delle scarpe&lt;br /&gt;&amp;nbsp;compostabili&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un modo diverso di vivere, insomma, è possibile. Come dimostra l’esperienza di Amsterdam, in alcuni luoghi del nostro pianeta il periodo di transizione auspicato da &lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2011/03/prosperita-senza-crescita-di-tim.html"&gt;&lt;strong&gt;Tim Jackson&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nel suo libro si sta in concreto realizzando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Amsterdam non sarà forse una città perfetta, del resto il tempo trascorsovi è troppo poco per conoscerla in maniera approfondita, però qualcosa lì, come altrove per fortuna, si sta facendo nell’ottica del rispetto dell’ambiente. E certo visitare il &lt;strong&gt;Museo Van Gogh&lt;/strong&gt; o ammirare le tele di Rembrandt e di Vermeer al &lt;strong&gt;Rijksmuseum&lt;/strong&gt;, navigare sui canali tra le case galleggianti, commuoversi visitando il &lt;strong&gt;Museo di Anna Frank&lt;/strong&gt; e poi tornare ad esaltarsi al &lt;strong&gt;NEMO &lt;/strong&gt;di &lt;em&gt;Renzo Piano&lt;/em&gt; o nelle sale dello &lt;strong&gt;Stedelijk Museum&lt;/strong&gt;, e fare tutto questo in un contesto attento all’ambiente, è stata davvero una bellissima esperienza. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;﻿﻿﻿﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-dbXiI0x8wbM/TZgm-5dfO5I/AAAAAAAAAeI/xHzcZTMNjXo/s1600/Amsterdam+ecologica+033.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="150" r6="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-dbXiI0x8wbM/TZgm-5dfO5I/AAAAAAAAAeI/xHzcZTMNjXo/s200/Amsterdam+ecologica+033.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Michela assieme a Marielle e&lt;br /&gt;Christiaan nella sede della OAT&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿﻿﻿﻿Certo, osservando per la prima volta le etichette affisse sulle pareti della mia camera d’albergo che suggerivano comportamenti più sostenibili, mi sono venute in mente le parole dei vecchi monaci trappisti che ogni ora si scambiavano: &lt;em&gt;“Fratello, ricordati che devi morire!”&lt;/em&gt; Oggi la cosa ci fa sorridere così come del resto ci farebbe sorridere entrare in un centro commerciale e vedere sulle pareti la scritta: “Si ricorda ai gentili clienti che non si possono rubare i prodotti in vendita”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certe conclusioni, certi comportamenti per fortuna oggi sono scontati ma un tempo forse lo erano meno. L’uomo ha bisogno di tempo per adeguarsi ai cambiamenti, per digerirli fino in fondo. Purtroppo talvolta esso regredisce anziché progredire. Fino al secondo dopoguerra i rifiuti praticamente non esistevano. I nostri nonni in casa erano abituati a recuperare tutto, perfino i pezzi di giornale da utilizzare al posto della carta igienica, quando la carta igienica ancora non era stata inventata; ricordo che perfino la carta giallina in cui il macellaio sotto casa (ce ne sono sempre meno …!) avvolgeva la braciola acquistata da nostra madre, non veniva gettata via ma recuperata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ben vengano allora gli avvisi sugli stipiti delle porte e di fianco alle prese della luce, ben vengano i premi assegnati alle scarpe biodegradabili se servono a ricordarci quello che purtroppo abbiamo dimenticato!&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-1154609722414779951?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/1154609722414779951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=1154609722414779951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1154609722414779951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1154609722414779951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2011/04/amsterdam-ecologica.html' title='Amsterdam ecologica'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6evZEd-LMpE/TZgoEAj1-PI/AAAAAAAAAeM/iy0gL2Kj0lU/s72-c/Amsterdam+ecologica+038.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-232404790452783585</id><published>2011-03-26T10:32:00.001+01:00</published><updated>2011-03-26T10:36:33.814+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spazio ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consumismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='green economy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='efficienza energetica'/><title type='text'>Prosperità senza crescita di Tim Jackson</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come si esce dalla crisi economica e finanziaria che ha colpito le economie occidentali negli ultimi anni? In genere la risposta più comune che ci sentiamo dare è: potenziando la crescita!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’ottobre del 2008, in piena crisi, il sindaco di Londra, &lt;strong&gt;Boris Johnson&lt;/strong&gt;, inaugurando un enorme centro commerciale, invitava la gente ad &lt;em&gt;uscire ed andare a spendere&lt;/em&gt;. Del resto lo stesso Presidente USA, &lt;strong&gt;George W. Bush&lt;/strong&gt; all’indomani dell’ 11 settembre suggeriva agli americani di &lt;em&gt;“uscire a fare spese”.&lt;/em&gt; E, se non ricordo male, lo stesso suggerimento era solito darlo ancora nel Natale di 2 anni fa il nostro Presidente del Consiglio, come rimedio alla crisi economica: “&lt;em&gt;Italiani, spendete e non risparmiate&lt;/em&gt;!”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma siamo proprio sicuri che questa sia la soluzione giusta? Come possiamo conciliare la crescita costante dei commerci, il continuo aumento della popolazione, il costante e progressivo consumo delle risorse del pianeta in un ambiente comunque limitato e “finito”?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://lh3.googleusercontent.com/-gn_nPlGc1WE/TY2xj-cug3I/AAAAAAAAAdE/UbQleJLrhPE/s1600/Prosperit%25C3%25A0+senza+crescita.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" r6="true" src="https://lh3.googleusercontent.com/-gn_nPlGc1WE/TY2xj-cug3I/AAAAAAAAAdE/UbQleJLrhPE/s320/Prosperit%25C3%25A0+senza+crescita.jpg" width="211" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tim Jackson&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, professore di Sviluppo Sostenibile all’Università del Surrey (Inghilterra), prova a fornire una risposta adeguata a questa domanda con la sua pubblicazione dal titolo: &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Prosperità senza crescita”-&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Economia per il pianeta reale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;- &lt;em&gt;(Edizioni Ambiente, pp. 300, €. 24,00).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;"In un mondo in cui 9 miliardi di persone&lt;/em&gt; (lo si prevede per il 2050 ndr) &lt;em&gt;volessero raggiungere il livello di benessere atteso per le nazioni dell’OCSE, ci sarebbe bisogno di un’economia pari a 15 volte quella attuale&lt;/em&gt; – sostiene Jackson – &lt;em&gt;ma nessun sottosistema di un sistema finito può crescere&lt;/em&gt; &lt;em&gt;all’infinito: è una legge fisica."&lt;/em&gt; Pertanto dobbiamo, per forza di cose, mettere in dubbio che la crescita sia davvero la soluzione. L’idea di un’economia che non cresce è un’eresia per gli economisti; ma, parimenti, anche l’idea di un’economia in costante crescita è un anatema per gli ecologisti! Allora, che fare? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come ormai ci sentiamo rispondere da più parti, la crisi economica ci offre un’opportunità unica di investire in questo necessario cambiamento. Si tratta cioè di trovare una strategia nuova che consenta all’uomo di garantirsi un certo benessere entro però quei limiti ecologici richiestigli dal fatto di vivere in un ambiente delimitato ed oltremodo stressato dallo sciagurato sfruttamento ad opera dell’uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella prima parte del suo libro Jackson cerca di spiegare i mali dell’economia capitalista partendo proprio dal suo sistema fondato sul meccanismo del “debito”, cercando di spiegare le differenze esistenti tra &lt;strong&gt;debito&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;privato&lt;/strong&gt; (quantità di denaro dovuta dai cittadini), &lt;strong&gt;debito pubblico&lt;/strong&gt; (quantità di denaro dovuta dal governo al settore privato) e &lt;strong&gt;debito estero&lt;/strong&gt; (insieme di debiti che governo, imprese e famiglie hanno fuori dal proprio paese). Il nostro sistema economico, di fatto, incoraggia i suoi attori ad indebitarsi; pensiamo ad esempio ai meccanismi pubblicitari che tendono a creare bisogni fino a quel momento inesistenti e spesso superflui, al desiderio di possedere un oggetto in quanto esso ci qualifica come appartenenti ad un determinato ceto sociale, al sistema degli incentivi ideati per promuovere le vendite nei negozi. Il punto è che quando questa strategia diviene insostenibile, come accaduto nel 2008, ampie fasce di popolazione rischiano di trovarsi a fronteggiare enormi difficoltà per molto tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cultura del “prendi in prestito e spendi” non favorisce la prosperità, semmai la mina. Ma quella che Jackson definisce &lt;em&gt;“l’età dell’incoscienza&lt;/em&gt;”, appunto fondata sulla propalazione all’infinito del sistema debitorio, non è fenomeno isolato di determinati gruppi di persone. Si tratta di una prassi divenuta col tempo consuetudine e adottata a sistema definitivo all’unico scopo di poter protrarre il più a lungo possibile il meccanismo della crescita economica. Una bella frase del &lt;strong&gt;Cardinal&amp;nbsp;Dionigi Tettamanzi&lt;/strong&gt; riussume perfettamente il quadro: &lt;em&gt;"L'uomo dovrebbe consumare per vivere, non vivere per consumare".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vicenda del crac Parmalat così ben delineata, nella sua tragicità, nel recente film di Andrea Molaioli &lt;em&gt;&lt;strong&gt;,“Il Gioiellino”&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; è a mio parere emblematica dei nostri meccanismi comportamentali. Una società tenta di risolvere il proprio indebitamento facendo ulteriori debiti, a cui fanno seguito altre richieste di prestito alle banche che provocano ulteriori debiti&amp;nbsp;fino a quando, inevitabilmente, giunge il momento in cui non sarà più possibile andare avanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo stesso discorso - spiega molto bene Tim Jackson - lo possiamo fare trasferendo il meccanismo d’indebitamento dal piano economico e finanziario a quello ambientale. Nei confronti della natura e delle sue risorse l’uomo occidentale si sta comportando esattamente allo stesso modo. In questo caso un esempio illuminante è rappresentato dal calcolo dell’&lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/01/calcola-la-tua-impronta-ecologica.html"&gt;&lt;strong&gt;Impronta Ecologica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che mostra in maniera lampante come l’uomo stia da tempo consumando più risorse di quante la natura possa mettergli a disposizione per il tempo fisiologicamente necessario a ricostituirle con il risultato che la prosperità di oggi è di fatto sottratta alla prosperità delle generazioni future.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’autore di questo testo si propone di &lt;em&gt;ridefinire il nostro concetto di &lt;strong&gt;prosperità&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; che dovrà necessariamente basarsi su valori diversi da quelli attuali, adottando una serie di nuovi parametri. Dovremo innanzitutto rifiutare quella logica dell’abbondanza da sempre legata alla nostra idea di prosperità, indirizzandoci invece nell’uso dei beni materiali ad un maggiore senso di consapevolezza, responsabilità e condivisione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vi è una considerazione su tutte che credo meriti attenzione: se alcuni diritti fondamentali quali quello alla salute, all’istruzione ed alla speranza di vita risultassero strettamente dipendenti dal livello di reddito crescente, allora per l’uomo sarebbe pressoché impossibile raggiungere la felicità in assenza di crescita economica. Ma questo non è vero; l’uomo, secondo Jackson, potrà comunque raggiungere lo stadio di benessere a patto che &lt;em&gt;cambi la propria mentalità&lt;/em&gt;. In questo ambito viene introdotto il concetto di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“decoupling”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ovvero del fare di più con meno: più attività economica con meno danni ambientali, più beni e servizi con meno consumi ed emissioni, in altre parole, con maggiore efficienza. Ma al contempo Jakcson ci mette in guardia dalle facili illusioni: non è pensabile risolvere tutti i nostri problemi solo attraverso il miglioramento della nostra efficienza. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se ad esempio decido di cambiare tutte le lampadine di casa e nell’arco di un anno risparmio mille euro di consumo di elettricità e poi uso il denaro risparmiato per acquistare un biglietto aereo per i Caraibi, sicuramente trascorrerò una settimana in un isola da sogno, però avrò vanificato in poche ore tutto il risparmio, in termini di emissioni, ottenuto! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In sostanza, l’efficienza energetica se da un lato è una strategia indispensabile a promuovere il cambiamento, dall’altro potrebbe contenere un risvolto negativo in quanto potenzialmente essa può incentivare a sua volta la crescita economica in settori paralleli a quello dove si potrà ottenere una riduzione dei consumi. La sola efficienza - sostiene dunque Jackson - non potrà mai permetterci di raggiungere la sostenibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un' altra&amp;nbsp;delle strade suggerite dall'autore è quella&amp;nbsp;di mutuare la strategia avviata negli anni’30 del secolo scorso dal presidente americano &lt;strong&gt;&lt;em&gt;F. D. Roosevelt&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; e che non a caso è definita &lt;strong&gt;“Green New Deal”:&lt;/strong&gt; il settore pubblico dovrà investire in nuove tecnologie che possano apportare un deciso cambiamento in termini di sicurezza energetica, infrastrutture a basso impatto ambientale e salvaguardia della natura che a loro volta potrebbero liberare risorse per i consumi e gli investimenti delle famiglie attraverso la riduzione dei costi dell’energia. La riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili (con quello che ne conseguirebbe anche in termini geopolitici) potrà a sua volta creare invece maggiore occupazione nel settore della &lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/12/guida-ai-green-jobs-di-tgelisio-e-m.html"&gt;&lt;strong&gt;green economy&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ridurre la produzione di emissioni climalteranti, o in conclusione migliorare la qualità dell’ambiente nel quale viviamo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In particolare, l’autore si sofferma ad analizzare il sistema dei cosiddetti &lt;strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;“incentivi verdi”,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; a suo parere essenziali per il lancio definitivo di queste strategie, e cita come esempio particolarmente virtuoso quello della &lt;strong&gt;Corea del Sud&lt;/strong&gt;, che negli ultimi anni ha stanziato addirittura l’80% del proprio pacchetto globale d’incentivi destinandolo ad obiettivi ambientali. Si stima che in questo modo essa creerà nel giro dei prossimi quattro anni ben 960.000 nuovi posti di lavoro. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma questa strategia risulta ancora lontana dall’essere adottata in gran parte del resto dei paesi del pianeta. L’Italia, ad esempio, nel 2009 ha destinato appena l’ 1,3 dei suoi incentivi alla componente “verde”, a fronte del 37,8 % della Cina, del 58,7% dell’Unione Europea e del 21,2% della Francia. Gli Stati Uniti si sono per ora fermati al 9,8%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Investire nella costruzione di nuove strade, per esempio, può in effetti garantire nell’immediato la conservazione di posti di lavoro e ridare slancio all’economia. Ma se l’incentivo viene usato per finanziare interventi ad alto impatto ambientale, in futuro potrebbe essere impossibile riportare le emissioni al di sotto dei livelli che oggi inseguiamo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Provando a sintetizzare l’elenco delle proposte - per le quali comunque rimando come sempre alla lettura del volume - un’altra delle soluzioni avanzate dallo studioso inglese è quella della &lt;em&gt;riduzione dell’orario di lavoro&lt;/em&gt;, secondo la ormai vecchia formula&lt;em&gt; “lavorare meno, lavorare tutti”,&lt;/em&gt; questo anche perché secondo Jackson accorciare la settimana lavorativa consentirebbe di avere a disposizione maggior tempo libero da utilizzare per noi stessi, la famiglia, i nostri passatempi, ma – perché no – anche per l’impegno sociale come le attività di volontariato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altra strategia auspicata è poi quella del potenziamento della ricerca tecnologica – ovvio - in direzione della sostenibilità. Gli investimenti, secondo Jackson, dovranno essere principalmente dirottati sulla produttività delle risorse, le fonti energetiche rinnovabili, le tecnologie “pulite”, i business “verdi”, l’adattamento climatico e la valorizzazione dell’ecosistema.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma – ci ribadisce più volte nelle sue pagine l’autore - la strategia principale dovrà essere quella di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;combattere&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; drasticamente&lt;strong&gt;&lt;em&gt; il “consumismo”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; considerato da Jackson il vero cancro dell’attuale sistema. Dovremo cioè contribuire alla creazione di un nuovo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“edonismo alternativo”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; individuando fonti di soddisfazione che esulino dal mercato tradizionale. I valori materialistici come la fama, l’immagine e il successo finanziario si oppongono a livello psicologico a valori intrinseci come l’accettazione di sé, l’appartenenza ad un gruppo sociale o il sentire di far parte di una comunità. Ma proprio questi ultimi sono gli ingredienti della nuova prosperità. Le indagini in questo settore dimostrano del resto come le persone con valori intrinseci più elevati abbiano una vita più soddisfacente e al contempo dimostrano livelli di responsabilità ambientale più alti rispetto a quelle con valori materialistici. Ma per favorire questo cambiamento strutturale sarà altrettanto indispensabile il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;ruolo della politica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, fino ad oggi più sensibile a soddisfare la pancia dei propri elettori in cambio del loro assenso, piuttosto che a rivestire un ruolo guida verso un cambiamento virtuoso di tutta la società.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ultimo capitolo del libro è dedicato a quello che dovrà essere un inevitabile &lt;em&gt;&lt;strong&gt;periodo di transizione&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; dall’attuale sistema consumistico alla nuova era di prosperità. Stabilire i limiti sull’utilizzo delle risorse e fare in modo che le attività economiche siano molto più consapevoli, &lt;em&gt;fissare tetti massimi di utilizzo delle risorse&lt;/em&gt; &lt;em&gt;e per le emissioni prodotte&lt;/em&gt;, saranno i primi passi imprescindibili. A tal proposito Jackson elogia il lavoro svolto nel corso degli anni, e già a partire dal 1992, da parte degli &lt;a href="http://www.amicidellaterra.it/adt/"&gt;Amici della Terra&lt;/a&gt; nello sviluppo del concetto di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.ftsnet.it/documenti/295/spazio_ambientale.pdf"&gt;"spazio ambientale"&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; definito come quantitativo di energia, di risorse non rinnovabili, di territorio, acqua, legname e di capacità di assorbire inquinamento che può essere utilizzato a livello mondiale o regionale pro capite senza determinare danni ambientali. Proprio da questa valutazione potrà derivare l’elaborazione di politiche adeguate ad assicurare lo sviluppo sostenibile ed un’equa condivisione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’investimento ecologico dovrà essere indirizzato invece alla riqualificazione edilizia e all’implementazione di sistemi a basso impatto e basso consumo energetico; sviluppare tecnologie basate su fonti rinnovabili; riprogettare le reti di distribuzione dei servizi di pubblica utilità; potenziare le infrastrutture per il trasporto pubblico; ampliare le aree pubbliche quali zone pedonali, spazi verdi, biblioteche; salvaguardare e valorizzare gli ecosistemi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ evidente che raggiungere questi obiettivi sarà una sfida enorme, siamo tuttavia con le spalle al muro e dunque non abbiamo poi molte altre scelte. La nostra unica possibilità è lavorare per questo&amp;nbsp;cambiamento, credendoci fino in fondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;“L’animale umano è una bestia condannata a morire che, se ha mezzi, compra, compra e compra. E la ragione per cui compra tutto quello che può è l’assurda speranza che fra le molte cose ci sia la vita eterna”.&lt;/em&gt; (&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tennessee Williams&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-232404790452783585?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/232404790452783585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=232404790452783585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/232404790452783585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/232404790452783585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2011/03/prosperita-senza-crescita-di-tim.html' title='Prosperità senza crescita di Tim Jackson'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh3.googleusercontent.com/-gn_nPlGc1WE/TY2xj-cug3I/AAAAAAAAAdE/UbQleJLrhPE/s72-c/Prosperit%25C3%25A0+senza+crescita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6110487831628373812</id><published>2011-03-06T08:11:00.002+01:00</published><updated>2011-03-06T10:28:05.423+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consumismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='decrescita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Latouche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Illich'/><title type='text'>"Come si esce dalla società dei consumi" di Serge Latouche</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;“Perché dovrei preoccuparmi dei posteri? I posteri si sono mai preoccupati di me?”&lt;/em&gt; Il problema del sovracconsumo delle nostre risorse potremmo in effetti anche liquidarlo con questa celebre battuta di &lt;strong&gt;Groucho Marx&lt;/strong&gt;. Il punto, invece serissimo, è che parte di noi oggi sta prendendo alla lettera questa frase.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure già &lt;strong&gt;Plinio il Vecchio&lt;/strong&gt; vaticinava: “&lt;em&gt;Le cose che ci rovinano e ci conducono agli inferi sono quelle che essa&lt;/em&gt; (la Terra)&lt;em&gt; ha nascosto nel suo seno, cose che non si generano in un momento… Quanto innocente, quanto felice, anzi perfino raffinata sarebbe la nostra vita, se non altrove volgesse le sue brame, ma solo a ciò che si trova sulla superficie terrestre!”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-j2azNSC2lpI/TXMtl6YzTzI/AAAAAAAAAdA/PXBHWLEQXKY/s1600/libro_latouche2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" l6="true" src="https://lh6.googleusercontent.com/-j2azNSC2lpI/TXMtl6YzTzI/AAAAAAAAAdA/PXBHWLEQXKY/s1600/libro_latouche2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il nuovo libro di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche"&gt;&lt;strong&gt;Serge Latouche&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - ormai considerato il guru della filosofia della decrescita - dal titolo &lt;em&gt;&lt;strong&gt;“Come si esce dalla società dei consumi”&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; (Ediz. Bollati-Boringhieri pp. 205, €. 16,00), ribadisce e sintetizza quanto espresso nelle sue precedenti pubblicazioni sul tema (La scommessa della decrescita e Breve trattato sulla decrescita serena), sia rispondendo alle critiche nel frattempo giuntegli anche da una parte del mondo ambientalista, sia ripercorrendo a ritroso il pensiero dei principali studiosi delle teorie sulla sostenibilità dagli anni ’60 del secolo scorso ad oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Latouche parte da un assunto ormai noto: la società dei consumi di massa è arrivata ad un vicolo cieco. E’ una società che ha la sua base – anzi la sua essenza – nella crescita senza limiti, mentre i dati fisici, geologici e biologici le impediscono di proseguire su quella strada, data la finitezza del pianeta. Secondo Latouche è ormai troppo tardi per porre rimedio ai nostri comportamenti. &lt;em&gt;“Anche se riducessimo la nostra impronta ecologica ad un livello sostenibile, avremmo comunque un innalzamento della temperatura di due gradi entro la fine del secolo. Ormai il problema non è quello di evitare la catastrofe, ma solo di limitarla, e soprattutto di domandarsi come gestirla.”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo testo, scritto con un linguaggio accessibile e dal tono divulgativo, l’autore cerca intanto di ricostruire le varie fasi che hanno portato allo sviluppo del consumismo partendo dal lontano 1750 con la nascita del capitalismo occidentale e dell’economia politica. Dal saggio “&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Ricchezza delle nazioni&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;” in cui &lt;strong&gt;Adam Smith&lt;/strong&gt; professa che l’arricchimento degli uni finirà per avere ricadute positive su tutti, per arrivare agli anni ’50 del ‘900 con la nascita della società dei consumi, quando il sistema libererà tutto il proprio potenziale creativo e distruttivo attraverso i suoi tre principali pilastri: la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;pubblicità&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, che crea instancabilmente il desiderio di consumare; il &lt;em&gt;&lt;strong&gt;credito&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, che fornisce i mezzi per consumare anche a chi non ha denaro; &lt;em&gt;&lt;strong&gt;l’obsolescenza programmata&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, che assicura il rinnovamento obbligato della domanda.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il modello previsto dal &lt;strong&gt;Club di Roma&lt;/strong&gt; nel famoso rapporto &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;"I limiti dello sviluppo"&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (1972!) e purtroppo rivelatosi fino ad oggi assai attendibile, colloca la fine della società consumistica tra il 2030 ed il 2070. Il sogno a quel punto - a causa della continua crescita di distruzione del nostro ecosistema - si trasformerà in incubo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa fare, allora? Come uscirne? Latouche - per rispondere alle principali critiche rivoltegli, che accusano la teoria sulla decrescita di essere un’utopia difficilmente realizzabile in quanto il mondo non può essere fermato e ricondotto all’era post-industriale e che inoltre egli contraddice la stessa filosofia dello sviluppo sostenibile in quanto anche quest’ultimo comunque prevede una crescita vigorosa anche se ecologica - afferma che innanzitutto il suo vuole essere uno slogan provocatorio che evidenzi la necessità di praticare una rottura con una società il cui obiettivo è la crescita per la crescita. &lt;em&gt;“Rompere con la società della crescita - afferma Latouche - non vuol dire sostenere un’altra crescita e neppure un’altra economia, significa uscire dalla crescita e dallo sviluppo, e dunque dall’economia, cioè dall’imperialismo dell’economia, per ritrovare il sociale e il politico.”&lt;/em&gt; Per farlo dobbiamo perseguire due nuovi obiettivi: la decolonizzazione dell’immaginario e la realizzazione di un altro mondo possibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La cosiddetta &lt;strong&gt;“crescita verde”&lt;/strong&gt; a suo parere è un ossimoro: &lt;em&gt;“Certo, con migliori carburanti si brucia meno petrolio e con lampade a basso consumo si consuma meno energia, ma se si fanno girare i motori per più tempo e si accendono sempre più lampade, il problema non è risolto. Nel migliore dei casi allontaneremo il momento del crollo.”&lt;/em&gt; In più, mi permetto di aggiungere, se sempre un maggior numero di persone avrà nei prossimi anni accesso a quelle tecnologie che fino a pochi anni or sono erano di esclusiva pertinenza dei popoli occidentali è indubbio che non potremo andare ancora molto lontani. Se i soli cinesi, (per tacere di indiani e brasiliani), la cui popolazione ammonta ad un miliardo e trecento milioni di persone ambiscono, per altro giustamente, allo stesso tenore di vita di noi occidentali, ma le risorse del pianeta sono sempre le stesse, la fetta di torta da spartire sarà inevitabilmente sempre più piccola.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La soluzione proposta è naturalmente molto articolata e di difficile sintesi (vi rimando alla lettura del libro). Latouche richiama il pensiero di tutti i principali teorici della società del dopo sviluppo, da Geogescu-Roegen, a Illich, a Castoriadis, a Gorz e sostiene come la nostra crisi sia fondamentalmente culturale e di civiltà. Egli si rende conto di quanto sia difficile per noi prendere coscienza del fatto che l’economia è una religione dalla quale dobbiamo per forza di cose affrancarci e ripropone la sua ipotesi societaria ispirata ai principi di sobrietà delle cosiddette &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“8 R”: Rivalutare, Riconcettualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Consapevole dell’impossibilità di realizzare questo profondo processo di trasformazione in tempi brevi, Latouche propone una sorta di società di transizione che dovrà intanto indirizzarsi sui seguenti 10 punti programmatici:&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1. Ristabilire un’impronta ecologica sostenibile&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;2. Ridurre i trasporti internalizzando i costi attraverso ecotasse adeguate&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;3. Rilocalizzare le attività&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;4. Ristabilire l’agricoltura contadina&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;5. Ridistribuire i profitti ricavati dall’aumento di produttività per ridurre il tempo di lavoro e creare occupazione&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;6. Rilanciare la produzione dei beni relazionali&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;7. Ridurre gli sprechi di energia di un fattore 4&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;8. Ridurre sostanzialmente lo spazio pubblicitario&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;9. Riorientare la ricerca tecnico-scientifica&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;10. Riappropriarsi del denaro&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Tra le soluzioni proposte vi è quella &lt;strong&gt;dell’abbandono della moneta&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;unica &lt;/strong&gt;a vantaggio di singole &lt;strong&gt;“monete regionali”&lt;/strong&gt; (non necessariamente convertibili l’una con l’altra), adottabili in una fascia di popolazione compresa tra le diecimila e il milione di persone che realizzi un buon equilibrio tra efficienza e resilienza (capacità di rigenerarsi) e che potrebbe concretamente contribuire alla nascita di tante &lt;strong&gt;bio o eco-regioni.&lt;/strong&gt; Pensiamo ad esempio all’ importanza strategica che avrebbero anche la sola distribuzione ed il consumo di &lt;strong&gt;prodotti a Km. zero&lt;/strong&gt; ed esclusivamente di &lt;strong&gt;carattere stagionale&lt;/strong&gt;. Sarebbe poi davvero un grande sacrificio per noi rinunciare all’acquisto delle ananas del Costa Rica?&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;E’ evidente però – Latouche ne è consapevole - che gli interessi in gioco sono enormi e che la sua proposta è destinata ad ottenere scarsa approvazione, almeno per adesso. Si tratta di proporre un modello culturale totalmente nuovo. La società della decrescita dovrà ispirarsi al contrario di quella attuale allo&lt;em&gt; spirito del dono.&lt;/em&gt; Si dovrà tentare di sostituire alla mentalità predatrice nei rapporti con la natura, i valori dell’altruismo, della reciprocità, della convivialità e del rispetto dell’ambiente. Secondo la bella metafora di &lt;strong&gt;Kenneth Boulding&lt;/strong&gt; e ripresa da &lt;strong&gt;Andrea Segrè&lt;/strong&gt; nel suo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Lezioni di ecostile&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” (Ediz. B. Mondadori) - altro interessante testo che mi permetto di suggerire – dovremmo sostituire &lt;em&gt;all’economia del cow-boy&lt;/em&gt;, fondata appunto sullo sfruttamento illimitato delle risorse naturali, &lt;em&gt;l’economia del “cosmonauta&lt;/em&gt;”, con la Terra concepita come un’unica grande navicella spaziale provvista di riserve limitate, dove l’uomo deve trovare il suo posto come elemento di un sistema ecologico complesso.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Un intero capitolo dell’opera, Serge Latouche lo dedica a quello che egli considera uno dei suoi principali maestri ed ispiratori, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Illich"&gt;&lt;strong&gt;Ivan Illich&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Secondo Illich la scomparsa della società della crescita non è necessariamente una cattiva notizia. Essendo costretto a vivere diversamente, l’uomo potrà vivere finalmente meglio lavorando e consumando meno secondo la sua teoria della &lt;em&gt;“sussistenza moderna&lt;/em&gt;”. In particolare il testo si sofferma ad analizzare il concetto espresso da Illich e definito con il termine di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“decolonizzazione dell’immaginario”, &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;uno dei principi cardine - per Latouche - della nuova mentalità, che dovrà contraddistinguere la nuova economia della decrescita. L’uomo dovrà riconcettualizzare, ridefinire, ridimensionare, nell’ottica della decrescita, anche i propri concetti di ricchezza e di povertà. Ad esempio lo sfruttamento delle fonti di energia fossili permette una straordinaria svalorizzazione del lavoro umano con il risultato di una sovrabbondanza artificiale facilmente riscontrabile nei nostri ipermercati. Una delle conseguenze di tutto questo è la cosiddetta &lt;strong&gt;&lt;em&gt;banalizzazione delle “meraviglie”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Pensiamo all’utilizzo ormai inflazionato in campo pubblicitario dei superlativi assoluti (altissima, purissima, ecc.) e degli aggettivi quali straordinario, eccezionale, strepitoso, ecc. Quante volte ci capita di leggere sulla locandina che pubblicizza una pellicola appena uscita al cinema: ecco il film dell’anno! Ma quanti film dell’anno ci sono propinati nell’arco di un solo anno… li avete mai contati?!&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Latouche riprende poi, e lo fa proprio, anche un altro aspetto del pensiero di Illich, quello di dura critica alla scuola come istituzione. A suo parere il modello educativo proposto oggi è responsabile dell’eliminazione nelle menti dei giovani di quelle difese immunitarie necessarie a resistere al sistema economico. &lt;em&gt;“La maggioranza delle persone&lt;/em&gt; – scrive Illich –&lt;em&gt; impara nella scuola non soltanto l’accettazione del proprio destino, ma anche il servilismo”&lt;/em&gt;. A riguardo, e a distanza di oltre un ventennio dalle conclusioni di Illich, il bel saggio-provocazione di &lt;strong&gt;Paola Mastrocola,&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Togliamo il disturbo”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Ediz. Guanda) ne è purtroppo una conferma. Dobbiamo dunque avviare un processo di disintossicazione che deve necessariamente partire proprio dalla scuola. Secondo uno studio realizzato in Belgio nel 2008, su tremila allievi della scuola secondaria (licei, istituti tecnici e professionali) solo il 45% sa cos’è una energia rinnovabile; quasi nove allievi su dieci ignorano le cause del riscaldamento climatico; più del 60% confonde l’effetto serra con il buco nello strato di ozono; non parliamo poi del concetto di impronta ecologica, pressoché ignorato dalla maggioranza degli studenti… Le nuove generazioni si trovano culturalmente disarmate. Su questo punto voglio però in parte dissentire dal pensiero dell'autore. Per ragioni professionali negli ultimi anni ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con un certo numero d'insegnanti di scuola di ogni ordine e grado. Ho conosciuto persone attente e sensibili a queste tematiche che si sforzano quotidianamente di svilupparle coinvolgendo gli allievi. Purtroppo però costoro rappresentano ancora una minoranza.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Non parliamo poi dei genitori. Secondo un sondaggio Gallup del 2009 il 41% degli statunitensi pensa che l’allarme sul riscaldamento climatico sia esagerato dai media. Nel 2008 la percentuale sullo stesso campione di cittadini era del 35%... Sarebbe ingiusto addossare alla sola istituzione scuola, sostiene dunque Latouche, la responsabilità di questo stato delle cose. Oggi i genitori hanno abbandonato, per ragioni diverse, il loro ruolo di educatori, delegandolo alla scuola e più ancora alla televisione: il sistema pubblicitario occupa lo spazio abbandonato dai genitori e che la scuola non riesce a riempire. La scuola oggi deve cessare di trasmettere la religione della crescita e formare invece cittadini in grado di pensare con la propria testa. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Le generazioni future dovranno creare una società autonoma dai vecchi schemi. Illich propone quello da lui definito come &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“tecnodigiuno ascetico”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; : &lt;em&gt;“Proviamo a rinunciare a qualcosa, non per abbellire la nostra vita ma per ricordare a noi stessi quanto siamo attaccati a questo mondo moderno”.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Per uscire dalla società dei consumi e realizzare quella della decrescita è indispensabile uscire dal suo regime di &lt;em&gt;“cretinizzazione civica”&lt;/em&gt; , denunciare l’aggressione pubblicitaria e combattere quello che &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cornelius_Castoriadis"&gt;Cornelius Castoriadis&lt;/a&gt;, altro pensatore caro a Latouche, chiama “&lt;em&gt;l’onanismo consumistico e televisivo”. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;In buona sostanza Latouche auspica una rivoluzione culturale che porti a quei mutamenti indispensabili per la sopravvivenza della nostra specie sul pianeta. Anch’egli giudica la crisi economica come un buon presupposto se faciliterà l’uscita dalla religione della crescita ed in particolare - ed a dimostrazione che forse il progetto che egli propone è meno utopistico di quanto possa apparire ad un primo approccio - indica come modello di società da seguire quello delle cosiddette &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_Transizione"&gt;&lt;strong&gt;Città di Transizione&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, nato in Irlanda e che si sta diffondendo nel Regno Unito, come forma di costruzione che più si avvicina a una società urbana improntata alla filosofia della decrescita. Queste città puntano in primo luogo all’autosufficienza energetica in previsione della fine delle fonti di energia fossile.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Non so quanto la sua proposta sia in concreto realizzabile, ciò nonostante è indubbio che le teorie di Latouche meritino rispetto ed attenzione soprattutto perché almeno costituiscono un punto di partenza, una base utile ad avviare il dibattito sulla costruzione di nuovi modelli societari, nuovi stili di vita ai quali la specie umana dovrà prima o poi obbligatoriamente adattarsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-j2azNSC2lpI/TXMtl6YzTzI/AAAAAAAAAdA/PXBHWLEQXKY/s1600/libro_latouche2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6110487831628373812?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6110487831628373812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6110487831628373812' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6110487831628373812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6110487831628373812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2011/03/come-si-esce-dalla-societa-dei-consumi.html' title='&quot;Come si esce dalla società dei consumi&quot; di Serge Latouche'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/-j2azNSC2lpI/TXMtl6YzTzI/AAAAAAAAAdA/PXBHWLEQXKY/s72-c/libro_latouche2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-935351898778280653</id><published>2010-12-06T08:09:00.002+01:00</published><updated>2010-12-06T08:38:20.349+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stewart Brand'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nucleare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ogm'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecopragmatismo'/><title type='text'>L' Ecopragmatismo di Stewart Brand</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Capita ormai con una certa frequenza di assistere a dichiarazioni pro-nucleare da parte di personalità autorevoli del mondo della cultura scientifica ed in alcuni casi, addirittura, a manifesti cambiamenti di rotta da parte di qualcuno che, fino a poco tempo fa, se ne dichiarava un acerrimo nemico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TPyHqTJBykI/AAAAAAAAAc0/zOiCTQKhEWA/s1600/Brand.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TPyHqTJBykI/AAAAAAAAAc0/zOiCTQKhEWA/s1600/Brand.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;In Italia ha suscitato grande clamore la scelta a favore di questa tecnologia da parte del Professor Umberto Veronesi, e sono proprio di ieri le dichiarazioni di James Hansen, astrofisico e docente di Scienze della Terra alla Columbia University, che ha ribadito di sostenere il nucleare in quanto, ad oggi, non siamo in possesso di tecnologie alternative migliori per attenuare il cambiamento climatico in atto causato, anche, dall’uso dei combustibili fossili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’occasione di affrontare questo tema mi è venuta dalla lettura di un testo uscito da poco in Italia dal titolo: “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Una cura per la Terra – Manifesto di un ecopragmatista”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Codice Edizioni, pp.350, €. 23,00) di &lt;strong&gt;Stewart Brand&lt;/strong&gt;, tra i fondatori del movimento ambientalista americano e che, da convinto oppositore del nucleare, cerca di spiegare nel suo testo perché ha cambiato idea a riguardo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In USA il libro ha suscitato grandi polemiche anche perché l’autore non si limita solo ad appoggiare il nucleare ma parla anche a favore degli organismi geneticamente modificati (OGM).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ notoria la posizione degli Amici della Terra contro queste due tecnologie e dunque perché affrontare una simile lettura?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono profondamente convinto che sia importante provare ad ascoltare chi ha idee diverse dalle nostre: ciò può avere una doppia utilità: rafforzare le nostre convinzioni migliorandole oppure al contrario ravvederci finchè siamo in tempo a farlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ con questo spirito che ho affrontato una lettura in parte faticosa, a volte eccessivamente tecnica per le mie conoscenze, ma talvolta davvero stimolante e costruttiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brand non è un ciarlatano e, consapevole delle critiche che potranno piovergli addosso a seguito delle proprie tesi, cerca di prevenirle smontando pezzo per pezzo e con assoluta rigorosità scientifica tutte le potenziali argomentazioni sulle tematiche che affronta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Egli parte da un presupposto condivisibile ed ormai indiscutibile: &lt;em&gt;&lt;strong&gt;il cambiamento climatico sulla Terra è in atto e l’uomo deve trovare delle soluzioni al problema, non per risolverlo, operazione ormai impossibile, ma quanto meno per attenuarlo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brand fa anche un’altra affermazione che condivido: il problema esiste per la specie umana; la Terra in ogni caso se la caverà. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;La questione dunque non è salvare il pianeta, ma preservare le attuali specie viventi.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli studi geologici dimostrano che 55 milioni di anni fa l’attuale Mar Glaciale Artico aveva una temperatura media di 23 °C e che l’intero pianeta probabilmente era caratterizzato da un clima tropicale. Il rischio per noi è quello di tornare a quello stato di cose. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le strategie suggeriteci per affrontare il cambiamento climatico sono tre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Mitigazione&lt;/strong&gt;: attraverso la riduzione delle emissioni ad effetto serra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Adattamento:&lt;/strong&gt; attraverso lo spostamento delle popolazioni costiere verso nord, lo sviluppo di&amp;nbsp;colture resistenti alla siccità e prepararsi ad accogliere masse di rifugiati ambientali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Miglioramento&lt;/strong&gt;: attraverso interventi di geoingegneria su larga scala (nell’ultima parte del suo libro Brand ne fa un lungo elenco).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il problema siamo noi, dicevamo: &lt;em&gt;attualmente l’uomo consuma circa &lt;strong&gt;16 terawatt di elettricità&lt;/strong&gt;, gran parte della quale proviene dall’utilizzo di combustibili fossili: è come lasciare accese 160 miliardi lampadine da 100 watt senza spegnerle mai!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per mantenere il livello di concentrazione di CO2 sotto i limiti di non ritorno dovremmo riuscire a produrre elettricità da combustibili fossili per appena 3 terawatt; il che significa che dovremmo produrre tutto il resto dell’elettricità di cui abbiamo bisogno attraverso fonti non fossili e soprattutto che dovremmo riuscirci al massimo entro i prossimi 25 anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brand cita alcuni esempi pratici a riguardo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per ottenere 2 terawatt di fotovoltaico dovremmo installare 100 metri quadrati al secondo di celle solari per i prossimi 25 anni, per 2 terawatt di solare termodinamico 50 metri quadrati al secondo, per 2 terawatt di biocarburanti 4 piscine olimpiche di alghe geneticamente ingegnerizzate al secondo, per 2 terawatt di eolico una turbina eolica di 90 metri di diametro ogni 5 minuti, per 2 terawatt di geotermico 3 turbine a vapore da 100 megawatt ogni giorno e per 3 terawatt di nucleare una centrale da 3 gigawatt con 3 reattori alla settimana, il tutto sempre moltiplicato per 25 anni!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Una cura per la Terra” si propone di offrire una serie di strumenti di cui gli ambientalisti hanno sempre diffidato ma che oggi, a parere dell’autore, sono indispensabili se vogliamo fare qualcosa per salvaguardare il futuro della nostra specie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel capitolo dedicato al tema dell’&lt;strong&gt;urbanizzazione&lt;/strong&gt;, Brand sostiene che le città sono fonte di ricchezza, assorbono popolazione e contribuiscono ad aumentare la capacità portante della Terra. Le città sono costose sia a livello ambientale che economico, ma i ricavi sono di gran lunga superiori ai costi. Nelle aree urbane promuovere nuove forme di produzione del reddito risulta molto più semplice, e fornire servizi è decisamente più economico: basta pensare all’istruzione, alla sanità, alle condizioni igieniche, acqua, energia elettrica: su base procapite tutto è decisamente più semplice ed economico. Brand, a sostegno della sua tesi cita la “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Legge di Kleiber&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”: &lt;em&gt;maggiori sono le dimensioni degli organismi, maggiore è la loro efficienza metabolica. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per le città è lo stesso: riunire le persone rende tutto più efficiente, si richiede una quantità leggermente inferiore di tutto per ciascuno. Le città possono addirittura rappresentare un calmiere per il controllo demografico. Le statistiche infatti dimostrano come il calo delle nascite sia più sensibile nelle metropoli piuttosto che nelle zone scarsamente abitate del pianeta. Nelle aree urbane infatti il contributo economico dei bambini è praticamente assente e, man mano che le donne colgono sempre maggiori opportunità economiche, il costo sociale della procreazione aumenta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ partendo da questo presupposto che Stewart Brand cerca di sviluppare il suo concetto di nuova “&lt;strong&gt;ecologia Urbana&lt;/strong&gt;” come una delle potenziali soluzioni ai problemi dell’inquinamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quando si tratta di cambiamento climatico, le persone più informate sono le più spaventate, mentre nel caso del nucleare i più informati sono i meno spaventati.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ con questo incipit che Brand affronta il capitolo più discusso del suo libro, ovvero quello dedicato al &lt;strong&gt;nucleare&lt;/strong&gt;. Egli ammette di aver fatto parte fino a pochi anni fa della nutrita schiera di ambientalisti contro il nucleare e di aver cambiato idea a riguardo dopo aver visitato il deposito di scorie di Yucca Mountain (di recente il governo americano ne ha stabilito la chiusura definitiva).&amp;nbsp;A parere dello scienziato americano il principale argomento usato contro il nucleare ovvero quello della gestione delle scorie, ha poco senso in quanto il principale errore in cui incorrono gli ambientalisti è quello di ragionare sempre in termini di contemporaneità del problema. Allo stato attuale le scorie possono, lo ammette, costituire un problema, ma come possiamo pensare che la tecnologia dell’uomo sia la stessa tra 200 anni quando, e solo allora, potenzialmente le scorie potranno divenire pericolose? Inoltre fa accenno ad una nuova strategia in via di sviluppo che prevede in un futuro prossimo l’impiego di trivellazioni a grande profondità (4-5 chilometri), dove nello strato roccioso l’acqua è molto salina e dove stipare le barre di carburante, dimenticandosi del problema. Egli inoltre sostiene che i nuovi reattori sono costruiti con tecnologie in grado di garantire quella sicurezza degli impianti che in passato non c’era. Sul problema dei costi eccessivi di realizzazione egli sostiene che in realtà il vero problema è rappresentato dai costi troppo bassi del carbone e a riguardo anch’egli si dichiara a favore della istituzione di una “&lt;strong&gt;carbon tax&lt;/strong&gt;” ovvero di una &lt;em&gt;tassa sulle emissioni di gas serra&lt;/em&gt; i cui ricavi siano però da subito utilizzati a vantaggio dei cittadini e ad incentivo di tutte le tecnologie “pulite”. Inoltre se è vero che una centrale nucleare ha costi esorbitanti nella sua fase di avvio è altrettanto vero che i suoi costi operativi risultano poi molto inferiori se paragonati a quelli delle centrali a carbone o a gas. I cosiddetti reattori di IV generazione saranno alimentati a torio, tre volte più abbondante dell’uranio, che non può essere fuso, non è utilizzabile per la fabbricazione delle armi e genera pochi rifiuti, con costi di costruzione ed esercizio inferiori, maggiore efficienza, ed infine alte temperature in grado di generare idrogeno e desalinizzare l’acqua. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In buona sostanza, Brand, come del resto anche J. Hansen, sostiene che, in mancanza di meglio,&amp;nbsp;il nucleare in questo momento storico può rappresentare un’alternativa valida, una delle possibili soluzioni, certo non l’unica, per cercare di attenuare le problematiche connesse alle emissioni di gas serra, partendo anche dalla constatazione che le attuali energie alternative, come l’eolico ed il solare, ad oggi non sono in grado di garantire quella continuità di produzione indispensabile ad esempio alle città che necessitano di una rete elettrica che fornisca costantemente energia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le obiezioni che mi sento di fare a Brand riguardano tre aspetti. Il primo lo inquadro nel contesto italiano. Il nostro paese non ha depositi di uranio e dunque con la costruzione di centrali nucleari forse diminuiremo il nostro impatto sull’ambiente, certo non quello della dipendenza economica da altri Paesi, dai quali dovremo inevitabilmente acquistare il combustibile necessario al funzionamento delle nuove centrali. Il secondo punto riguarda l’annosa questione della gestione delle scorie: giudico un po’ troppo semplicistica l’ipotesi secondo cui tra 200 anni, ciò che oggi rappresenta un problema, l’uomo lo avrà probabilmente affrontato e risolto. Inoltre, purtroppo, inevitabilmente la tecnologia nucleare sarà una tecnologia selettiva, legata a specifiche competenze che di fatto continueranno a dividere il pianeta tra Paesi in grado di gestirla e trarne grossi profitti economici ed altri condannati a subirla, pagandone le conseguenze politiche, sociali ed economiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo scrittore affronta poi la delicata &lt;strong&gt;questione OGM&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche in questo caso egli cita un lungo elenco di casi e situazioni a vantaggio delle proprie tesi. Invito gli interessati a leggersi con calma il libro per poter valutare concretamente le posizioni di Brand. Mi limito, per ovvie ragioni di spazio a citare solo alcuni dei tanti esempi che egli fa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;em&gt;E’ in corso&lt;/em&gt; – afferma S. Brand – &lt;em&gt;dal 1996 il più grande esperimento dietetico della storia. Un immenso gruppo di persone – l’intera popolazione del Nord America – ha avuto il coraggio di iniziare a mangiare grandi quantità di cibi geneticamente ingegnerizzati. (….) Nel frattempo, il gruppo di controllo (la popolazione europea) ha fatto il considerevole sacrificio economico di fare a meno di queste colture e si è anche preso il disturbo di vietare tutte le importazioni di questi alimenti. (….) Ora i risultati sono pronti e incontrovertibili. Il gruppo sperimentale ed il gruppo di controllo non presentano differenze.”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo stesso Brand cerca di spiegare come nella vita di tutti i giorni siamo costantemente invasi da continui esempi di modificazioni genetiche senza che queste ci mettano in allarme: non proviamo alcuna repulsione al pensiero di un mulo, un incrocio innaturale tra un cavallo ed un asino; senza contare che la più grande impresa d’ingegneria genetica dell’umanità, la conversione di un’erba poco utile, nella piante alimentare più popolare del mondo, il mais, è stata realizzata dagli indiani pre-colombiani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni processo nella biosfera è influenzato dalla capacità dei microbi di trasformare il mondo attorno a loro. Sono i microbi che convertono gli elementi chiave della vita – carbonio, azoto, ossigeno e zolfo – in sostanze accessibili a tutte le altre forme viventi. “&lt;em&gt;Ogni pochi minuti&lt;/em&gt; – sostiene ancora Brand – &lt;em&gt;tutti i microbi del nostro corpo (e negli oceani, nel suolo e nell’aria) sfidano le precauzioni e Dio compiendo un atto illecito in Europa: si scambiano geni nell’infinita ricerca di vantaggi competitivi o collaborativi.”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli ingegneri genetici non hanno inventato niente - sempre secondo la tesi di Stewart Brand- ma preso in prestito la ricombinazione genetica. Immaginiamo di essere in un bar e di sfiorare un ragazzo dai capelli verdi e così acquisire parte del suo codice genetico. Usciremo dal bar con i capelli verdi e saremo in grado di passare il gene dei capelli verdi anche ai nostri figli. I batteri compiono di continuo questo tipo di acquisizione rapida dei geni. Talvolta gli esempi della natura possono essere estremamente costruttivi per noi. Di recente, gli scienziati stanno provando ad imitare quel miracoloso bioreattore presente nell’intestino delle termiti, dove la complessa colonia batterica che vi risiede è in grado di trasformare un foglio di comune carta in oltre 1,5 litri di idrogeno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti, se pensiamo alle potenziali applicazioni che potrebbe avere la ripetizione di questo processo su larga scala, debbo ammettere che in questo caso egli avrebbe ragione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Brand, però, il dichiararsi a favore dell’ingegneria genetica non significa essere contrari all’&lt;strong&gt;agricoltura biologica &lt;/strong&gt;cui vengono riconosciuti comunque grandi meriti. Anzi egli arriva a suggerire che probabilmente la soluzione ideale sarà proprio quella di riuscire a combinare in un prossimo futuro le due tecnologie: &lt;strong&gt;l’ingegneria genetica&lt;/strong&gt; potrà essere utilizzata per produrre semi con una migliore resistenza a parassiti e patogeni, mentre &lt;strong&gt;l’agricoltura biologica&lt;/strong&gt; potrà gestire il complesso dei parassiti in modo più efficace riducendo al contempo l’impatto dei concimi di sintesi, degli erbicidi e dei pesticidi sui suoli, le acque e la fauna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il testo non manca di accenni polemici contro il mondo ambientalista accusato dall’autore di essere troppo legato alle proprie ideologie e di non essere disposto a modificarle anche di fronte all’evidenza dei fatti. Anche in questo caso, lo riconosco, non tutte le accuse sono peregrine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al contempo però egli giudica comunque ancora prezioso il ruolo che gli ambientalisti potranno intraprendere nell’immediato futuro a patto di abbandonare la vena eccessivamente romantica che contraddistingue da sempre parte del movimento e che tende ad essere in genere pessimista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli ambientalisti romantici, secondo Brand, hanno la tendenza a provare un certo disagio nei confronti di chi tenta di risolvere i problemi dato che l’essenza della tragedia è proprio il fatto di non poterla risolvere. E i romantici amano i problemi…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E d’altro canto anche gli ambientalisti romantici hanno un ruolo: quello di attrarre le persone attorno a se, quello di riuscirle a coinvolgerle emotivamente e dunque ad ispirarle.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Brand il nuovo &lt;strong&gt;ambientalismo pragmatico&lt;/strong&gt; dovrà cercare di coinvolgere sempre più altre due categorie: gli &lt;strong&gt;scienziati&lt;/strong&gt; che scoprono i problemi e gli &lt;strong&gt;ingegneri&lt;/strong&gt; che in genere i problemi provano a risolverli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In buona sostanza, l’ecopragmatismo suggerito da Brand invita tutti noi ad ampliare il campo di osservazione con cui valutare le nostre attività a favore della salvaguardia del pianeta. Ciò che facciamo, le attività nelle quali ci stiamo impegnando andrà ben oltre la durata della nostra vita e potrà riguardare il futuro di centinaia di generazioni. E’ con questa ottica che dobbiamo valutarlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dobbiamo avere il coraggio di ripensare e mettere sempre in discussione le nostre idee; questo alla fine il messaggio che mi sento di condividere con l’autore del libro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse qualcuno di noi ha gridato troppo spesso al lupo, al lupo, con il risultato di veder screditata la propria attendibilità come profeta di sventure; forse un pizzico di ottimismo in più in quanto facciamo potrebbe essere di aiuto a tutti nel lungo percorso che ci attende; resta però in me la convinzione che un sano principio di precauzione debba essere sempre applicato da chiunque, anche dagli eco-pragmatisti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Philip Tetlock&lt;/strong&gt;, psicologo e politologo ha scritto: “&lt;em&gt;Come pensi, conta più di ciò che pensi&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-935351898778280653?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/935351898778280653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=935351898778280653' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/935351898778280653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/935351898778280653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/12/l-ecopragmatismo-di-stewart-brand.html' title='L&apos; Ecopragmatismo di Stewart Brand'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TPyHqTJBykI/AAAAAAAAAc0/zOiCTQKhEWA/s72-c/Brand.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-5486921901724555155</id><published>2010-10-22T07:30:00.003+02:00</published><updated>2010-10-22T08:32:32.143+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amici della Terra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confererenza sull&apos;energia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='green economy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energie rinnovabili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='efficienza energetica'/><title type='text'>La Seconda Conferenza nazionale sull'efficienza energetica</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TMEbIDdYq3I/AAAAAAAAAcw/96ZW3tuTEOQ/s1600/convegno-Amici-della-Terra.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="85" nx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TMEbIDdYq3I/AAAAAAAAAcw/96ZW3tuTEOQ/s400/convegno-Amici-della-Terra.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da alcuni anni gli &lt;strong&gt;Amici della Terra&lt;/strong&gt;, di cui mi onoro di far parte, stanno realizzando una serie di incontri, conferenze, convegni a tema, che col passare del tempo assumono una rilevanza, un livello qualitativo ed un riscontro – per fortuna – sempre maggiori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò è senza dubbio non dovuto al caso ma ad un costante impegno, ad una professionalità, un’accuratezza nelle ricerche e un’obiettività delle analisi, opportune e quanto mai attuali nelle scelte sulle problematiche da affrontare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ultima delle tante iniziative si è tenuta &lt;strong&gt;martedì 19 ottobre&lt;/strong&gt; a Roma nella Sala Conferenze di piazza Montecitorio dove appunto è stata organizzata la Seconda Conferenza nazionale sull’efficienza energetica sul tema: “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Integrare l’efficienza energetica con le rinnovabili&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’occasione è stato presentato dagli Amici della Terra un corposo Rapporto dal titolo: “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Prospettive delle politiche di efficienza energetica. Opportunità per l’Italia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” a cura di Andrea Molocchi in collaborazione con Monica Tommasi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per ragioni di completezza chi volesse potrà interamente consultarlo cliccando &lt;a href="http://www.amicidellaterra.it/adt/images/stories/File/downloads/pdf/campagna%20EE/convegno%20EE/Rapporto_AdT.pdf"&gt;&lt;strong&gt;qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il testo prende spunto da un dato di fatto: è in corso un cambiamento climatico che richiede una risposta a livello globale. Le emissioni di gas serra debbono ridursi al più tardi entro il 2020 e raggiungere almeno il 50% dei livelli del 1990 entro il 2050.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che fare?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo &lt;strong&gt;Giovanni Milani&lt;/strong&gt;, amministratore delegato di &lt;strong&gt;Enipower SpA&lt;/strong&gt;, le stime mostrano come, ancora al 2030, i combustibili fossili continueranno a coprire &lt;strong&gt;l’80%&lt;/strong&gt; del fabbisogno energetico del pianeta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non esistono ad oggi di fatto alternative più economiche e di più semplice utilizzo. Questo significa che se da un lato l’uomo dovrà sforzarsi di ampliare la ricerca sulle nuove fonti energetiche, dall’altro sarà indispensabile, nell’immediato, concentrarci sulla strada dell’efficienza che presenta ancora grandi margini di miglioramento e rappresenta da sola forse la risposta più concreta alla riduzione delle emissioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un primo dato d’interesse che emerge dal Rapporto degli Amici della Terra evidenzia come nonostante l’Italia risulti ancora oggi tra i primi Paesi europei in termini di efficienza energetica addirittura davanti a Spagna, Germania e Francia, tale posizionamento va interpretato più per quanto fatto dal nostro paese in passato (all’epoca della prima grande crisi energetica negli anni ’70) che per quanto essa abbia realizzato negli ultimi anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo significa che non possiamo continuare a guardarci allo specchio ma dobbiamo piuttosto agire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre in base alle stime del Rapporto AdT il complesso dei consumi energetici nel nostro Paese ammonta a &lt;strong&gt;161 miliardi di euro&lt;/strong&gt;, di cui 119 dovuti alle attività produttive (agricoltura, industria e servizi) 33 miliardi dovuti ai consumi delle famiglie e 8 miliardi a causa delle esportazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2009 la legge “sviluppo” aveva previsto che il Ministero dello Sviluppo Economico varasse un Piano straordinario per l’efficienza e il risparmio energetico entro la fine dello stesso anno. Ad oggi stiamo ancora aspettando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul piano produttivo e tecnologico tuttavia l’Italia risulta già in grado di apportare significative trasformazioni:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- In&lt;strong&gt; edilizia&lt;/strong&gt;, settore nel quale probabilmente si realizzano i maggiori sprechi energetici, e forse campo nel quale il potenziale di risparmio risulta più elevato e le tecnologie molteplici: dall’impiantistica ad alta efficienza, alla scelta dei materiali in grado di ridurre le dispersioni energetiche, all’isolamento termico degli edifici, ai sistemi di illuminazione, senza dimenticare il settore degli elettrodomestici dove si sono concentrati maggiormente gli sforzi di informazione al consumatore e di incentivazione economica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Nel &lt;strong&gt;terziario&lt;/strong&gt; (comprensivo dei settori commercio e servizi, inclusa la pubblica amministrazione) dove il maggior potenziale di miglioramento riguarda la climatizzazione mediante le pompe di calore, gli elettrodomestici e l’illuminazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Nell’&lt;strong&gt;industria&lt;/strong&gt; dove dovrà essere intensificata la sostituzione del parco motori elettrici con pompe, ventilatori e macchine utensili ad alta efficienza; altro intervento egualmente rilevante sarà quello volto a ridurre le perdite di rete attraverso migliorie al processo di distribuzione, al rifacimento delle linee ed all’avvicinamento degli impianti produttivi ai centri di utenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Nel &lt;strong&gt;settore dei trasporti passeggeri&lt;/strong&gt;, attraverso lo spostamento della domanda di mobilità verso il trasporto su rotaia, ma anche a quello pubblico su strada (autobus ecologici a basso consumo), e al settore della mobilità privata dove il regolamento (CE) 443/2009 per la riduzione delle emissioni di CO&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2&lt;/span&gt; delle auto (obiettivo 130 gCO&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2&lt;/span&gt;/Km al 2015) sta determinando una forte accelerazione dei programmi di industrializzazione. A tal riguardo una particolare menzione merita la nostra &lt;strong&gt;FIAT&lt;/strong&gt; che risulta essere prima nella graduatoria per media di emissioni CO&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2&lt;/span&gt; (g/Km) per auto prodotte con un valore medio di 127, 8.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Nel &lt;strong&gt;settore del trasporto merci&lt;/strong&gt; che necessita, secondo Amici della Terra, interventi analoghi a quanto realizzato nel settore auto che siano di stimolo a processi virtuosi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Rapporto dedica inoltre un riquadro specifico al &lt;strong&gt;trasporto marittimo&lt;/strong&gt; che risulta l’unico grande settore ancora fuori dal controllo delle emissioni e che invece presenterebbe notevoli potenziali di miglioramento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grazie al meccanismo degli incentivi e delle detrazioni fiscali il settore dell’edilizia residenziale è senza dubbio quello dove si sono ottenuti in questi anni i maggiori risultati e non è un caso che gli Amici della Terra in occasione di questa conferenza abbiano rimarcato sul fatto che i due principali strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica oggi disponibili nel nostro paese (&lt;strong&gt;detrazioni fiscali del 55%&lt;/strong&gt; per la riqualificazione energetica degli edifici, meccanismo dei &lt;strong&gt;certificati bianchi&lt;/strong&gt;) si concentrino sul settore civile, mentre nel settore industriale manchino stimoli sufficienti per conseguire elevati risparmi energetici. In base all’ultimo rapporto sui certificati bianchi, pubblicato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, appena il &lt;strong&gt;15% circa&lt;/strong&gt; dei risparmi certificati dal 2005 al 31/5/2010 riguarda l’industria, contro &lt;strong&gt;l’80% &lt;/strong&gt;del settore civile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un importante capitolo del Rapporto è dedicato alla proposta di Confindustria per il &lt;strong&gt;Piano straordinario di efficienza energetica &lt;/strong&gt;e per il quale rimando, per ragioni di spazio, alla lettura del Rapporto stesso, ma che in estrema sintesi, attraverso la sua riformulazione da parte degli Amici della Terra con l’inclusione dei benefici economici per il sistema sanitario e gli oneri pubblici relativi alle quote di CO2 presenta i seguenti risultati:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Saldo per il bilancio dello Stato: -&lt;strong&gt;7,8 miliardi&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Benefici per gli utenti (risparmi economici nella spesa energetica): &lt;strong&gt;+25,6 miliardi&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Benefici ambientali per la collettività (al netto della componente Stato): &lt;strong&gt;+10,8 miliardi&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Benefici per il sistema economico nazionale (valore aggiunto degli interventi): &lt;strong&gt;+ 116,1 miliardi&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;con un risultato netto a vantaggio del sistema paese di circa &lt;strong&gt;145 miliardi di euro.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vengono analizzate poi le potenzialità insite nel sistema dei cosiddetti &lt;strong&gt;trasporti ad alta efficienza&lt;/strong&gt; e le misure per il miglioramento dell’efficienza energetica, soffermandosi poi, in tema di strumenti d’incentivazione dell’efficienza, sulla necessità di apportare alcune migliorie tra cui, ad esempio, quella di correggere la misura che consente di beneficiare delle agevolazioni ai soli “utilizzatori” dell’immobile impedendo di fatto che il proprietario di un edificio possa finanziare, col consenso o su iniziativa degli inquilini, un intervento di risparmio energetico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il capitolo dedicato al cosiddetto sistema dei &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Certificato_bianco"&gt;"&lt;strong&gt;Certificati bianchi&lt;/strong&gt;"&lt;/a&gt;&amp;nbsp;mette in luce come dall’avvio del meccanismo (1° giugno 2005) al 31 maggio 2010 è stata approvata l’emissione di certificati pari a &lt;strong&gt;6,645&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Mtep&lt;/strong&gt; evidenziando quest’ultimo come probabile sistema di punta per il conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico previsti al 2020.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le conclusioni del Rapporto evidenziano come le misure di efficienza energetica siano molto convenienti per la collettività in quanto, a fronte dell’investimento iniziale, i risparmi a lungo termine delle famiglie libereranno risorse per consumi più sostenibili, ridurranno i costi delle imprese, liberando risorse per retribuzioni, investimenti e innovazione, dando sviluppo alla cosiddetta "&lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/12/guida-ai-green-jobs-di-tgelisio-e-m.html"&gt;&lt;strong&gt;green economy&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre l’efficienza energetica, se applicata, rappresenta un importante ausilio alla collettività in quanto riduce i costi climatici e sanitari della produzione di energia, in genere e prevalentemente associati ai combustibili fossili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Nonostante questo&lt;/em&gt; – sostengono tuttavia gli Amici della Terra – &lt;em&gt;l’attuale sistema degli incentivi va rivisto e corretto; gli attuali incentivi per le rinnovabili elettriche, troppo elevati, aprono spazi di speculazione e vanno sostanzialmente a finanziare la diffusione di tecnologie estere, come i pannelli fotovoltaici cinesi, la maggior parte delle tecnologie per l’efficienza sono già oggi offerte dall’industria nazionale, che potrebbe quindi avvantaggiarsi da un rilancio delle misure di sostegno, rafforzando il suo posizionamento competitivo, in Italia e all’estero.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per ottimizzare il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, occorre una regia capace di razionalizzare gli incentivi per le rinnovabili elettriche e potenziare gli interventi di efficienza energetica, ivi inclusi quelli per le rinnovabili termiche, assai meno onerosi e ricchi di opportunità sotto ogni profilo, anche ambientale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certo non si può non considerare il principale scoglio a tutto questo: il costo di incentivazione dell’efficienza energetica quantificato da Amici della Terra in circa &lt;strong&gt;24 miliardi di euro per il periodo 2010-2020&lt;/strong&gt; recuperabile in almeno due terzi attraverso il maggior gettito netto, ma che comunque presenta un conto di &lt;strong&gt;poco meno di un miliardo di euro all’anno.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le tecnologie utilizzabili per il miglioramento dell’efficienza energetica riguardano praticamente tutti i settori della nostra economia. Nel corso della conferenza sono stati illustrati alcuni tra i principali casi studio sviluppati attualmente in Italia: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;dalle &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pompa_di_calore"&gt;pompe di calore&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per la climatizzazione che sfruttano l’energia rinnovabile a bassa temperatura; alla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cogenerazione"&gt;cogenerazione&lt;/a&gt;; agli impianti a ciclo &lt;a href="http://192.107.92.63/index.php/cogenerazione/cilcli-ranking-a-fluido-organico/15-cicli-rankine-a-fluido-organico-orc.html"&gt;Rankine a fluido organico&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per generazione elettrica da recupero di calore; alla integrazione di solare termico e caldaie ad alta efficienza;&amp;nbsp;al &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teleriscaldamento"&gt;teleriscaldamento&lt;/a&gt;; all’isolamento termico degli edifici; ai veicoli passeggeri e merci ad alta efficienza; ai servizi per la diagnosi e la gestione del risparmio energetico: sono solo alcune delle proposte dell’industria italiana nelle tecnologie e nei prodotti dell’efficienza, proposte che si stanno affermando -anche a livello internazionale- in un paese privo di fonti fossili e dal territorio scarso e delicato sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Un paese che ricerca una maggiore competitività anche riducendo i costi esterni ambientali, che vuole risparmiare sui costi dell’energia, ridurre le emissioni di gas serra, e che vede nuove prospettive per un’occupazione stabile e qualificata. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ora sta alla politica&lt;/em&gt; – ribadisce il Rapporto degli Amici della Terra - &lt;em&gt;decidere se queste opportunità industriali devono rimanere residuali o se, invece, possono costituire un sistema vincente per diventare leader dell’efficienza energetica, un settore -trasversale a tutta l’economia- in cui tutto il mondo dovrà investire il massimo di risorse negli anni a venire. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Desidero infine chiudere con alcune brevi considerazioni di carattere personale. Nel corso degli interventi della conferenza, oltre a ribadire la necessità di apportare correzioni migliorative al meccanismo degli incentivi, da più parti è stata sollevata anche la questione di una scarsa predisposizione culturale da parte degli italiani ad accogliere queste nuove proposte e sulla grande importanza di contribuire alla diffusione ed alla conoscenza di queste nuove tecniche e pratiche alfine di concorrere ad un cambiamento di mentalità considerato da tutti indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alcuni sono ricorsi ad esempi molto elementari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Amministratore Delegato di Enipower ha citato la campagna “&lt;strong&gt;Eni si toglie la cravatta&lt;/strong&gt;” per ridurre il consumo degli impianti di aria condizionata, sollecitato l’utilizzo di &lt;em&gt;lampadine a risparmio energetico&lt;/em&gt;, e ha infine suggerito di &lt;em&gt;abbassare di 1 °C la temperatura&lt;/em&gt; dei termostati per il riscaldamento delle nostre abitazioni; &lt;strong&gt;Alessandro Ortis&lt;/strong&gt;, Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ha invitato ad un maggiore coinvolgimento delle scuole in queste pratiche ed alla lettura, a fini didattici e di sensibilizzazione, da parte degli studenti delle bollette della loro scuola; &lt;strong&gt;Giovanni Lelli&lt;/strong&gt;, Commissario ENEA, ha invece suggerito d’insegnare la pratica della raccolta differenziata agli studenti delle scuole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come Amici della Terra tutto questo lo stiamo facendo da ormai molti anni. Abbiamo iniziato nel 1998 a portare nelle scuole un progetto &lt;a href="http://www.amicidellaterra.org/thebet/"&gt;&lt;strong&gt;"The Bet - La Scommessa"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che si basava proprio sulla messa in pratica di tutti questi suggerimenti rivolti innanzitutto agli studenti ma non solo a questi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Trovo conforto nel fatto che di questi temi parlino oggi anche i vertici delle più importanti aziende italiane.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come si dice: meglio tardi che mai.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E trovo egualmente rilevante che alcuni tra i protagonisti di un’iniziativa di spessore come questa conferenza, che ha coinvolto il mondo della politica e dell’industria, abbiano voluto evidenziare l’importanza di stabilire un contatto stabile tra il mondo dei tecnici e quello che la nostra Presidente, Rosa Filippini, ha definito “&lt;em&gt;il mondo che un tempo era chiamato della casalinga di Voghera”.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ritengo che proprio questo compito di coniugare due realtà ancora oggi tanto distanti, il mondo della tecnologia in cui l’Italia dimostra di avere grandi potenzialità di eccellenza ma che di fatto è legato ancora ad una ristretta cerchia di adepti e quello delle persone comuni - la stragrande maggioranza di noi - ancora tanto distanti da queste tematiche, possa e debba continuare ad essere uno dei compiti fondamentali dell’ambientalismo degli anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-5486921901724555155?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/5486921901724555155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=5486921901724555155' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/5486921901724555155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/5486921901724555155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/10/la-seconda-conferenza-nazionale.html' title='La Seconda Conferenza nazionale sull&apos;efficienza energetica'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TMEbIDdYq3I/AAAAAAAAAcw/96ZW3tuTEOQ/s72-c/convegno-Amici-della-Terra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-1479139018422417508</id><published>2010-10-10T20:30:00.005+02:00</published><updated>2010-10-12T07:41:25.825+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='compostaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riduzione rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lombricoltura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eco-balle'/><title type='text'>Le buone "eco-balle"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In una società complessa i problemi non possono, ovviamente, avere che soluzioni complesse e articolate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tema di rifiuti i dati ufficialmente sanciti dai nostri organi di certificazione stabiliscono che&amp;nbsp;nella sola&amp;nbsp;Toscana nel 2009 ogni cittadino ha prodotto &lt;strong&gt;&lt;span style="color: #783f04;"&gt;663 Kg. di rifiuti&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (una delle medie più alte tra le regioni italiane): tale dato si riferisce peraltro solo ai cosiddetti rifiuti “urbani” (ne sono ad esempio esclusi gli &lt;em&gt;speciali&lt;/em&gt; ed i &lt;em&gt;pericolosi&lt;/em&gt;) ovvero appena un quarto del totale dei rifiuti prodotto. Attualmente &lt;strong&gt;solo 55&lt;/strong&gt; dei 287 Comuni della regione hanno raggiunto o superato la quota del &lt;strong&gt;45%&lt;/strong&gt; di raccolta differenziata (obiettivo 2008) e di questi solo&lt;strong&gt; 9&lt;/strong&gt; avrebbero già raggiunto il nuovo obiettivo del&lt;strong&gt; 55%&lt;/strong&gt; previsto entro la fine del 2010.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;em&gt;&lt;strong&gt;discarica di Case Passerini&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; è ormai praticamente chiusa da un anno ed i rifiuti urbani di Firenze vengono trasportati in parte in Provincia di Pisa, a Peccioli, ed in parte in Provincia di Arezzo, a Terranuova Bracciolini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un simile contesto è chiaro che ogni piccolo progetto, ogni piccola idea, ogni personale, singola buona pratica volta a fornire un contributo all’attenuazione del problema “gestione e produzione dei rifiuti” rappresenta un passo importante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ partendo da questo presupposto che ho deciso di parlare dell’esperienza di un socio degli Amici della Terra di Firenze, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.vereecoballe.it/"&gt;Aldo De Luca&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, che da circa due anni e mezzo sta gestendo un piccolo orto applicandovi delle soluzioni a mio avviso meritevoli di maggiore attenzione proprio perché del tutto sostenibili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aldo sta recuperando e riutilizzando le vecchie &lt;strong&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;balle di juta&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; usate dalle torrefazioni per il trasporto del caffè e destinandole, come vedremo, a più usi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH8SsrreEI/AAAAAAAAAcI/tVQUVeRZS90/s1600/Ecoballe+003.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH8SsrreEI/AAAAAAAAAcI/tVQUVeRZS90/s320/Ecoballe+003.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Innanzitutto egli ha creato all’interno del suo orto uno spazio adibito alla produzione del &lt;a href="http://www.atuttocompost.it/"&gt;&lt;strong&gt;compost&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui le vecchie balle, abbinate al riutilizzo delle &lt;strong&gt;ceste &lt;/strong&gt;normalmente usate &lt;strong&gt;&lt;em&gt;per la raccolta delle olive&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, costituiscono un originale sistema per produrre l’humus che poi viene interamente recuperato sul posto per la produzione degli ortaggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLIA_54EIbI/AAAAAAAAAco/wB7vMHkgr8o/s1600/Ecoballe+001.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLIA_54EIbI/AAAAAAAAAco/wB7vMHkgr8o/s320/Ecoballe+001.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il compostaggio nella sua fase iniziale ...&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLIBG2HCQGI/AAAAAAAAAcs/vBmEPeDK3XI/s1600/Ecoballe+005.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLIBG2HCQGI/AAAAAAAAAcs/vBmEPeDK3XI/s320/Ecoballe+005.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;... ed in quella finale a risultato raggiunto.&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Le ceste per la raccolta delle olive, poggiate su vecchie tavole di legno, e rivestite con la tela dei sacchi del caffè vengono usate per la raccolta di tutti gli &lt;strong&gt;&lt;span style="color: #783f04;"&gt;scarti organici&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; della cucina, in tal modo interamente recuperati e sottratti alla raccolta tramite cassonetti. Man mano che si riempie una cesta, si avvia la raccolta dell’organico in quella successiva. Ma a questo sistema Aldo ha applicato la cosiddetta “&lt;strong&gt;lombricoltura&lt;/strong&gt;”. I residui organici depositati nelle cassette iniziano la loro naturale fase di decomposizione nelle prime 6-8 settimane ed a partire proprio dal terzo mese di decomposizione essi sono “attaccati” dai &lt;strong&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;lombrichi &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;della specie “&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;strong&gt;Rosso della California&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;” che oltre a completare la fase di deterioramento dei residui organici contribuiscono a formare un terriccio particolarmente ricco di sostanze nutritive per le piante. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto il procedimento avviene in maniera naturale e senza interventi esterni da parte dell’uomo. Una volta immessi, circa due anni fa, i primi lombrichi in una delle ceste per l’organico, essi hanno iniziato a riprodursi da soli così come da soli e spontaneamente questi vermetti - capaci di mangiare ogni giorno il doppio del proprio peso corporeo e vivere addirittura fino a 16 anni - migrano da una cassetta all’altra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH9rSTm3AI/AAAAAAAAAcY/gfMjySznSmg/s1600/Ecoballe+011.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH9rSTm3AI/AAAAAAAAAcY/gfMjySznSmg/s320/Ecoballe+011.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Ma il riutilizzo delle balle di juta non si limita solo a questo. Come illustrano le immagini qui riportate, esse sono utilizzate anche come &lt;strong&gt;pacciamanti&lt;/strong&gt;. Aldo ha iniziato ad utilizzarle per coprire i camminamenti del suo orto facilitandosi gli attraversamenti. Quando si è accorto che la tela delle sacche impediva la crescita delle erbacce e delle piante infestanti ha deciso di applicare le balle anche come pacciamante&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;ricavandone ulteriori vantaggi.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;La coltivazione degli ortaggi ne ha tratto beneficio: grazie all’utilizzo della tela non è più necessario ricorrere a diserbanti chimici, inoltre le balle forniscono un ottimo sistema di drenaggio per l’acqua piovana che viene meglio assorbita. In questo modo si è praticamente dimezzato il fabbisogno di acqua per le piante. L’uso della tela di iuta è perfettamente sostenibile in quanto non inquina essendo un prodotto naturale ed in più consente quella traspirazione che invece il normale telo pacciamante in polietilene impedisce. Inoltre le balle preservano il terreno evitandone l’eccessivo indurimento con la conseguenza che al cambio di stagione non è più necessario&amp;nbsp;ararlo ma sarà sufficiente zappettare un po’ la terra in superficie prime di procedere alle nuove semine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sopra le balle non cresce praticamente nulla e quel poco che vi spunta lo si elimina facilmente con il gesto di una mano. Quello che cresce sotto la tela secca in breve tempo per mancanza di luce e viene riassorbito direttamente dal terreno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricapitolando con l’uso di queste vere “eco balle”, così soprannominate da Aldo - che sul tema ha realizzato un sito internet a questo &lt;a href="http://www.vereecoballe.it/"&gt;indirizzo&lt;/a&gt;&amp;nbsp;davvero interessante - si recupera materiale organico, si riutilizza qualcosa altrimenti destinato alla discarica, si riduce il lavoro dell’uomo, si evita l’uso di diserbanti chimici, si risparmia sull’utilizzo dell’acqua e grazie al compostaggio&amp;nbsp;si ottiene&amp;nbsp;anche un ottimo ammendante prodotto sul posto e pronto per l’uso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH94-hKyII/AAAAAAAAAcc/l1lLGWQveUI/s1600/Ecoballe+015.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH94-hKyII/AAAAAAAAAcc/l1lLGWQveUI/s320/Ecoballe+015.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Inoltre l’orto di Aldo è una specie di salotto dove si può tranquillamente camminare senza dover ricorrere all’uso di stivali in gomma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH8bKxB4xI/AAAAAAAAAcQ/jLuaizbXZqw/s1600/Ecoballe+014.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH8bKxB4xI/AAAAAAAAAcQ/jLuaizbXZqw/s320/Ecoballe+014.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Le balle, essendo totalmente fabbricate in fibra naturale, hanno un ciclo di durata limitata nel tempo - circa un anno - al termine del quale debbono essere sostituite con delle nuove.&lt;br /&gt;I filamenti che compongono le balle ancora nuove, una volta separati,&amp;nbsp;possono essere impiegati e dunque riutilizzati anche come singoli &lt;strong&gt;legacci &lt;/strong&gt;per sostenere le piante. Pensate che da una sola balla si possono ricavare 600 cordicelle da 70 cm e 300 da un metro! &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH-Mi5Ub6I/AAAAAAAAAcg/Dccc1WeVzVQ/s1600/Ecoballe+018.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH-Mi5Ub6I/AAAAAAAAAcg/Dccc1WeVzVQ/s320/Ecoballe+018.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;Aldo in proposito ci fa però una raccomandazione importante: di recente è iniziata la produzione di sacche in misto nylon e iuta probabilmente più resistenti ed economiche rispetto alle tradizionali. Quest’ultime sono naturalmente da evitare in quanto non possiedono i requisiti ecologici delle originali interamente in tessuto naturale!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’orto-salotto di Aldo non si butta via niente e così sono recuperate anche le vecchie compostiere un tempo distribuite dal Comune di Firenze che in parte sono adibite a contenitori per attrezzi e sementi ed in parte ancora utilizzate per&amp;nbsp;la loro&amp;nbsp;funzione originaria e tra l’altro come luogo di destinazione finale delle tele di juta ormai in stato di decomposizione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH-bjeuKPI/AAAAAAAAAck/Cbi_owAWg9U/s1600/Ecoballe+019.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH-bjeuKPI/AAAAAAAAAck/Cbi_owAWg9U/s320/Ecoballe+019.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma il risultato migliore di tutti è un altro: Aldo, al termine della mia visita mi ha regalato un sacchetto di pomodori che naturalmente ho subito “consumato” la sera a cena con mia moglie. Siamo ad ottobre inoltrato ed ormai la stagione dei pomodori si va esaurendo; eppure il colore, il sapore, la qualità del prodotto, ve lo assicuro, era decisamente, superbamente superiore a quanto siamo purtroppo abituati e costretti ad acquistare nei grandi centri commerciali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chi volesse avere maggiori informazioni può rivolgersi direttamente ad Aldo al seguente indirizzo mail: &lt;strong&gt;&lt;a href="mailto:aldo@vereecoballe.it"&gt;aldo@vereecoballe.it&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-1479139018422417508?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/1479139018422417508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=1479139018422417508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1479139018422417508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1479139018422417508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/10/le-buone-eco-balle.html' title='Le buone &quot;eco-balle&quot;'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TLH8SsrreEI/AAAAAAAAAcI/tVQUVeRZS90/s72-c/Ecoballe+003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-778479301213516793</id><published>2010-09-09T07:53:00.000+02:00</published><updated>2010-09-09T07:53:46.622+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='iPad'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riduzione rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='risparmio energetico'/><title type='text'>IPad, come cambia la nostra vita</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da ormai un paio di mesi sto utilizzando l’&lt;a href="http://www.apple.com/it/ipad/"&gt;iPad&lt;/a&gt;&amp;nbsp;questo nuovo strumento informatico ideato dalla Apple. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricordo i commenti dei suoi primi detrattori che s’interrogavano sull’effettiva necessità di creare un “attrezzo” di questo tipo a loro parere pressoché inutile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A beneficio di quei pochi che ancora non lo conoscessero, l’iPad è una sorta di via di mezzo tra un iPhone (cellulare con un grosso display in grado di svolgere molte funzioni tra cui la principale è quella di garantire una facile accessibilità ad internet) e un piccolo computer portatile. Le sue dimensioni esatte sono 18,9 cm x 24,3 cm, il peso circa 700 gr.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grazie all’iPad possiamo con estrema facilità coniugare praticamente tutte le funzioni di un normale personal computer e di un cellulare smartphone, a parte telefonare.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIezQF6-PDI/AAAAAAAAAbg/gCkRY9z__RI/s1600/iPad7.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="227" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIezQF6-PDI/AAAAAAAAAbg/gCkRY9z__RI/s320/iPad7.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sfruttando il suo ampio display e la sua grande velocità vi si può leggere un quotidiano oppure un romanzo, possiamo scaricare film o file musicali, si può&amp;nbsp;utilizzare come una piccola playstation portatile e naturalmente possiamo navigare in internet, scrivere, inviare mail, predisporre documenti di lavoro disponendo di programmi equivalenti (e decisamente migliori!) al comune pacchetto Office. E tutto questo, grazie alla opzione 3G che consente la connessione ad internet ovunque, lo possiamo fare in qualsiasi ora della giornata ed in qualunque luogo ci troviamo: in treno, in auto, in barca, a casa, su un’isoletta in mezzo al mare, sulla vetta di una montagna!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In pochi mesi dalla sua uscita, si calcola che nel mondo ne siano già stati venduti oltre &lt;strong&gt;3,5 milioni di pezzi&lt;/strong&gt;!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Naturalmente anche l’iPad ha dei limiti e dei difetti (le dimensioni ed il suo peso giudicati eccessivi da qualcuno, il prezzo – si parte da 499,00 euro per il modello base - ancora elevato, un sistema audio limitato, l’impossibilità di utilizzarlo anche come cellulare, lo rendono ancora un oggetto imperfetto) che i principali concorrenti della Apple si stanno affrettando a risolvere proponendo modelli alternativi forse più completi anche se esteticamente meno belli e che comunque arrivano “dopo” l’invenzione di &lt;strong&gt;Steve Jobs.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ho dubbi che nel giro di breve tempo il mercato offrirà valide alternative a questo strumento. Resta il fatto che questa “invenzione” al pari di quella del computer e del telefono cellulare è destinata a cambiare le nostre abitudini di vita e in gran parte in meglio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono un lettore assiduo e onnivoro&amp;nbsp;e da oltre vent’anni la mia prima azione alla mattina è quella di dirigermi all’edicola per acquistare almeno un quotidiano. Estate, inverno, in città, al mare, nel periodo di lavoro oppure in ferie corro ad acquistare il giornale spesso&amp;nbsp;ancor prima di aver fatto colazione. Lo considero uno dei più bei piaceri della giornata bermi una bevanda calda sfogliando le pagine di un quotidiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si dice che in Italia si legga poco, eppure per me quest’azione è talmente gradevole che in quei pochi giorni all’anno (16 agosto, 26 dicembre, 2 gennaio, lunedì di Pasquetta) in cui i quotidiani non escono, in quelle mattine mi sento un po’ spaesato, sento mancarmi qualcosa …&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Da quando ho il mio iPad ho smesso di andare in edicola.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Continuo naturalmente a leggere il quotidiano tutti i giorni, però lo faccio scaricandolo via internet su questa piccola straordinaria tavoletta che tra l’altro mi consente di visionare tutte le varie edizioni locali del giornale a prescindere da dove mi trovi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’esperienza della lettura con l’iPad, ed in particolare quella di un quotidiano, è splendida ma difficile da descrivere. Semplicemente va provata. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe2Po-OgXI/AAAAAAAAAbw/tz87KHVA5p8/s1600/iPad+foto+006.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe2Po-OgXI/AAAAAAAAAbw/tz87KHVA5p8/s320/iPad+foto+006.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Avevo già sperimentato la lettura dei giornali dal mio computer di casa. Ma quella su iPad è davvero un’altra cosa. La possibilità di sfogliare le pagine semplicemente sfiorando lo schermo, quella di ingrandire l’articolo prescelto con il solo tocco di un dito, la facoltà di visionare filmati correlati alla notizia che stiamo leggendo, accrescono ulteriormente, se possibile, il piacere della lettura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A tutto questo vanno aggiunte altre considerazioni che oltretutto vanno in direzione di un maggiore rispetto per l’ambiente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uno dei difetti dell’ assidua lettura dei giornali, come ben sanno coloro che come me li acquistano con regolarità, è dato dal fatto che dopo 24 ore il giornale è vecchio, va buttato via, rappresenta cioè un rifiuto che di solito va a formare una piccola pesante catasta che periodicamente dobbiamo poi smaltire in qualche modo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avete mai provato a pesare un quotidiano? &lt;strong&gt;Il peso medio di un giornale si aggira tra i 200 ed i 250 gr&lt;/strong&gt;., senza considerare il peso degli inserti e dei vari allegati, vero e proprio orpello obbligatorio da acquistare in edicola, di cui spesso faremmo volentieri a meno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Facendo una media tra giornale e allegato, acquistando anche &lt;strong&gt;&lt;em&gt;un solo quotidiano&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, un lettore comune produce qualcosa come 300-350 gr di carta e cartone al giorno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;In capo ad un anno sono circa 120 kg. di carta che accumuliamo!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da circa due mesi, sparito l’accumulo dei giornali, mi sono accorto di avere praticamente ridotto di due terzi la produzione domestica di carta!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Visti i problemi di sovrapproduzione di rifiuti che caratterizzano la nostra epoca, credo che questo possa rappresentare senza dubbio un dato positivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo va aggiunto poi l’aspetto economico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il prezzo di un quotidiano in edicola varia da 1,00 euro ad 1,20 euro senza i famosi (famigerati in alcuni casi!) allegati che in particolari giorni della settimana ci costringono a sborsare 1,50 euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In capo ad una settimana in media spendiamo circa 8-9 euro sempre limitandoci all’acquisto di un solo giornale. &lt;strong&gt;In un anno spendiamo in media circa 400,00-450,00 euro a quotidiano&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe21JaYMmI/AAAAAAAAAb4/tw4Dd8f9SCE/s1600/iPad+foto+001.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe21JaYMmI/AAAAAAAAAb4/tw4Dd8f9SCE/s200/iPad+foto+001.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L’acquisto di una copia di &lt;strong&gt;un quotidiano su iPad&lt;/strong&gt; (ma anche da un comune computer via internet) si aggira sui&lt;strong&gt; 0,70 euro&lt;/strong&gt; a copia che diminuiscono, a seconda della tipologia di abbonamento che scegliamo, ed arrivano anche a &lt;strong&gt;circa 0,50 euro per copia se decidiamo di sottoscrivere un abbonamento annuale&lt;/strong&gt;. Questo significa che &lt;strong&gt;in un anno&lt;/strong&gt;, spendendo 180,00 euro anziché 450,00, &lt;strong&gt;potrò ottenere un risparmio di ben 270,00 euro&lt;/strong&gt; sempre fermandomi all’acquisto di un solo quotidiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo va aggiunto poi anche il risparmio in termini di elettricità. La lettura su iPad non necessità di luce esterna e pertanto è possibile leggere in una stanza al buio sfruttando l’illuminazione dello schermo della mia tavoletta il cui consumo equivale a quello di un grosso cellulare (lo si ricarica allo stesso modo e la &lt;strong&gt;batteria ha una durata&lt;/strong&gt; - testata da me - &lt;strong&gt;di circa 9 ore&lt;/strong&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tralascio volutamente la riduzione in termini di emissioni di &lt;strong&gt;CO&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; conseguente alla scelta di questa nuova tecnologia, non avendo a disposizione dati certi in proposito e perché per onestà, alla quantità di anidride carbonica equivalente sottratta all’ambiente attraverso l’utilizzo dell’ iPad, dovremmo tuttavia aggiungere le emissioni prodotte nel medesimo ambiente nel suo percorso di fabbricazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’altra grande opportunità offerta da questo strumento è quella legata alla possibilità di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;acquistare, scaricare e leggervi direttamente dei libri&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; che per questa ragione sono oggi chiamati “&lt;strong&gt;libri elettronici&lt;/strong&gt;” o, in inglese, “&lt;strong&gt;e-book&lt;/strong&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Italia sono scaricabili al momento, sia pure a titolo totalmente gratuito, solo pochi testi&amp;nbsp; e tra questi quelli che appartengono al &lt;a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page"&gt;Progetto Gutenberg&lt;/a&gt; sui quali sono scaduti i diritti d’autore; ma dal prossimo mese di ottobre anche da noi saranno messi in vendita i primi testi contemporanei ed in lingua italiana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’esperienza di lettura di un&amp;nbsp;lungo testo&amp;nbsp;su iPad, pur non offrendo le stesse opportunità del quotidiano, è comunque estremamente pratica e agevole. Possiamo scegliere e modificare in qualsiasi momento il font e le dimensioni del carattere del testo che stiamo leggendo, addirittura modificare il colore dello sfondo; interrompere la lettura e riprenderla quando vogliamo dallo stesso punto, grazie ad una sorta di segnalibro elettronico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’iPad, così come gli altri similari strumenti di lettura elettronica – oggi si definiscono con i termini inglesi di “&lt;strong&gt;e-reader&lt;/strong&gt;” oppure “&lt;strong&gt;tablet&lt;/strong&gt;” – consente di poter scaricare e conservare centinaia di testi consultabili in qualsiasi momento ed ovunque ci troviamo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi “tablet” sono destinati a cambiare in maniera radicale il futuro (e neppure tanto futuro!) mercato dell’editoria. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli Stati Uniti, paese da sempre un passo avanti rispetto agli altri in certi settori, questo sta già avvenendo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto affermato in precedenza per i quotidiani, ovviamente vale anche per i libri sia sul piano della produzione della carta che su quello economico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli esperti del settore sostengono che, a prescindere dalle offerte promozionali di lancio nell’immediato, certo vantaggiose per gli acquirenti, una volta a regime &lt;strong&gt;il prezzo di un e-book si aggirerà attorno a circa la metà del costo del libro in formato cartaceo.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto lascia supporre dunque che abbiamo trovato uno strumento che può contribuire (lui e i suoi simili) a migliorare la qualità della nostra vita, riducendo al contempo il nostro impatto sull’ambiente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vi saranno - è indubbio - anche delle conseguenze sui nostri stili di vita e sul mercato economico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Da circa due mesi non mi reco in edicola e non saluto più il mio giornalaio.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La consuetudine di incontrarlo ogni mattina di buon ora con la scusa dell’acquisto dei giornali e di fermarmi qualche minuto con lui a commentare i fatti del giorno, la situazione meteorologica, le ultime “imprese” del Sindaco Renzi, le vittorie e gli scivoloni della Fiorentina, non avviene più, ed un po’ mi spiace.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Chi sostiene che la tecnologia informatica sta in realtà allontanando le persone probabilmente ha ragione.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa nuova tecnologia si presta particolarmente alla fruizione di quanto è distribuito ed ha una durata di consumo estremamente limitata nel tempo. Dunque a mio parere risulterà particolarmente adatta non solo per i quotidiani ma anche per settimanali e riviste mensili “usa e getta”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così come l’avvento dei cellulari ha causato la scomparsa progressiva delle cabine telefoniche, così come l’avvento del dvd e di internet ha progressivamente portato alla scomparsa dei videonoleggi (negli USA la catena &lt;strong&gt;Blockbuster&lt;/strong&gt; ha già chiuso ed anche in Italia essa sta lentamente scomparendo) temo che l’avvento degli e-book porterà nel giro di qualche anno ad una nuova piccola rivoluzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certo nei panni del mio edicolante non sarei troppo felice di questa novità …&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo probabilmente causerà nel giro di un decennio (forse prima?) un drastico ridimensionamento anche dell’acquisto dei libri su carta e dunque anche nelle vesti di un libraio non sarei molto entusiasta. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe48EDHM5I/AAAAAAAAAcA/hDQf5xQ8hKA/s1600/iPad+foto+002.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" ox="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIe48EDHM5I/AAAAAAAAAcA/hDQf5xQ8hKA/s320/iPad+foto+002.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il mio iPad con la sua custodia&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Sempre negli Stati Uniti una delle catene librarie più importanti, la &lt;strong&gt;Barnes &amp;amp; Noble&lt;/strong&gt;, sta chiudendo i battenti sembra proprio a causa dell’avvento degli e-book. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diverso invece il settore dell’editoria che certo dovrà adeguarsi, e in fretta, ma tuttavia avrà, credo, la possibilità di aprirsi comunque nuove strade commerciali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riguardo all’acquisto dei libri su carta credo che finiremo con probabilità per scegliere solo i testi di un certo valore artistico e culturale, destinando invece alla forma digitale i libri di una stagione, il romanzo dell’estate, il giallo del momento di cui tutti parlano ma che a distanza di qualche tempo nessuno legge più (vedasi i Dan Brown di qualche anno fa, gli Stieg Larsson di adesso, e altri analoghi).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una copia cartacea della &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Divina Commedia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, magari con le illustrazioni di &lt;strong&gt;Gustav Dorè&lt;/strong&gt;, penso sarà ancora presente in qualcuna delle nostre case anche se probabilmente pochissimi avranno la curiosità di andarla ad aprire di tanto in tanto …&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Resteranno comunque - sempre tra qualche anno - i nostalgici che magari si sveneranno per acquistare una vecchia copia cartacea della prima edizione di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Harry Potter e la pietra filosofale”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; oggi giudicata buona giusto come carta da macero … &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Alla fine forse riusciremo a salvare la vita di qualche albero e a diminuire di qualche tonnellata la nostra produzione di rifiuti. Come risultato, in fondo, mica male!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-778479301213516793?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/778479301213516793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=778479301213516793' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/778479301213516793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/778479301213516793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/09/ipad-come-cambia-la-nostra-vita.html' title='IPad, come cambia la nostra vita'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/TIezQF6-PDI/AAAAAAAAAbg/gCkRY9z__RI/s72-c/iPad7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-588590069773973234</id><published>2010-07-13T07:31:00.002+02:00</published><updated>2010-07-13T07:34:15.629+02:00</updated><title type='text'>Buon Compleanno Che Pianeta faremo!</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Oggi Che Pianeta faremo compie il suo primo anno di vita.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Un augurio orgoglioso da parte del suo "creatore" ed un sincero ringraziamento a quanti hanno avuto la bontà di leggerci.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Michele Salvadori&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-588590069773973234?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/588590069773973234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=588590069773973234' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/588590069773973234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/588590069773973234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/07/buon-compleanno-che-pianeta-faremo.html' title='Buon Compleanno Che Pianeta faremo!'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-7590526265286033359</id><published>2010-05-05T07:05:00.008+02:00</published><updated>2010-05-05T07:46:16.911+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sociologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spazio ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi climatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consumi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='state of the world'/><title type='text'>"State of the World 2010"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S-D9AIFPc1I/AAAAAAAAAa4/dgZ2bn7eYh0/s1600/state1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 117px; FLOAT: left; HEIGHT: 180px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467648126239077202" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S-D9AIFPc1I/AAAAAAAAAa4/dgZ2bn7eYh0/s400/state1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il prestigioso Centro Studi &lt;strong&gt;Worldwatch Institute&lt;/strong&gt;, dall’ormai lontano 1974, si è dato la missione di fornire ai cosiddetti “decisori” suggerimenti, idee, stimoli per favorire la creazione di una società ecologicamente sostenibile cercando da sempre di conciliare le azioni promosse dai governi con quelle delle imprese del settore privato e, non ultime, le azioni dei singoli cittadini.&lt;br /&gt;Fra le sue pubblicazioni quella che ormai ha raggiunto una fama internazionale è senza dubbio lo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“State of the World&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”, un rapporto con cadenza annuale nel quale questo centro di ricerche con sede a Washington si pone l’obiettivo di analizzare lo stato del nostro pianeta, per l’appunto, e al contempo fornire indicazioni utili ad affrontare le principali problematiche rilevate.&lt;br /&gt;A partire dal 1988 State of the World è realizzato anche in edizione italiana, e tra l’altro, presso la &lt;a href="http://www.amicidellaterratoscana.it/biblioteca-ambientale.html"&gt;&lt;strong&gt;Biblioteca Ambientale&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;degli Amici della Terra è possibile reperirvi con la formula del prestito o della consultazione tutte le 23 edizioni finora pubblicate.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’edizione 2010&lt;/strong&gt; che reca come sottotitolo &lt;em&gt;“trasformare la cultura del consumo&lt;/em&gt;” (Edizioni Ambiente, €. 24,00 pp. 380) è interamente dedicata a cosa sta accadendo nelle nostre società per avviare quella trasformazione indispensabile della nostra cultura e passare dall’attuale dimensione consumistica a quella della sostenibilità sia sul piano ambientale che su quello della giustizia sociale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gianfranco Bologna&lt;/strong&gt;, direttore scientifico del &lt;strong&gt;WWF Italia&lt;/strong&gt;, nella sua ormai consueta introduzione all’annuale edizione del rapporto, ribadisce alcuni punti fermi della riflessione sulla sostenibilità da parte degli ambientalisti.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;E’ possibile&lt;/em&gt; – egli si chiede – &lt;em&gt;consentire uno stile di vita, quale quello medio degli abitanti dei paesi ricchi, all’intera popolazione mondiale attuale di 6,8 miliardi e a quella prevista per il 2050, di poco più di 9 miliardi? La risposta è, evidentemente, no, non è possibile.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;A dimostrazione della tesi, G. Bologna porta un esempio per tutti, quello sull’approvvigionamento energetico: un cittadino degli Stati Uniti consuma oggi energia come 2 europei, 6 cinesi, 22 indiani e addirittura 70 abitanti del Kenya. Senza considerare che nei prossimi trent’anni dovranno avere accesso all’energia altri 2,5 miliardi di persone.&lt;br /&gt;Risulta evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada.&lt;br /&gt;Come ricorda &lt;strong&gt;Christopher Flavin&lt;/strong&gt;, presidente del Worldwatch Institute: “&lt;em&gt;Negli ultimi cinquant’anni il consumismo si è imposto quale cultura dominante… è diventato uno dei motori dell’inarrestabile crescita della domanda di risorse e della produzione di rifiuti, marchio distintivo della nostra epoca… ed ha contribuito a incentivare le altre forze che hanno permesso alla nostra civiltà di crescere oltre il limite di sopportazione dei rispettivi contesti ecologici.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Oggi gli scienziati ci ricordano come le attività umane stiano influenzando l’ambiente in modi che vanno ben oltre la semplice immissione in atmosfera di gas serra; che non è più possibile comprendere tali modifiche con la semplice relazione causa-effetto che tanto domina la nostra cultura, rendendo di fatto assai difficoltosa l’interpretazione ed ancor più il predire le reali conseguenze innescate.&lt;br /&gt;Non a caso il premio Nobel per la chimica &lt;strong&gt;Paul Crutzen&lt;/strong&gt; ha definito la nostra epoca geologica &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Antropocene&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” individuando con questo termine la forte caratterizzazione di questa era da parte della specie umana.&lt;br /&gt;Un altro dato riportato da questo rapporto e a mio parere significativo è quello relativo ai cosiddetti &lt;em&gt;&lt;strong&gt;flussi di materia&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;. L’estrazione di risorse a livello globale (biomassa, minerali, metalli e combustibili fossili) è cresciuta dai 40 miliardi di tonnellate nel 1980 ai 60 miliardi nel 2008 e le previsioni parlano di toccare gli 80 miliardi di tonnellate nel 2020. L’attuale economia mondiale utilizza qualcosa di equivalente al peso di 41.000 edifici come l’Empire State Building all’anno (112 al giorno!).&lt;br /&gt;Il metabolismo delle società umane, sta divenendo, tra l’altro, un settore di ricerca sempre più significativo e alla base delle discipline che si occupano di sostenibilità.&lt;br /&gt;A tal proposito, e lo dico con un certo orgoglio, lo stesso Gianfranco Bologna riconosce un grande merito alla ricerca avviata proprio dagli Amici della Terra negli anni ’80 sul concetto di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Spazio Ambientale”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ovvero di quel “&lt;em&gt;quantitativo di energia, di risorse non rinnovabili, di territorio, di acqua, di legname e di capacità di assorbire inquinamento che può essere utilizzato pro capite, senza determinare danni ambientali e senza mettere a rischio le generazioni future&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;L’insostenibilità degli attuali modelli di sviluppo è ulteriormente acclarata da un altro indicatore di cui abbiamo già parlato su questo blog: &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/search/label/Impronta%20ecologica"&gt;l’Impronta Ecologica&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Essa mette in relazione l’impatto dell’umanità con la quantità di terreno produttivo e le aree marine disponibili per fornire importanti servizi all’ecosistema ed evidenzia che, attualmente, l’umanità utilizza le risorse ed i servizi di 1,3 Terre. Stiamo cioè utilizzando circa un terzo in più della capacità disponibile della Terra.&lt;br /&gt;Cito brevemente alcuni esempi eclatanti dell’eccesso nei consumi che contraddistingue il nostro modo di vivere.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L’industria dell’acqua in bottiglia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; tra il 2000 ed il 2008 ha raddoppiato il proprio fatturato raggiungendo i 60 miliardi di dollari e oltre 240 miliardi di litri d’acqua venduti. L’acqua in bottiglia costa, rispetto a quella dell’acquedotto, dalle 240 alle 10.000 volte di più ma questo sembra essere un dato irrilevante per i consumatori.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’industria del Fast-food&lt;/strong&gt; nei soli USA vale 120 miliardi di dollari con oltre 200.000 punti di ristoro.&lt;br /&gt;Agli inizi del 20° secolo l’hamburger veniva disprezzato e considerato il “cibo dei poveri”. Oggi il solo Mc Donald’s serve 58 milioni di persone al giorno.&lt;br /&gt;Nella sola Cina l’industria dei cosiddetti &lt;strong&gt;prodotti “usa e getta&lt;/strong&gt;” (tovaglioli e piatti di carta, pannolini e salviette per il viso) nel 2008 ha fatturato l’equivalente di 14,6 miliardi di dollari con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.&lt;br /&gt;Nel solo 2008, globalmente, le statistiche ci dicono che si sono acquistati 68 milioni di veicoli, 85 milioni di frigoriferi, 297 milioni di computer e 1,2 miliardi di telefoni cellulari.&lt;br /&gt;Il Rapporto stigmatizza anche un dato che probabilmente farà discutere gli amici animalisti. Sembra che &lt;strong&gt;l’industria degli animali domestici&lt;/strong&gt; raggiunga un fatturato a livello globale di oltre 42 miliardi di dollari all’anno solo in cibo per animali. Nel 2005 il fatturato pubblicitario per questo settore ha superato negli USA i 300 milioni di dollari. Anche gli animali domestici consumano ingenti risorse ambientali. Ad esempio due pastori tedeschi in un anno consumano più risorse di un abitante del Bangladesh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’aumento dei consumi corrisponde una maggiore estrazione dal sottosuolo di combustibili fossili, minerali e metalli, più alberi tagliati e più terreni coltivati. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tra il 1950 e il 2005 la produzione di metalli è sestuplicata, il consumo di petrolio è aumentato di otto volte e quello del gas naturale di quattordici.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per modificare questa situazione è perciò necessaria una vera e propria rivoluzione culturale i cui elementi, già in atto, in tante società in tutto il mondo, vengono propositivamente esposti in questo volume, da autori di diversa cultura e provenienza.&lt;br /&gt;State of the World 2010 si sofferma ad analizzare ciò che sta accadendo nei vari fronti dell’attività umana per spostare i nostri modelli di sviluppo socio-economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo inizia con il suggerire una &lt;strong&gt;&lt;em&gt;rivalutazione strategica del ruolo delle organizzazioni religiose&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Esse potrebbero essere di primaria importanza nello sviluppo della sostenibilità e nel disincentivare il consumismo. Oggi l’86% della popolazione mondiale afferma di appartenere a una religione organizzata. L’autorità morale rappresentata da queste organizzazioni potrebbe realmente svolgere un ruolo determinante nella diffusione della cultura della sostenibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro ruolo giudicato strategico e nel quale mi trovo personalmente coinvolto è quello dell’istruzione. Ogni aspetto &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dell’istruzione scolastica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; dovrebbe essere orientato verso la sostenibilità. Abitudini, valori e preferenze si formano in prevalenza nell’infanzia e in generale nel corso della vita l’istruzione può avere grande influenza sulla formazione di un individuo. Nel Rapporto viene espressamente citato a titolo di esempio edificante le esperienze “pionieristiche” di paesi come Italia e Scozia nel campo delle &lt;strong&gt;&lt;em&gt;mense scolastiche&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; dove molto si sta facendo sia nell’ambito della qualità dell’alimentazione (promozione di cibi biologici) che in quello delle forniture (abbandono dell’usa e getta a favore di utensili riutilizzabili) che infine delle buone pratiche (promozione della raccolta differenziata).&lt;br /&gt;L’istruzione potrà dunque costituire uno strumento cruciale per far fronte a tutti i problemi pertinenti lo sviluppo sostenibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma egualmente cruciale potrà essere il ruolo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dell’industria e del mondo del lavoro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; in generale. In questa sezione il testo si sofferma in particolare sulla migliore distribuzione dell’orario lavorativo secondo il termine “lavorare meno, lavorare tutti” ma soprattutto “lavorare meno per avere un maggior numero di ore libere nella giornata da poter dedicare alla famiglia e allo svago”. L’analisi fatta in questo capitolo tende a dimostrare come in realtà l’ossessione per il maggior guadagno economico costringa a sacrificare all’attività lavorativa un maggior numero di ore della giornata senza di fatto trasformarsi in concreti benefici in termini di qualità della vita. Questa è del resto la tesi sostenuta anche dai cosiddetti filosofi della “decrescita felice” altro tema già in precedenza affrontato su queste pagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed analogamente cruciale potrà e dovrà essere il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;ruolo delle Istituzioni&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nel farsi promotrici di questo cambiamento in un’ottica di eco compatibilità. In particolare autorità, governi e amministrazioni possono influire in modo determinante attraverso lo strumento chiamato &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“choice editing&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”, un meccanismo già adottato in molte comunità che consente di pilotare le scelte dei cittadini attraverso leggi, sanzioni fiscali, incentivi e altre forme di controllo allo scopo di rendere le opzioni sostenibili non più un’alternativa, ma la soluzione più ovvia e scontata. Viene citata a tal riguardo una moltitudine di esempi: dalla &lt;em&gt;messa al bando dei sacchetti&lt;/em&gt; di plastica (in Irlanda è stata introdotta un’imposta specifica), al graduale &lt;em&gt;ritiro dal commercio delle lampadine a incandescenza&lt;/em&gt;, alla &lt;em&gt;rimozione dagli scaffali dei supermercati &lt;/em&gt;ad altezza occhi di quei &lt;em&gt;prodotti alimentari ricchi di grassi&lt;/em&gt; per sfavorirne l’acquisto, al sistema di &lt;em&gt;certificazione energetica degli edifici.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Un esempio che mi ha particolarmente colpito è quello realizzato a Perth, in Australia, e denominato &lt;strong&gt;&lt;em&gt;TravelSmart.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Il sistema si basa sull’interazione dei singoli cittadini attraverso il contatto diretto per lettera, mediante intervista telefonica oppure colloquio a domicilio nel corso dei quali si fornisce all’interessato il maggior numero d’informazioni utili possibili al fine di consentire loro una valida alternativa all’uso dell’auto privata per gli spostamenti prospettando tra l’altro quali vantaggi si potranno ottenere non solo in termini economici e per la comunità ma anche per la propria salute fisica nel rinunciare all’auto. L’esperimento iniziale ha coinvolto circa 200.000 famiglie ed ha tra l’altro consentito all’amministrazione di Perth di poter avviare la costruzione di una nuova linea ferroviaria con oltre il 90% dei consensi a favore del progetto da parte della cittadinanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;State of the World dedica un capitolo anche al &lt;strong&gt;&lt;em&gt;ruolo dei mass media&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;I mezzi di comunicazione di massa, poiché ritraggono lo stile di vita degli individui, trasmettono norme sociali, modellano i comportamenti e agiscono dunque come veicolo di marketing diffondendo notizie e informazioni, confermandosi uno strumento estremamente efficace per plasmare le culture. E’ possibile usare questi mezzi sia per diffondere un modello culturale consumistico sia per contrastarlo, promuovendo sostenibilità. Benché oggi la stragrande maggioranza dei media alimenti il primo aspetto, a livello globale, si sta intervenendo per modificare questa tendenza. Visto il ruolo preponderante del marketing nella stimolazione dei consumi sarà strategico usarlo per promuovere comportamenti sostenibili. Gli esempi certo non mancano, basti pensare ad esempio alle campagne per scoraggiare il tabagismo, piuttosto che a quelle per praticare sesso sicuro, indossare le cinture di sicurezza, abbassare i consumi di alcool.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S-D9PSTxfdI/AAAAAAAAAbA/lXm-4CsxJbI/s1600/State+of+the+world+1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 244px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467648386682420690" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S-D9PSTxfdI/AAAAAAAAAbA/lXm-4CsxJbI/s320/State+of+the+world+1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oltre ai mass media anche &lt;strong&gt;&lt;em&gt;le arti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; possono fornire un prezioso contributo: sono riportati esempi nel campo delle arti figurative, della musica e della cinematografia. In proposito la bella copertina dell’edizione americana di State of the World 2010 riporta &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Gyre”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; l’opera di &lt;strong&gt;Chris Jordan&lt;/strong&gt; ricreazione della celebre stampa su legno dell’artista giapponese &lt;strong&gt;K. Hokusai&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;&lt;strong&gt;“La Grande onda di Kanagawa"&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, realizzata però grazie all’utilizzo di ben 2,4 milioni di pezzi di plastica.&lt;br /&gt;Particolarmente interessanti ho trovato l’analisi ed i distinguo fatti su film narrativo e documentario. Il cinema in generale viene giustamente riconosciuto come potente mezzo in grado di contribuire alla comprensione che gli individui hanno del mondo e del loro ruolo in esso. Il documentario tuttavia in genere è in grado di coinvolgere solo un pubblico già sensibile ad una particolare tematica e dunque manifesta un potenziale limitato nell’ottica della trasformazione culturale che s’intende promuovere. Nel film narrativo è invece più facile coinvolgere emotivamente un pubblico anche estraneo a certe tematiche proprio perché l’azione virtuosa non viene fatta calare dall’alto ma viene in qualche modo “normalizzata” attraverso l’azione dei personaggi sullo schermo. E’ in fondo, quest’ultima, la logica che abbiamo provato a seguire nella realizzazione del nostro docu-film &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.amicidellaterra.org/"&gt;“Non buttarti via”&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; sulla tematica assai delicata della riduzione della produzione di rifiuti domestici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro contiene naturalmente un’infinità di altri spunti che per tempo e spazio sono costretto a tralasciare ma che mi auguro possano essere vagliati con attenzione da chi avrà la bontà di cimentarsi nella lettura di quello che giudico un utilissimo strumento di stimolo a riflettere e agire, prima che sia troppo tardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-7590526265286033359?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/7590526265286033359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=7590526265286033359' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/7590526265286033359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/7590526265286033359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/05/state-of-world-2010.html' title='&quot;State of the World 2010&quot;'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S-D9AIFPc1I/AAAAAAAAAa4/dgZ2bn7eYh0/s72-c/state1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-1775205066881422627</id><published>2010-04-05T09:34:00.012+02:00</published><updated>2010-04-05T10:30:44.264+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sociologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stili di vita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consumi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia politica'/><title type='text'>"La società post-crescita" di Giampaolo Fabris</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S7marG2o1iI/AAAAAAAAAaw/2MQJclmCYgE/s1600/9788823832527g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S7marG2o1iI/AAAAAAAAAaw/2MQJclmCYgE/s200/9788823832527g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5456562488900900386" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ormai è un dato di fatto incontrovertibile: la crescita economica non produce più benessere né migliora la qualità del nostro vivere. E’ l’assunto dal quale prende spunto il bel libro dal titolo “&lt;strong&gt;La società post-crescita&lt;/strong&gt;” (Edizioni Egea, pp.420, €. 26,50), di &lt;strong&gt;Giampaolo Fabris&lt;/strong&gt;, docente di Sociologia dei consumi alla IULM. In passato la crescita dell’economia è sempre stata considerata quasi un sinonimo e/o un presupposto del benessere che si identificava con la celebre &lt;em&gt;American way of life&lt;/em&gt; ovvero quel modello esemplare di vita e di consumi che gli USA, per circa un secolo, hanno proposto al mondo.&lt;br /&gt;La crisi economica ha drammaticamente messo in luce quanto la strada del consumismo portato all’eccesso, come unica via per la risoluzione dei nostri problemi, sia sempre meno praticabile.&lt;br /&gt;Non è pensabile continuare a consumare sempre più, non solo per scelta, ma addirittura per una sorta di doverosità morale a sostegno dell’impalcatura economica, così come talora invece sentiamo suggerirci da alcuni.&lt;br /&gt;Ha senso cambiare &lt;strong&gt;cellulare&lt;/strong&gt; sempre più spesso (le statistiche parlano per l’Italia di una media di 18 mesi di vita per il nostro cellulare), ha senso dilatare il &lt;strong&gt;nostro guardaroba&lt;/strong&gt; con nuovi capi quando i nostri armadi a casa non ne contengono più, ha ancora senso avere non una ma 2 &lt;strong&gt;auto di proprietà&lt;/strong&gt; parcheggiate sotto casa e che le statistiche ci dicono in media usiamo 2 ore al giorno?&lt;br /&gt;Luoghi emblematici di questo modello considero l’&lt;em&gt;edicola&lt;/em&gt; sotto casa - dove ci vengono propinate settimanalmente collezioni di ogni genere di oggetti-paccottiglia (dai modellini di auto agli orologi) privi di qualunque valore – e il nostro &lt;em&gt;ufficio postale&lt;/em&gt; ormai trasformato in gran bazar dove si acquista dalla scheda sim, ai giocattoli, ai libri, (e dove tra l’altro riuscire a pagare un bollettino è divenuta un’esperienza estenuante!).&lt;br /&gt;Ormai le imprese inseguono il consumatore in tutti gli aspetti della sua vita fino a creare in lui talvolta stadi di vera esasperazione. Non so a voi, ma nella mia esperienza personale, ad esempio, non passa giorno in cui a casa o in ufficio non riceva telefonate e/o fax - non parliamo poi delle decine e decine di mail- con proposte di nuovi piani tariffari, cambi di gestore telefonico, offerte di acquisto di prodotti alimentari! Il classico spot pubblicitario va sempre più perdendo efficacia ed allora si cercano nuove strade sempre più invasive.&lt;br /&gt;Il mondo occidentale sembra affetto da una sorta di &lt;strong&gt;bulimia da consumo&lt;/strong&gt; che contraddistingue tutti gli aspetti della nostra vita. Un recente studio dell’Università della Carolina ha rilevato come per la prima volta nel mondo il numero di obesi (circa un miliardo) abbia superato il numero delle persone denutrite (circa 800 milioni).&lt;br /&gt;Uno studio dell’Istituto Mario Negri mostra che in Italia ogni anno vengono gettate via perché scadute circa 10 confezioni di medicinali a famiglia (equivalenti a 800 milioni di Euro), ed i cui due terzi terminano in discarica in quanto non sono differenziate nella raccolta dei rifiuti. Ed a proposito dei rifiuti, il packaging dei nostri prodotti ci sta letteralmente sommergendo.&lt;br /&gt;Le nostre città corrono il rischio di diventare sempre più simili alla Leonia che Italo Calvino, in uno dei suoi celebri racconti, immagina travolta dagli stessi rifiuti che produce (e i recenti casi di Napoli e Palermo in fondo ne sono un esempio emblematico).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Guido Viale&lt;/strong&gt; osserva come “&lt;em&gt;il costo di una confezione di pomodori in scatola è di pochi centesimi ma il costo del suo smaltimento come rifiuto è tre volte tanto. Se si considera poi il degrado ambientale che questo rifiuto provoca, il costo complessivo di questo imballaggio sarebbe anche dieci volte maggiore&lt;/em&gt;”. La spesa alimentare va costantemente riducendosi nei bilanci delle famiglie: ancora agli inizi degli anni Settanta essa assorbiva circa il 36% della spesa mentre nel 2009 ammonta al solo 15,6%. La spesa per la comunicazione sta superando quella alimentare. Il solo cellulare assorbe il 6% della spesa familiare per non parlare di quanto incida sui nostri budget quella per l’auto. Oggi un litro di benzina costa quanto un kg. di pasta che a sua volta costa quanto un biglietto per il tram!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna sembra che qualcosa stia mutando nel comportamento individuale. Una serie di indagini condotte sul consumo, e illustrate con dovizia di dati e rigore scientifico riportati in questo testo, tendono a dimostrare come stiano emergendo modelli di consumo diversi da quelli sinora egemoni e che vanno in direzione di un &lt;em&gt;consumismo meno esasperato&lt;/em&gt; ma non verso la cosiddetta &lt;em&gt;decrescita&lt;/em&gt; auspicata da taluni (&lt;strong&gt;Serge Latouche&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Maurizio Pallante&lt;/strong&gt;, solo per citare i primi che mi vengono in mente e non tralasciando &lt;strong&gt;Wolfgang Sachs&lt;/strong&gt; le cui posizioni sono tuttavia meno ortodosse rispetto ai primi due).&lt;br /&gt;Anzi, Fabris, nei confronti della &lt;strong&gt;filosofia della decrescita&lt;/strong&gt;, è piuttosto critico definendola &lt;em&gt;un’utopia anacronistica&lt;/em&gt;. Oggi il consumatore medio inizia a manifestare segni di disagio e sazietà nei confronti di un’iperofferta inarrestabile e cerca di reagire a questo stato di cose con un atteggiamento meno passivo rispetto al passato, più attento e consapevole e tuttavia lontano dal “&lt;em&gt;fermate il mondo voglio scendere&lt;/em&gt;” proposto dai profeti della decrescita. A tale riguardo Fabris pone una questione molto semplice: “&lt;em&gt;Come è possibile –&lt;/em&gt; egli si chiede &lt;em&gt;- imporre di tirare il freno a mano a chi si affaccia appena adesso ad un livello di benessere diffuso? Ed ancora come possiamo lottare contro la povertà e la fame che attanaglia ancora più di un miliardo di persone nel mondo, riducendo drasticamente i consumi?”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Tra capitalismo e decrescita può svilupparsi, e ciò sta già accadendo in talune fasce ancora minoritarie della popolazione italiana, una terza via, quella appunto che Fabris definisce della &lt;strong&gt;post-crescita&lt;/strong&gt; e che coniuga qualcosa di entrambe le due filosofie.&lt;br /&gt;Sembra dunque che stia emergendo un nuovo trend. Tra i primi cambiamenti riscontrati da Fabris emerge una &lt;em&gt;&lt;strong&gt;progressiva acquisizione di sensibilità ambientale&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;. La presa di consapevolezza della progressiva distruzione delle risorse naturali, dell’innalzamento della temperatura del pianeta, degli effetti del consumo eccessivo delle risorse in precedenza trascurati, stanno finendo per convergere nella presa di coscienza da parte di alcuni di noi che l’attuale modello di sviluppo basato sul presupposto di una crescita continua e illimitata dei consumi comincia ormai a entrare in crisi.&lt;br /&gt;Sta nascendo una nuova figura di &lt;strong&gt;consumatore riflessivo&lt;/strong&gt; – sostiene ancora Fabris – in cerca di un equilibrio tra l’avidità di ieri e l’anoressia predicata dai sostenitori della decrescita. A tale proposito egli prende ad esempio la nascita in questi ultimi anni di fenomeni collettivi quali i &lt;strong&gt;GAC&lt;/strong&gt; (Gruppi di Acquisto Collettivi) ed i &lt;strong&gt;GAS&lt;/strong&gt; (Gruppi di Acquisto Solidale) che si ispirano ai principi del localismo e del consumo consapevole.&lt;br /&gt;In fondo è proprio attraverso le scelte alimentari,  del vestiario, dell’abitazione e del suo arredo, dell’impiego del tempo libero e delle letture che si definisce il nostro stile di vita. E questo in qualche modo supera, per importanza, perfino la scelta del voto politico. &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Oggi quando acquistiamo un prodotto esprimiamo una preferenza esattamente come quando andiamo a votare alle elezioni. &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;La differenza sta nel fatto che il consumo appare ora un’arma molto più affilata del voto.&lt;br /&gt;Anche Fabris, almeno in questo in totale sintonia con  Serge Latouche, prende le distanze, nella propria analisi, dal &lt;strong&gt;PIL&lt;/strong&gt; come attendibile misuratore della crescita economica e del benessere di un Paese. Esso si rivela,  a suo parere, ormai un sistema anacronistico e addirittura “socialmente offensivo”. Del resto già nel lontano 1968 anche Bob Kennedy in un suo celebre discorso aveva affermato come “&lt;em&gt;ad alimentare il PIL sono anche l’inquinamento dell’aria, il costo delle ambulanze che intervengono sulle strade  per gli incidenti,… le serrature per barricare le nostre case, i costi della prigione per chi le infrange…”.&lt;/em&gt; Il PIL oggi non misura la qualità dei prodotti, la loro compatibilità ambientale, la qualità della vita. Da qui la necessità, ormai sostenuta da molti, di individuare nuovi indicatori per la misurazione dello stato di sviluppo di un Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci stiamo avviando dunque ad una nuova fase che appunto Fabris definisce di post-crescita e di &lt;strong&gt;post-consumismo&lt;/strong&gt;. Come protagonisti di questa nuova fase egli indica tre soggetti: il &lt;em&gt;consumatore&lt;/em&gt;, lo&lt;em&gt; Stato&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;sistema delle imprese&lt;/em&gt;. Tra questi, a suo avviso, sarà proprio il consumatore ad avere il maggior peso e la maggiore importanza nel contribuire al cambiamento che ci attende. Il nuovo consumatore dovrà tenere un atteggiamento &lt;em&gt;responsabile&lt;/em&gt; nei confronti delle patologie ambientali indotte dal consumo, &lt;em&gt;critico&lt;/em&gt; verso modelli improntati allo spreco e &lt;em&gt;consapevole &lt;/em&gt;anche del significato politico che le sue scelte di consumo potranno svolgere.&lt;br /&gt;Fabris, tra le sue tante considerazioni, ne fa una che condivido particolarmente. Egli mostra seria preoccupazione e indica come uno dei principali ostacoli alla diffusione di questa sorta di new deal dei consumi, l’integralismo di segmenti di popolazione che si propongono come avanguardie di questo nuovo modello e segnatamente del cosiddetto “&lt;em&gt;ambientalismo del NO&lt;/em&gt;” e di una &lt;em&gt;cultura radical chic&lt;/em&gt; che hanno come comun denominatore l’avversione assoluta per il capitalismo, l’ostracismo incondizionato contro le grandi aziende multinazionali e l’adesione ad una visione del mondo tra l’ascetico e l’esclusivo impegno militante. Egli definisce queste frange  che predicano una sorta di ritorno allo stato di natura preindustriale come “&lt;em&gt;talebane&lt;/em&gt;” e stigmatizza certe loro scelte (&lt;em&gt;il bagno da farsi una volta al mese, l’acqua del cesso da tirare una volta al giorno, la vocazione al bricolage e via dicendo&lt;/em&gt;) magari singolarmente apprezzabili ma che finiscono con lo scadere nel caricaturale quando si pretende vengano messe a sistema. Insomma pur manifestandone il massimo rispetto, Fabris teme che con il loro scostante massimalismo certi comportamenti possano alla fine scoraggiare un vasto pubblico di persone interclassista ed intergenerazionale che ha l’assoluta necessità di trovare punti di unione che coagulino queste nuove sensibilità emergenti che oggi iniziano a manifestarsi a più livelli e delle quali in questo testo viene proposta un’attenta analisi.&lt;br /&gt;Vediamo di elencarne le principali:&lt;br /&gt;Poco meno dei due terzi della popolazione oggi afferma di preferire, a parità di costo, una marca attiva in &lt;strong&gt;&lt;em&gt;difesa dell’ambiente&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Una fetta sempre più consistente della popolazione oggi percepisce lo &lt;em&gt;&lt;strong&gt;spreco come un disvalore&lt;/strong&gt;.&lt;/em&gt; A sostegno di questa tesi mi si permetta una breve digressione: di tutte le forme di spreco quella alimentare è certo la più imbarazzante. Si calcola che circa un quinto della spesa alimentare finisca nelle immondizie. Una media di circa 600 euro annue per famiglia: 27 kg. di cibo!&lt;br /&gt;Un altro trend significativo è il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;progressivo passaggio dal possesso di un oggetto al suo accesso&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;: per dirla con le parole di &lt;strong&gt;Jeremy Rifkin&lt;/strong&gt; si riscontra un &lt;em&gt;passaggio dal regime di proprietà basato sulla titolarietà di un bene al regime di accesso basato sulla garanzia di disponibilità temporanea di quello stesso bene&lt;/em&gt;. Potremmo fare moltissimi esempi a tal proposito. Basti pensare alle note pratiche del &lt;em&gt;leasing&lt;/em&gt; o del &lt;em&gt;franchising&lt;/em&gt;. In generale tutto ciò che si può prendere &lt;em&gt;in affitto&lt;/em&gt;, in luogo dell’acquisto, sta registrando una forte accelerazione. La stessa mitologia della seconda casa al mare o in montagna sta ridimensionandosi a vantaggio dei soggiorni in agriturismo o su navi da crociera o in alternativa delle case in multiproprietà. Lo scambio, il baratto, anche delle case, sono divenuti di grande attualità. La stessa &lt;strong&gt;&lt;em&gt;gratuità&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;comincia ad assumere connotazioni importanti ed in tal senso &lt;strong&gt;&lt;em&gt;l’utilizzo di internet&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ne rappresenta un veicolo imprescindibile: pensiamo solo alla possibilità di scaricare dalla rete non solo una quantità enorme di dati ed informazioni gratuite, ma addirittura file musicali e film.&lt;br /&gt;Una pratica già accennata è quella del diffondersi dei &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gruppi di Acquisto&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;i GAS&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, cui si aggiunge il parallelo sviluppo dei cosiddetti &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Farmer Market&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ovvero punti vendita di prodotti alimentari gestiti direttamente dai contadini-produttori che riducono drasticamente l’intermediazione commerciale sul prezzo e garantiscono al consumatore la genuinità e la provenienza del prodotto oltre ad abbattere le cosiddette esternalità dei costi.&lt;br /&gt;Si sta riscontrando un sempre maggiore gradimento per il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;biologico&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (22% di italiani nel 2008 e 26% nel 2009!). Questo dato risulta particolarmente interessante specie se ne valutiamo gli aspetti economici. Un prodotto biologico costa in media circa un quinto in più rispetto a quello tradizionale, eppure, nonostante la contingenza economica poco favorevole, se ne registra da alcuni anni un costante aumento nelle percentuali d’acquisto. Tra l’altro - altra brevissima digressione - l’Italia, con i suoi 50.000 produttori e gli oltre un milione di ettari di terreno dedicati, risulta essere il primo Paese al mondo nell’agroalimentare biologico.&lt;br /&gt;Ma analoghe controtendenze le possiamo riscontrare sia nel settore dell’abbigliamento che in quello del consumo dei prodotti cosmetici e perfino in quello dei trasporti dove si registra un sensibile ritorno &lt;strong&gt;&lt;em&gt;all’uso della bicicletta&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; come mezzo di locomozione, specie nelle grandi città. A tal proposito il costante propagarsi del &lt;strong&gt;&lt;em&gt;bike-sharing&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (la condivisione della bicicletta tra più utenti) ne è un’eccellente dimostrazione.&lt;br /&gt;Un altro fenomeno in costante crescita è quello del cosiddetto “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;ecoturismo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. E’ ormai un dato di fatto facilmente riscontrabile quello del proliferare negli ultimi anni degli Agriturismi. Tra le principali motivazioni che hanno indotto molti a prediligere questa nuova forma di vacanza ci sono un diverso rapporto con la natura e l’ambiente, la ricerca di una formula meno omologabile alla vacanza tradizionale, ma soprattutto l’attenzione verso l’ambiente, l’idea di una vacanza ecosostenibile e la possibilità per chi vive da sempre in città di ristabilire un contatto e anche un interscambio culturale con il mondo rurale che, ad esempio, ormai i nostri figli ignorano.&lt;br /&gt;Anche nel campo&lt;strong&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;dei&lt;strong&gt;&lt;em&gt; rifiuti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; si registrano dei passi importanti. Farsi carico dello smaltimento dei rifiuti sta divenendo un vero &lt;strong&gt;&lt;em&gt;dovere civico&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Oggi circa i due terzi dei nostri rifiuti sono da accreditare direttamente o indirettamente alle confezioni dei prodotti che acquistiamo. In questo senso la disponibilità delle persone a farsi carico del problema è decisamente aumentata rispetto ad una decina di anni fa. Le indagini restituiscono addirittura l’orgoglio dei cittadini di certe aree o comuni (in Toscana il Comune di Capannori (LU) ne è un esempio) nel dichiarare il primato della propria zona in questo tipo d’impegno considerato ormai come una battaglia di civiltà che deve vedere la partecipazione di tutti.&lt;br /&gt;Anche il recente favore verso &lt;strong&gt;&lt;em&gt;l’utilizzo di prodotti sfusi o alla spina&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è estremamente indicativo in proposito.&lt;br /&gt;In generale da questa ricerca emerge con chiarezza una crescente consapevolezza da parte del consumatore che tramite le scelte di acquisto si può esprimere anche un implicito messaggio di premio per marche, prodotti, servizi virtuosi. Sia pur lentamente si sta facendo avanti un sentire sempre più critico verso il mondo dell’iperconsumo e sempre più attento non solo a come le merci possono soddisfare i bisogni, ma pure a quali danni sociali e politici esse possono essersi lasciate alle spalle nel loro processo di produzione.&lt;br /&gt;Si sta delineando, insomma, sempre più chiaramente una &lt;strong&gt;&lt;em&gt;nuova figura di consumatore&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;autonomo, competente, esigente, selettivo, disincantato, responsabile e riflessivo&lt;/em&gt;, quello che con una felice intuizione &lt;strong&gt;Maria Romana Zorino&lt;/strong&gt; ha definito un &lt;strong&gt;&lt;em&gt;consum-attore&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Fabbri paragona questa nuova figura del "&lt;em&gt;consum-attore&lt;/em&gt;" al personaggio mitologico di &lt;strong&gt;Prometeo&lt;/strong&gt;. Così come Prometeo riuscì ad impossessarsi del fuoco sottraendolo all’Olimpo, oggi il neo consumatore è riuscito ad impossessarsi della conoscenza del prodotto un tempo esclusiva delle aziende produttrici. Tuttavia, e il paragone non è casuale, come Prometeo fu incatenato dagli Dei così ancora oggi sono molti gli ostacoli che le aziende frappongono tra il consumatore e l’acquisizione di una sua totale consapevolezza. Questo a considerazione del fatto che molto lavoro deve ancora essere compiuto e sarebbe davvero illusorio ritenere di essere già fuori dal problema. Ancora una volta però il mito ci viene in soccorso: così come Eracle liberò Prometeo dalle catene, le straordinarie &lt;strong&gt;&lt;em&gt;potenzialità del Web&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nel consentire a chiunque di accedere a dati e informazioni altrimenti di difficile reperibilità vengono considerate da Fabris come una delle armi più potenti a nostra disposizione per contrastare questo deficit di conoscenze che ancora impedisce ai più tra noi di entrare in possesso della verità ed agire di conseguenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Piero Bevilacqua&lt;/strong&gt;, nel suo &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Miseria dello sviluppo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” scrive: “&lt;em&gt;Cosa c’è da sviluppare o innovare in un habitat salubre o incontaminato, nel paesaggio delle campagne d’Italia o di Francia, nei centri storici delle città d’Europa e del mondo, nelle nostre piazze, nelle tradizioni alimentari mediterranee e di tutti i paesi ereditate da millenni di sapienza popolare? Che cosa c’è da innovare nell’immenso patrimonio artistico che ereditiamo dal passato, nell’eterno diletto di leggere romanzi, passeggiare per i boschi, osservare il mare, contemplare il cielo stellato? Che cosa rimane ancora da sviluppare della gioia di conversare con i propri figli, stare con gli amici, fare l’amore, giocare con i nostri animali? Nulla, in realtà, di ciò per cui vale la pena di vivere ha bisogno di essere sviluppato”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sogno il tempo in cui simili parole torneranno ad essere scontate per la maggioranza di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-1775205066881422627?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/1775205066881422627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=1775205066881422627' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1775205066881422627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/1775205066881422627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/04/la-societa-post-crescita-di-giampaolo.html' title='&quot;La società post-crescita&quot; di Giampaolo Fabris'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S7marG2o1iI/AAAAAAAAAaw/2MQJclmCYgE/s72-c/9788823832527g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-7070441227124403657</id><published>2010-03-04T07:22:00.006+01:00</published><updated>2010-03-06T09:15:33.525+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='club di Budapest'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='massa critica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='creativi culturali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paradigma olistico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Olos'/><title type='text'>Il paradigma dei Creativi Culturali</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S49SelHtWJI/AAAAAAAAAaQ/UIUvI1Nv12w/s1600-h/image_mini.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 141px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5444661159828215954" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S49SelHtWJI/AAAAAAAAAaQ/UIUvI1Nv12w/s400/image_mini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si è tenuta &lt;strong&gt;sabato 27 febbraio 2010&lt;/strong&gt;, in un affollatissimo Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, la presentazione del film &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Olos, l’Anima della Terra&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”, proiettato in anteprima al Klimaforum di Copenaghen lo scorso mese di dicembre.&lt;br /&gt;Il film ambisce a rappresentare il manifesto di una nuova cultura planetaria trasversale che sembra stia emergendo tra la popolazione dei Paesi più sviluppati: quella che accomuna i cosiddetti creativi culturali.&lt;br /&gt;Il termine “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;creativi culturali&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” è stato coniato per la prima volta dal sociologo americano &lt;strong&gt;Paul H. Ray&lt;/strong&gt; che, tra la metà degli anni ’80 e la fine degli anni ’90, assieme alla psicologa &lt;strong&gt;Sherry R. Anderson&lt;/strong&gt; ha svolto numerose ricerche e studi su questo campione di popolazione artefice, secondo i due studiosi, di un processo di cambiamento culturale tuttora in atto ed in continuo sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi un sempre maggior numero di persone si dichiara preoccupato per lo stato dell’ambiente, la pace nel mondo, il mutamento climatico, le ingiustizie sociali ed economiche e, per contro, cerca nei comportamenti di tutti i giorni di adottare atteggiamenti improntati ad uno stile di vita più consapevole, ecosostenibile, volti alla ricerca di una migliore qualità della vita ed ispirati alla ricerca di una crescita personale e interiore. Se vi riconoscete in questi valori e obiettivi anche voi potrete, con orgoglio, definirvi dei “&lt;em&gt;creativi culturali&lt;/em&gt;”. Gli studi di Ray e Anderson hanno rilevato come negli USA i creativi culturali, ancora esigua minoranza di persone negli anni ’60, sono passati oggi a rappresentare un campione di &lt;em&gt;oltre il 30% della popolazione americana&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Gli studi di Ray sono stati ripresi in Italia da &lt;strong&gt;Enrico Cheli,&lt;/strong&gt; sociologo e docente all’Università di Siena e &lt;strong&gt;Nitamo Montecucco&lt;/strong&gt;, medico psicosomatista, ricercatore del Centro di Medicina Naturale dell’Università di Milano, nonché presidente del &lt;strong&gt;Club di Budapest Italia&lt;/strong&gt; (per info visita il sito: &lt;a href="http://www.club-of-budapest.it/"&gt;http://www.club-of-budapest.it/&lt;/a&gt; ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi due studiosi italiani, oltre ad aver collaborato alla realizzazione del film “Olos”, sono anche gli autori del libro &lt;strong&gt;“I Creativi Culturali”&lt;/strong&gt; (Xenia Edizioni, €. 10,00) nel quale vengono presentate le analoghe indagini sul tema condotte nel nostro Paese e che dimostrano come anche da noi, ma in generale in tutti i principali Paesi europei, i &lt;em&gt;creativi culturali&lt;/em&gt; si stanno negli anni moltiplicando con percentuali piuttosto vicine a quelle rilevate negli USA.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S49SpA5EkzI/AAAAAAAAAaY/YFbq3PQZNzg/s1600-h/copertina_creativi_culturali.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 170px; FLOAT: right; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5444661339081708338" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S49SpA5EkzI/AAAAAAAAAaY/YFbq3PQZNzg/s400/copertina_creativi_culturali.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In generale, dagli studi italiani e da quelli effettuati da Ray, emerge come oltre il 30% della popolazione rientra oggi in questa categoria di persone, composta da una lieve e maggiore percentuale di donne rispetto agli uomini ( 55% donne e 45% uomini), e che il tema in assoluto più caro ai creativi culturali è &lt;em&gt;la pace&lt;/em&gt; seguita subito a ruota dalla &lt;em&gt;difesa dell’ambiente&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ma il dato a mio parere più rilevante è un altro.&lt;br /&gt;Dalla comparazione dei due studi emerge con chiarezza la presenza di una &lt;em&gt;cultura trans-nazionale largamente condivisa&lt;/em&gt; e in continua espansione che si pone l’obiettivo di divenire nel tempo la nuova cultura dominante e contraddistinta dal senso di responsabilità diretta dell’individuo. I &lt;em&gt;Creativi Culturali&lt;/em&gt; sostengono la necessità di impegnarsi in prima persona a seguire uno stile di vita in grado di fornire un contributo attivo affinché il cambiamento positivo auspicato possa verificarsi.&lt;br /&gt;Il filosofo e premio Nobel per la Pace &lt;strong&gt;Ervin Laszlo&lt;/strong&gt; sostiene che “&lt;em&gt;noi non sappiamo con certezza quello che ci riserva il futuro. Tuttavia sappiamo di non poter continuare ad andare avanti come abbiamo fatto finora”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Stiamo distruggendo la struttura della società, l’insicurezza sta crescendo sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, e più di 900 milioni di persone nel mondo vivono in slum, baraccopoli.&lt;br /&gt;Un miliardo di abitanti del pianeta ha a disposizione e utilizza l’80% delle risorse del pianeta, e il resto della popolazione della Terra (6 miliardi di persone) ha a disposizione il rimanente 20% di risorse. Non bastasse questo, stiamo anche distruggendo il pianeta. La produzione di risorse biologiche è giunta al suo massimo, le biodiversità sono minacciate e in via di estinzione, l’acqua scarseggia per più della metà della popolazione mondiale. I cambiamenti climatici minacciano di rendere inadatto parte del pianeta alla produzione di alimenti e alla vita stessa della popolazione che lo abita.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Il punto&lt;/em&gt; - sostiene ancora Laszlo - &lt;em&gt;non è tanto quello di cambiare - quello lo dovremo fare per forza - ma piuttosto la domanda da porsi è un’altra: cambieremo in tempo? "&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Già nel XVIII° secolo &lt;strong&gt;Thomas Malthus&lt;/strong&gt; aveva teorizzato che un giorno il numero degli abitanti del pianeta avrebbe superato la capacità di produzione di cibo necessario a sfamarli.&lt;br /&gt;Oggi consumiamo più di quanto possiamo rigenerare o rimpiazzare e scartiamo più di quanto la natura può assorbire.&lt;br /&gt;E’ indispensabile pertanto acquisire una diversa consapevolezza che si basi su valori diversi e priorità diverse da quelle che hanno caratterizzato la nostra vita sino ad oggi. Questa è probabilmente l’unica strada che possiamo percorrere per salvaguardare la vita della specie umana sulla Terra. Perché il punto è anche un altro. La Terra ha 4 miliardi e mezzo di anni, è sopravvissuta all’estinzione dei dinosauri, sopravvivrà senz’altro anche all’estinzione dell’uomo.&lt;br /&gt;Il problema è nostro e della nostra specie.&lt;br /&gt;Che fare allora?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;M. Ghandi&lt;/strong&gt; sosteneva: “ &lt;em&gt;sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A. Einstein&lt;/strong&gt; aggiunse: &lt;em&gt;“non puoi risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha creato il problema”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Se vogliamo salvare il mondo attuale dobbiamo cambiare noi stessi e il nostro modo di pensare&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I &lt;em&gt;Creativi Culturali&lt;/em&gt; partono da due presupposti per indurre tale auspicato cambiamento:&lt;br /&gt;- il primo è la &lt;strong&gt;consapevolezza che uomo e natura sono un tutt’uno&lt;/strong&gt; e non due entità separate.&lt;br /&gt;- il secondo presupposto è &lt;strong&gt;il senso di responsabilità diretta di ognuno di noi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Se siamo tutt’uno con la natura e con gli altri le nostre responsabilità non finiscono con noi stessi, con le nostre famiglie, col nostro Paese, ma comprendono l’intera famiglia umana e la Terra tutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film “&lt;strong&gt;Olos&lt;/strong&gt;” prende il nome dal termine greco che sta proprio a significare&lt;em&gt; il “tutto”, l’”intero&lt;/em&gt;” e cerca di sviluppare i concetti sopra accennati. Fà questo partendo dalla definizione del cosiddetto “&lt;strong&gt;paradigma olistico&lt;/strong&gt;” ovvero uno schema d’interpretazione della realtà che prendendo le distanze dallo schema immaginato dal filosofo &lt;strong&gt;Cartesio&lt;/strong&gt; e che separava decisamente materia e spirito, scienza e coscienza (&lt;em&gt;res cogitans e res extensa, &lt;/em&gt;appunto), tenta invece di affermare il &lt;em&gt;modello olistico&lt;/em&gt; basato invece su una concezione unitaria e più complessa dell’uomo e del pianeta in cui egli vive.&lt;br /&gt;E’ in fondo quanto già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso hanno tentato di affermare movimenti culturali quali &lt;em&gt;l’ambientalismo, l’ecologia, le medicine alternative &lt;/em&gt;o alcune pratiche meditative quali lo&lt;em&gt; yoga, lo zen, il buddismo&lt;/em&gt; e altre ancora.&lt;br /&gt;Avvalendosi della collaborazione di una trentina di illustri scienziati e studiosi di tutto il mondo, “&lt;strong&gt;Olos&lt;/strong&gt;” tenta di dimostrare le basi scientifiche del paradigma olistico analizzandone le singole branche di ricerca: dalla medicina alla genetica, dalla psicologia alla filosofia fino all’ecologia dove si riconosce a &lt;strong&gt;James Lovelock&lt;/strong&gt; e alla sua &lt;em&gt;&lt;strong&gt;“Ipotesi Gaia&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;” (dove l’intera gamma delle specie viventi sulla Terra viene vista come una singola grande unità attiva e capace di manipolare l’ambiente per le proprie necessità globali), probabilmente uno dei contributi più significativi allo sviluppo del paradigma olistico.&lt;br /&gt;Lo stesso percorso, in maniera più articolata e dettagliata, viene seguito anche nel libro &lt;em&gt;&lt;strong&gt;“I Creativi Culturali” di Cheli e Montecucco.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;Scopo ultimo dei &lt;em&gt;Creativi Culturali&lt;/em&gt; è quello, attraverso una divulgazione sempre più ampia e capillare possibile dei loro principi ispiratori, di costituire la cosiddetta “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;massa critica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;” necessaria al cambiamento globale.&lt;br /&gt;La “&lt;em&gt;massa critica&lt;/em&gt;” in fisica individua la quantità di materiale fissile (uranio, plutonio) necessaria ad innescare una reazione a catena. Essa viene presa a paragone in questo caso per indicare come una minoranza attiva della popolazione più sensibile delle altre a certe tematiche possa tuttavia indurre un grande cambiamento sociale nel momento in cui raggiunge un certo grado di numerosità o di intensità. E tale cambiamento al raggiungimento di questa soglia critica potrà a quel punto svilupparsi in maniera assai repentina e radicale.&lt;br /&gt;E’ indubbio che l’umanità ed il pianeta si trovino ad attraversare un periodo storico di grandi sconvolgimenti climatici, sociali, economici ed esistenziali. Parallelamente è altrettanto indubbio come sia in atto anche un processo di messa in discussione della cultura dominante. Si tratta di due tendenze in netta contrapposizione tra loro: una &lt;em&gt;distruttiva&lt;/em&gt; ed una &lt;em&gt;costruttiva&lt;/em&gt;. L’esito di questo scontro è ancora incerto.&lt;br /&gt;E’ però sicuro che non abbiamo ancora molto tempo a disposizione per la nostra scelta definitiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’iniziativa in Palazzo Vecchio non aveva avuto quasi alcun risalto sugli organi di stampa locali e ciononostante il Salone dei Cinquecento a Firenze era gremitissimo.&lt;br /&gt;Che davvero qualcosa sia stia muovendo a livello di consapevolezza collettiva e desiderio di cambiare per il meglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per maggiori info consulta: &lt;a href="http://www.reteolistica.it/"&gt;http://www.reteolistica.it/&lt;/a&gt; oppure &lt;a href="http://www.creativiculturali.it/"&gt;http://www.creativiculturali.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-7070441227124403657?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/7070441227124403657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=7070441227124403657' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/7070441227124403657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/7070441227124403657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/03/il-paradigma-dei-creativi-culturali.html' title='Il paradigma dei Creativi Culturali'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S49SelHtWJI/AAAAAAAAAaQ/UIUvI1Nv12w/s72-c/image_mini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-2330680435326585805</id><published>2010-02-09T09:20:00.010+01:00</published><updated>2010-02-09T09:41:06.383+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='campagna sempreverde; tutela ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='abeti di natale'/><title type='text'>Sempreverde 2009: l'evento di chiusura</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S3Ec08bgc_I/AAAAAAAAAYc/g2xJ1Y_aEMc/s1600-h/Sempreverde+2009+021.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; FLOAT: left; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436157921113175026" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S3Ec08bgc_I/AAAAAAAAAYc/g2xJ1Y_aEMc/s400/Sempreverde+2009+021.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Domenica 7 Febbraio&lt;/strong&gt; si è tenuta la giornata di chiusura della &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Campagna Sempreverde 2009&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; realizzata dalla Obi Italia e patrocinata dagli Amici della Terra.&lt;br /&gt;Il progetto, avviatosi nello scorso mese di dicembre, offriva, agli acquirenti degli abeti natalizi in vendita in tutti i centri commerciali della Obi presenti sul territorio italiano, la possibilità, riconsegnando la pianta in buono stato vegetativo entro il 9 gennaio 2010, di ottenere un buono acquisto equivalente al prezzo e l’impegno da parte di Obi di provvedere alla ripiantumazione dell’abete, dietro la supervisione dell’associazione Amici della Terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli &lt;strong&gt;Amici della Terra di Firenze&lt;/strong&gt;, coordinatori ufficiali della campagna nazionale, la scorsa domenica hanno organizzato una giornata con l’intento di celebrare l’evento e dare avvio ufficiale al recupero e ripiantumazione degli abeti natalizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tutto è stato reso possibile grazie alla disponibilità ed alla collaborazione &lt;strong&gt;dell’Azienda Agricola “Bani”&lt;/strong&gt; di Castel San Niccolò (AR) nel Casentino che produce gli abeti e che ha accolto con entusiasmo la proposta di recupero delle piante. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per maggiori info sull’iniziativa puoi consultare il precedente post all’indirizzo: &lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/11/la-campagna-sempreverde-2009.html"&gt;http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/11/la-campagna-sempreverde-2009.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confortati anche da una splendida giornata di sole, una comitiva di volontari degli Amici della Terra di Firenze ha raggiunto nella mattinata il Comune di &lt;strong&gt;Castel San Niccolò&lt;/strong&gt; in provincia di Arezzo, dove ha prima goduto dell’interessante visita al Castello del paese, e poi è stata accolta e abbondantemente rifocillata con un pasto a base di prodotti e specialità Casentinesi dall’Azienda Bani che ha voluto così gentilmente premiare tutti i partecipanti all’iniziativa.&lt;br /&gt;Nel primo pomeriggio si è poi finalmente proceduto all’avvio della ripiantumazione degli alberi in un'area appositamente destinata e preparata.&lt;br /&gt;I volontari degli Amici della Terra hanno naturalmente solo dato l’avvio all’operazione piantando circa una cinquantina di abeti. L’operazione vera e propria sarà infatti completata in questi giorni dagli operatori dell’Azienda Bani che ripiantumeranno oltre 3.000 piante, questo infatti è il lusinghiero numero complessivo di abeti recuperati con questa operazione.&lt;br /&gt;Essendo ormai giunti alla terza edizione della Campagna Sempreverde e calcolando il numero di abeti raccolti nelle precedenti edizioni, sono già oltre 10.000 le piante recuperate grazie al progetto!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S3EcXzqkZ9I/AAAAAAAAAYU/ZDbqQmmG8ts/s1600-h/Sempreverde+2009+040.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436157420544223186" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S3EcXzqkZ9I/AAAAAAAAAYU/ZDbqQmmG8ts/s400/Sempreverde+2009+040.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per visionare lo slide show con le immagini dei protagonisti della giornata di chiusura di Sempreverde 2009 vai al seguente indirizzo ( e poi clicca sulla freccia di avvio): &lt;a href="http://picasaweb.google.com/ms130965/Sempreverde2009?fgl=true&amp;amp;fgl=true&amp;amp;fgl=true&amp;amp;pli=1#slideshow/5435949261982201714"&gt;http://picasaweb.google.com/ms130965/Sempreverde2009?fgl=true&amp;amp;fgl=true&amp;amp;fgl=true&amp;amp;pli=1#slideshow/5435949261982201714&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Un sincero grazie da parte mia a tutti coloro i quali hanno collaborato a questa bella iniziativa che mi auguro possa proseguire anche nei prossimi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;Presidente&lt;br /&gt;Amici della Terra Firenze Onlus&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-2330680435326585805?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/2330680435326585805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=2330680435326585805' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2330680435326585805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2330680435326585805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/02/sempreverde-2009-levento-di-chiusura.html' title='Sempreverde 2009: l&apos;evento di chiusura'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S3Ec08bgc_I/AAAAAAAAAYc/g2xJ1Y_aEMc/s72-c/Sempreverde+2009+021.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-9123346746959643682</id><published>2010-01-21T07:04:00.006+01:00</published><updated>2010-01-21T07:22:39.795+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema e ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avatar'/><title type='text'>Il messaggio ecologista di Avatar</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c-vepGAlI/AAAAAAAAAQc/n2oJ7vb9v3Q/s1600-h/wallpaper-avatar-neytiri.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 250px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428876861218619986" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c-vepGAlI/AAAAAAAAAQc/n2oJ7vb9v3Q/s400/wallpaper-avatar-neytiri.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Avatar&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, è il film del momento, tutti ne parlano e, una volta tanto, moltissimi, per la fortuna del cinema in generale, vanno a vederlo.&lt;br /&gt;Si tratta di un capolavoro assoluto? Non lo credo, altrimenti le sale cinematografiche non si riempirebbero di certo…I veri capolavori non sono mai compresi da subito.&lt;br /&gt;Tuttavia ho deciso di parlarne su questo blog perché ritengo che il film abbia molti pregi sia per il messaggio ecologista che lancia che per il suo indubbio valore sul piano storico-cinematografico.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Avatar&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; si avvia a diventare a breve il film con il maggior incasso della storia del cinema. Milioni di persone lo hanno già visto ed altrettante si apprestano ad andare a vederlo. Il successo del film a livello planetario è tale che non ci si può limitare a considerarlo un semplice fenomeno di moda. Chi di voi fosse intenzionato a vedere questa pellicola si armi della pazienza necessaria a fare una lunga coda per accedere al cinema, si prepari a pagare un prezzo superiore alla norma ( costo del biglietto nei cinema di Firenze, &lt;strong&gt;euro 10,50&lt;/strong&gt;) e soprattutto si appresti ad indossare gli ormai famosi e indispensabili occhialini per la visione tridimensionale.&lt;br /&gt;Ammetto che assistere alla visione di un film con la sala pressoché esaurita è qualcosa che non sperimentavo ormai da tempo.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c-9hMMqTI/AAAAAAAAAQk/VJFNjZOEo6I/s1600-h/avatar-film.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 138px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428877102420896050" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c-9hMMqTI/AAAAAAAAAQk/VJFNjZOEo6I/s320/avatar-film.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da appassionato di cinema reputo questo un fatto importante e positivo. C’era davvero bisogno di dare nuovo ossigeno alle sale cinematografiche ormai in declino e affollate solo una volta all’anno in occasione delle feste natalizie. Ben vengano dunque film in grado di invertire questa tendenza. Sarò un nostalgico, probabilmente, ma per me i film vanno visti prima di tutto al cinema.&lt;br /&gt;Cos’è dunque che spinge anche il pubblico più restio ad andare a vedere &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Avatar&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;?&lt;br /&gt;Tra i pregi del film vi è senza dubbio la grande capacità di coinvolgimento dello spettatore in un mondo parallelo dentro al quale è possibile immergersi a prescindere anche dagli strabilianti effetti del &lt;strong&gt;3 D.&lt;/strong&gt; Sono convinto che al successo del film stia contribuendo la sua proiezione tridimensionale, ma sono pure altrettanto convinto che il film avrebbe avuto ugualmente un successo eclatante anche se fosse stato distribuito solo in versione 2D.&lt;br /&gt;Tra l’altro ho trovato un po’ faticoso mantenere questi pesanti occhialini per l’intera durata del film, (oltre 160 minuti). E non sono affatto certo che il 3D, in generale, sia poi quella rivoluzionaria invenzione che dicono.&lt;br /&gt;I veri effetti speciali che &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Avatar&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; produce nello spettatore sono quelli dell’immedesimazione che offre la trama che pure è costruita su meccanismi estremamente semplici e forse per questo facilmente comprensibili da tutti. Tutte le storie che si accavallano e sono narrate nel film ci sono già state raccontate in passato. Sono decine i film che Avatar può ricordarci: da &lt;em&gt;Balla coi Lupi&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Pocahontas&lt;/em&gt;, da &lt;em&gt;Jurassic Park&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Titanic&lt;/em&gt; ( che per inciso, per chi non lo sapesse, è stato realizzato nel 1997 dallo stesso &lt;strong&gt;regista&lt;/strong&gt; di Avatar, &lt;strong&gt;James Cameron&lt;/strong&gt;), solo per citarne alcuni, e per non parlare degli innumerevoli esempi di &lt;em&gt;meta cinematografia&lt;/em&gt; (il cinema al cinema) che richiamano film come &lt;em&gt;Effetto notte&lt;/em&gt; di Truffaut, &lt;em&gt;Hollywood ending&lt;/em&gt; di Woody Allen, &lt;em&gt;Viale del tramonto&lt;/em&gt; di Wilder, &lt;em&gt;Il disprezzo&lt;/em&gt; di Godard o &lt;em&gt;Lo stato delle cose&lt;/em&gt; di Wenders, solo per citare i primi titoli che mi vengono in mente.&lt;br /&gt;Io vi ho trovato un grande parallelismo con &lt;strong&gt;&lt;em&gt;La finestra sul cortile&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c_RdVbtaI/AAAAAAAAAQs/tKfmsMvSUa8/s1600-h/la-finestra-sul-cortile.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 250px; FLOAT: right; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428877444983272866" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c_RdVbtaI/AAAAAAAAAQs/tKfmsMvSUa8/s400/la-finestra-sul-cortile.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se ben ricordate, tutta la nota vicenda di questo capolavoro di &lt;strong&gt;Alfred Hitchcock&lt;/strong&gt; ruota attorno allo sguardo del protagonista. Il pubblico s’immedesima con il protagonista in quanto vede e conosce solo ciò che lui vede e sa. &lt;em&gt;La finestra sul cortile&lt;/em&gt;, giustamente entrato a far parte della storia del cinema, in fondo non fa che rappresentarci una grandiosa metafora dello spettatore. Il protagonista immobilizzato e chiuso nel suo appartamento osserva il mondo esterno dalle sue finestre di casa esattamente come lo spettatore al buio di una sala cinematografica osserva ciò che gli viene mostrato da quella grandiosa finestra che è lo schermo.&lt;br /&gt;Mutatis mutandis, &lt;em&gt;James Cameron&lt;/em&gt; a distanza di oltre 50 anni rielabora e propone qualcosa di analogo aggiornandolo ai tempi nostri e sfruttando le enormi potenzialità della nuova tecnologia. Quello che viene offerto allo spettatore che vede Avatar al cinema è una riproposizione all’ennesima potenza di quanto fatto nel 1954 ne &lt;em&gt;La finestra sul cortile.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Lo spettatore s’immedesima, anche grazie all’utilizzo del 3D, nel protagonista che a sua volta s’immedesima nel corpo di un essere alieno vivendone e percependone tutte le emozioni e sensazioni. Il tutto è ulteriormente amplificato dal fatto che vengono coinvolti nel medesimo meccanismo non uno ma più protagonisti della storia narrata nel film.&lt;br /&gt;Ma la genialità di Avatar non risiede solo in questo.&lt;br /&gt;Cameron costruisce il mondo perfetto nel quale molti di noi vorrebbero trasferirsi a vivere. Quello di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Pandora&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, il pianeta sul quale è ambientata la storia di Avatar - contraddistinto da &lt;em&gt;montagne fluttuanti, vegetazione bioluminescente, esseri volanti multicolori con 4 ali&lt;/em&gt; - rappresenta probabilmente il &lt;em&gt;Paradiso ritrovato&lt;/em&gt; dell’immaginario umano non solo sul piano di una fisicità prorompente e una bellezza straordinaria dell’ambiente, ma anche su quello filosofico-morale impersonato dal popolo &lt;strong&gt;Na’vi&lt;/strong&gt; che vive in totale simbiosi con la natura.&lt;br /&gt;Ed ecco l’aspetto cruciale, sul piano ambientalista, del valore del film: il messaggio che Avatar lancia è alla fine quello che come ambientalisti ci sforziamo di trasmettere alle nuove generazioni e che, sia pur vagamente, a me ha ricordato anche i principi della &lt;em&gt;permacultura,&lt;/em&gt; almeno nella costante ricerca di equilibrio tra uomo e natura che si propone di perseguire questa nuova pratica.&lt;br /&gt;La vera genialità di James Cameron è stata quella di creare uno straordinario contenitore così appetibile e coinvolgente da far risultare credibile qualunque tipo di messaggio egli avesse deciso alla fine di propinarci. Bontà sua, Cameron ha scelto la strada della preservazione della natura e del pacifismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;La specie umana è un tutt’uno con la natura e distruggendola essa condanna anche se stessa&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;. Il messaggio, banale, se vogliamo, almeno per chi si occupa di certe tematiche da tempo, assume in realtà una valenza enorme se pensiamo alle grandi difficoltà e agli enormi sforzi che ogni ambientalista convinto impiega per trasmetterlo agli altri.&lt;br /&gt;Questo film sarà visto da centinaia di milioni di persone. Dobbiamo esserne felici.&lt;br /&gt;Certo il messaggio a tutela dell'ambiente può essere fin troppo convenzionale. Se non conoscessi la filmografia del regista, (negli ultimi anni si è dedicato a realizzare documentari naturalistici), e le sue convinzioni politiche (&lt;strong&gt;James Cameron&lt;/strong&gt;, all’indomani della seconda vittoria di &lt;strong&gt;Bush &lt;/strong&gt;alle elezioni presidenziali americane del 2004, scelse di ritirare la sua domanda di cittadinanza statunitense), sarei tentato di parlare di opportunismo da parte di Cameron che sfrutta il filone dell'ecologia, oggi di gran moda ed in grado di assicurargli un facile successo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In realtà ritengo che dietro questa scelta ci siano delle reali convinzioni.&lt;br /&gt;Del resto non si spiegherebbero altrimenti le soluzioni adottate nella costruzione della sceneggiatura; troppo accurate, logiche e complesse per non essere frutto di profondi convincimenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c_quyp_dI/AAAAAAAAAQ0/0SbVIkDoujg/s1600-h/avatar-film+2.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 259px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428877879165976018" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c_quyp_dI/AAAAAAAAAQ0/0SbVIkDoujg/s400/avatar-film+2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se siete degli adulti ancora capaci di emozionarvi e tornare bambini per qualche ora, dimenticandovi della realtà e accettando con entusiasmo la voglia di vivere una bella favola, andate a vedere questo film. Vi divertirete.&lt;br /&gt;In caso contrario, e un po’ vi compiango, meglio che risparmiate il tempo e la spesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Michele Salvadori&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-9123346746959643682?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/9123346746959643682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=9123346746959643682' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/9123346746959643682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/9123346746959643682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/01/il-messaggio-ecologista-di-avatar.html' title='Il messaggio ecologista di Avatar'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S1c-vepGAlI/AAAAAAAAAQc/n2oJ7vb9v3Q/s72-c/wallpaper-avatar-neytiri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6037770281007071932</id><published>2010-01-10T08:46:00.007+01:00</published><updated>2010-01-10T09:24:49.780+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='impegno sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='green jobs'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pratiche di riuso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecolavori'/><title type='text'>La "Ricicletteria" di Firenze</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mG3pA9JUI/AAAAAAAAAQM/L5ENXrSCPQw/s1600-h/Ricicletteria+2.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425015516605261122" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mG3pA9JUI/AAAAAAAAAQM/L5ENXrSCPQw/s400/Ricicletteria+2.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Contro traffico eccessivo e inquinamento l’uso della bicicletta, in alternativa al mezzo pubblico, sta tornando a diffondersi con sempre maggiore evidenza.&lt;br /&gt;Del resto le statistiche indicano come in Europa oltre il 30% dei tragitti effettuati in auto coprono distanze inferiori ai 3 Km., (Fonte: Eurobarometro – Commissione Europea per l’Ambiente) del tutto affrontabili dunque in bicicletta.&lt;br /&gt;La bicicletta può in effetti rappresentare una valida risposta e contribuire in concreto al miglioramento della qualità della vita, specie di coloro che vivono in città. I vantaggi sono innumerevoli: economici ( riduzione costi per gli spostamenti, riduzione perdita di tempo causa ingorghi del traffico), politici (riduzione dipendenza energetica, risparmio risorse non rinnovabili), ecologici, ( riduzione emissioni climalteranti e inquinanti).&lt;br /&gt;A questo aggiungiamo anche gli importanti effetti benefici sulla salute di chi usa la bicicletta.&lt;br /&gt;In Italia in città come Parma l’uso della bicicletta è condiviso da oltre il 20% dei suoi abitanti ed a Ferrara ( soprannominata per questo “la città della bicicletta”) supera abbondantemente il 30%.&lt;br /&gt;A &lt;strong&gt;Firenze&lt;/strong&gt;, sulla base di un’indagine condotta dalle &lt;strong&gt;Associazioni Città Ciclabile&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Firenzeinbici&lt;/strong&gt; nel 2008 erano circa &lt;strong&gt;30.000 le biciclette&lt;/strong&gt; che ogni giorno venivano utilizzate, corrispondenti a circa il 28% dei veicoli che si muovevano all’interno della ZTL con un incremento di ben l’88% rispetto ai dati analoghi del 2000.&lt;br /&gt;Ed è proprio nel 2000 che prende avvio il bel progetto della &lt;strong&gt;Cooperativa Sociale “Ulisse&lt;/strong&gt;”. Fino ad allora il Comune aveva il problema di doversi disfare delle centinaia di biciclette rimosse (perché risultanti in evidente stato di abbandono) dalle strade della città e che si accumulavano presso la Depositeria Comunale.&lt;br /&gt;La Cooperativa Ulisse, nell’ambito di un progetto allargato legato alla promozione e allo sviluppo dell’utilizzo delle biciclette, sia sul piano della mobilità alternativa, sia sul piano del tempo libero e del turismo, dal 2001 riceve in cessione dal Comune di Firenze le biciclette della Depositeria Comunale ( &lt;strong&gt;evitandone così la loro rottamazione definitiva&lt;/strong&gt;), che vengono riparate in un’apposita officina creata all’interno dell’Istituto Penale di Sollicciano allo scopo di formare i detenuti ad una attività professionale da svolgere in seguito fuori dal carcere. Un’ ulteriore officina è stata aperta anche presso il Carcere Minorile A.Meucci sempre a Firenze.&lt;br /&gt;Dal 2008, a supporto delle officine attive negli Istituti Penali, la Coop. Ulisse ha aperto un nuovo Laboratorio a Firenze in &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Via Giano della Bella, 22&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; allo scopo si offrire supporto all’attività svolta nell’officina di Sollicciano e soprattutto costituire un &lt;strong&gt;punto vendita&lt;/strong&gt; dove consentire al pubblico l’acquisto diretto delle &lt;strong&gt;bici usate riparate&lt;/strong&gt; e ripristinate.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mHHzEVygI/AAAAAAAAAQU/DmxxHK7v7YM/s1600-h/Ricicletteria+1.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425015794181720578" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mHHzEVygI/AAAAAAAAAQU/DmxxHK7v7YM/s400/Ricicletteria+1.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’attività di questa officina esterna rappresenta per la cooperativa una opportunità lavorativa per alcuni dei detenuti che, in misura alternativa al carcere, possono trovare una collocazione lavorativa stabile e per coloro che non hanno opportunità di lavoro in quanto persone appartenenti alle fasce deboli. Infatti la riparazione e vendita delle biciclette da parte dei detenuti del carcere di Sollicciano e dell'Istituto Penale Minorile consente loro di ricavarne uno stipendio dignitoso.&lt;br /&gt;Il personale addetto all’officina, affiancato da personale specializzato, si occupa di formare anche ragazzi svantaggiati all’attività lavorativa in generale e nello specifico alla riparazione delle biciclette da vendere successivamente. Il ricavato del progetto è finalizzato all’esclusiva promozione di queste attività.&lt;br /&gt;Inoltre l’officina di via G. della Bella svolge anche il ruolo di &lt;strong&gt;punto di assistenza&lt;/strong&gt; e riparazione delle bici di un altro progetto della Cooperativa Ulisse in questo settore ovvero il progetto &lt;strong&gt;“Mille&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;e una bici&lt;/strong&gt;” in collaborazione con Firenze Parcheggi S.p.A. ormai attivo da una decina di anni e che consente il &lt;strong&gt;noleggio di circa 200 biciclette&lt;/strong&gt; sul territorio del &lt;strong&gt;Comune di Firenze&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per ogni iniziativa efficace e funzionale, anche per la Ricicletteria di Firenze molto ha contribuito il semplice passaparola tra la cittadinanza. Ormai sono moltissime le persone che conoscono questa iniziativa e che se hanno bisogno di acquistare una bici vengono a cercarla in Via Giano della Bella. I prezzi di queste biciclette “restaurate”, visti i tempi, sono decisamente concorrenziali con il mercato delle bici nuove. In genere si parte dai 40-45 euro in su per una bicicletta da uomo o da donna. Ma si recuperano, e dunque si possono acquistare qui, anche bici per bambini.&lt;br /&gt;“La richiesta, rispetto alla disponibilità – ci spiega il &lt;strong&gt;responsabile &lt;/strong&gt;per la cooperativa del settore bike, &lt;strong&gt;Marco Biagini&lt;/strong&gt; - a è in certi periodi dell’anno talmente elevata che talora occorre prenotare la bicicletta per assicurarsi l’acquisto oppure attendere qualche giorno che nuove bici restaurate giungano da Sollicciano”.&lt;br /&gt;La Cooperativa si rende disponibile anche a &lt;strong&gt;ritirare presso il domicilio vecchie biciclette da sistemare, fare riparazioni con materiale riciclato, &lt;/strong&gt;piccole vendite ad Enti pubblici e/o privati, noleggi per breve/medio/lungo periodo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Insomma, davvero un bell’esempio che concilia l’impegno per l’ambiente con quello nel campo del sociale.&lt;br /&gt;Chi tra voi fosse interessato potrà trovare maggiori informazioni sul sito della Cooperativa al seguente indirizzo: &lt;a href="http://www.cooperativaulisse.it/"&gt;http://www.cooperativaulisse.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mGNIiPaOI/AAAAAAAAAQE/O1JkCNwcWQU/s1600-h/Ricicletteria+3.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; FLOAT: right; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425014786331994338" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mGNIiPaOI/AAAAAAAAAQE/O1JkCNwcWQU/s400/Ricicletteria+3.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’Assessore alla Mobilità del Comune di Firenze, Massimo Mattei, ha dichiarato lo scorso settembre che negli ultimi 4 anni le bici rimosse dalle strade della città e poi donate alla Cooperativa Ulisse sono state ben 4.863 e che l’amministrazione intende continuare ad incentivare anche attraverso iniziative come questa l’uso della mobilità alternativa per combattere i problemi legati alla viabilità. A conforto di tale impegno, lo scorso novembre il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato all’unanimità una mozione che promuove l’uso della bicicletta ad integrazione del trasporto pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sembrano molto lontani i tempi in cui il 13 luglio 1944, a causa degli agguati perpetrati dai partigiani nei confronti delle Forze dell’Ordine, il comandante militare di Firenze, Colonnello Golden, nell’interesse della sicurezza pubblica, con un’apposita ordinanza vietava nella città di Firenze a tutta la popolazione l’uso delle biciclette annunciando che “ i contravventori saranno puniti a termine della legge marziale germanica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, come si dice in questi casi, questa, per fortuna, è un’altra storia …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6037770281007071932?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6037770281007071932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6037770281007071932' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6037770281007071932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6037770281007071932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/01/la-ricicletteria-di-firenze.html' title='La &quot;Ricicletteria&quot; di Firenze'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0mG3pA9JUI/AAAAAAAAAQM/L5ENXrSCPQw/s72-c/Ricicletteria+2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6580323504887565759</id><published>2010-01-06T08:56:00.005+01:00</published><updated>2010-01-06T08:58:20.898+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Impronta ecologica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cambiamenti climatici'/><title type='text'>Calcola la tua Impronta Ecologica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi la gran parte di noi vive in città e tende con troppa facilità a dimenticare lo stretto legame con la natura di cui invece è parte integrante. Per acquistare del cibo andiamo in un negozio usando soldi prelevati da un bancomat e, più tardi, ci sbarazziamo dei rifiuti prodotti lasciandoli nel cassonetto vicino a casa o attraverso lo scarico del bagno.&lt;br /&gt;In realtà nel momento in cui mangiamo, beviamo, respiriamo, ci troviamo a scambiare in continuazione energia e materia con il nostro ambiente. Abbiamo costantemente bisogno di energia e continuamente produciamo scarti e rifiuti di varia natura.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NNvwVlVwI/AAAAAAAAAPc/4VEf44Y9zCs/s1600-h/untitled.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 131px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423263859108828930" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NNvwVlVwI/AAAAAAAAAPc/4VEf44Y9zCs/s200/untitled.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Attingiamo continuamente risorse dalla natura ma non ci poniamo spesso una domanda fondamentale: siamo sicuri che l’utilizzo di questi prodotti non sia più rapido del tempo loro necessario per rigenerarsi? Siamo certi che il nostro scarico dei rifiuti non sia più veloce del tempo necessario a questi ultimi per essere riassorbiti?&lt;br /&gt;Purtroppo oggi conosciamo fin troppo bene le risposte a queste domande; la società moderna si comporta come se la natura fosse una parte spendibile della nostra economia. Sovra sfruttamento dei suoli e produzione dei rifiuti non solo riducono la produttività futura del pianeta ma rischiano di condurre al collasso l’intero ecosistema.&lt;br /&gt;E’ evidente a molti ormai la necessità d’intervenire e modificare gli attuali modelli di sviluppo ma per poter procedere in tal senso è innanzitutto indispensabile poter conoscere in dettaglio quali siano i flussi di materia ed energia che preleviamo dai sistemi naturali. Siamo lontani dalla sostenibilità, ma quanto lontani? Se non siamo in grado di misurare, non avremo la possibilità di agire.&lt;br /&gt;Quanto, allora, esattamente consuma ognuno di noi?&lt;br /&gt;E’ proprio per cercare di fornire una risposta a questa domanda che è nato il concetto di “&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Impronta Ecologica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;”. Chi volesse documentarsi in dettaglio sul tema non potrà prescindere da quello che ormai è divenuto un classico tra i testi che si occupano di sostenibilità: “&lt;strong&gt;L’Impronta Ecologica – Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra”&lt;/strong&gt; ( Edizioni Ambiente, €. 20,00) di &lt;a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/autore/51/"&gt;Mathis Wackernagel&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/autore/77/"&gt;William E. Rees&lt;/a&gt;. Questi due ecologi furono gli ideatori del concetto nel 1994 e pubblicarono una prima edizione di questo libro nel 1996 a cui negli anni ne sono seguite altre corredate dei progressivi aggiornamenti.&lt;br /&gt;Che cos’è allora esattamente questa &lt;em&gt;Impronta&lt;/em&gt;? Si tratta di uno strumento di calcolo che ci permette di stimare il consumo di risorse e la successiva richiesta di assimilazione dei rifiuti da parte di una determinata popolazione umana e di esprimere questa grandezza in termini di superficie ( misurata in ettari) di territorio produttivo equivalente.&lt;br /&gt;Grazie all’Impronta Ecologica possiamo in sostanza stabilire quante risorse attingiamo dal pianeta e quale sia la capacità (la biocapacità, appunto) del pianeta di continuare a fornircele. E questo calcolo oggi lo possiamo fare a tutti i livelli: da quello che concerne il singolo individuo, sino al calcolo dell’Impronta di una città, di una nazione, di un continente.&lt;br /&gt;Oggi questo metodo, che ha indubbiamente una sua forte valenza educativa e di sensibilizzazione alle tematiche della sostenibilità, sta ottenendo importanti conferme anche a livello scientifico e politico (dal 2000 l’Impronta Ecologica è parte integrante del rapporto biennale &lt;strong&gt;Living Planet Report&lt;/strong&gt; del Programma Ambiente delle Nazioni Unite. La stessa Unione Europea ha aggiunto, da alcuni anni ormai, l’Impronta Ecologica ai 10 indicatori europei di sostenibilità locale).&lt;br /&gt;Per offrire poi un’uniformità delle procedure di calcolo dell’Impronta ecologica a livello planetario è nato il &lt;strong&gt;Global Footprint Network&lt;/strong&gt; (sito web &lt;a href="http://www.footprintnetwork.org/"&gt;http://www.footprintnetwork.org/&lt;/a&gt; ) che coordina le attività delle ormai centinaia di ricercatori che si occupano di questo metodo in tutto il mondo e che convergono sull’importanza dell’impronta come metodo per accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica del nostro impatto sulla natura e della nostra dipendenza da essa.&lt;br /&gt;Abbiamo detto che l’Impronta Ecologica misura il consumo delle risorse naturali da parte degli uomini, ovvero quanto territorio biologicamente produttivo e quanta superficie ricoperta d’acqua vengono utilizzati da un individuo, un paese, una regione per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera. Essa viene poi paragonata alla capacità della natura di rinnovare queste risorse.&lt;br /&gt;Ad esempio, l’Impronta di un Paese è l’area totale richiesta per:&lt;br /&gt;- Produrre gli alimenti che consuma&lt;br /&gt;- Assorbire i rifiuti dell’energia che consuma&lt;br /&gt;- Fornire lo spazio per le infrastrutture&lt;br /&gt;Più in dettaglio sono esattamente 6 le principali aree di consumo che vengono prese in esame per il calcolo dell’impronta ecologica: i &lt;strong&gt;terreni agricoli&lt;/strong&gt;, i &lt;strong&gt;pascoli&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;aree forestali&lt;/strong&gt;, le &lt;strong&gt;aree&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;di pesca&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Territorio edificato&lt;/strong&gt; e il cosiddetto &lt;strong&gt;Terreno per l’Energia&lt;/strong&gt; ( ovvero l’area produttiva necessaria per sequestrare la quantità di CO2 prodotta dall’uso dei combustibili fossili e sufficiente a evitare l’aumento della concentrazione atmosferica di questo gas).&lt;br /&gt;Solitamente si procede a calcolare prima &lt;strong&gt;l'Impronta Ecologica&lt;/strong&gt; misurandola in &lt;em&gt;Ettari Globali pro capite &lt;/em&gt;( ad esempio l'&lt;strong&gt;Italia&lt;/strong&gt; ha un'Impronta Ecologica pari a &lt;strong&gt;4,9 ettari&lt;/strong&gt; pro capite), poi la si confronta con quella che è la &lt;strong&gt;biocapacità&lt;/strong&gt; di quel territorio sempre calcolata in ettari pro capite ( in questo caso l'Italia si stima abbia una biocapacità&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;pari ad &lt;strong&gt;1 ettaro pro capite&lt;/strong&gt;) ed infine se ne deduce il &lt;strong&gt;Deficit ecologico &lt;/strong&gt;(caratteristica tipica dei Paesi industrializzati) o la &lt;strong&gt;Riserva ecologica&lt;/strong&gt; ( ancora frequente, nel caso dei Paesi a basso reddito). L'&lt;strong&gt;Italia&lt;/strong&gt;, stando ai dati del 2006, risulta avere un &lt;strong&gt;deficit&lt;/strong&gt;, facilmente desumibile dai dati sopra indicati, ovvero &lt;strong&gt;pari a 3,9 ettari pro capite! Ovvero ogni suo abitante, con l'attuale stile di vita, consuma risorse quasi 4 volte superiori a quelle a lui spettabili!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Naturalmente un fattore che incide molto su questo calcolo è l'incidenza demografica che come sappiamo, oggi è in costante aumento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli esperti calcolano che entro il 2050 la popolazione sulla Terra, oggi attorno ai 7 miliardi, raggiungerà i 9 miliardi di abitanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le risorse del pianeta resteranno invece sempre le stesse, e pertanto dovremo spartircele in parti sempre più piccole ...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qui di seguito allego una &lt;strong&gt;scheda&lt;/strong&gt; riassuntiva (&lt;em&gt;cliccateci sopra per ingrandire l'immagine&lt;/em&gt;) aggiornata al 2006 e pubblicata sul sito &lt;a href="http://www.footprintnetwork.org/"&gt;http://www.footprintnetwork.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NPmLtT13I/AAAAAAAAAPk/ZSXmlPfVLtY/s1600-h/Dati+Impronta+ecologica+mondiale.bmp"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 261px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423265893680666482" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NPmLtT13I/AAAAAAAAAPk/ZSXmlPfVLtY/s400/Dati+Impronta+ecologica+mondiale.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi per far fronte ai consumi di risorse ai ritmi attuali senza intaccare la sostenibilità della Terra ci occorrerebbe circa un altro mezzo pianeta e sempre stando ai ritmi di consumo attuali, e con il progressivo aumento della popolazione, attorno al 2040 i pianeti Terra a noi necessari diverranno addirittura 2!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NRbLrm-KI/AAAAAAAAAPs/QOrYFZSi4DA/s1600-h/footprint-1960-2003-graph_jpg_.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423267903718226082" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NRbLrm-KI/AAAAAAAAAPs/QOrYFZSi4DA/s400/footprint-1960-2003-graph_jpg_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente, come illustra il grafico sopra è ancora possibile invertire questa tendenza, a patto d'impegnarci, tutti, a cambiare stile di vita adottando comportamenti più virtuosi e rispettosi.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Per calcolare la vostra Impronta Ecologica andate a questo indirizzo e cliccate due volte sull'immagine che vi apparirà, scegliendo l'area del pianeta nella quale risiedete:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/GFN/page/calculators/"&gt;http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/GFN/page/calculators/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pazientate un po’ perché il collegamento è lento …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In alternativa, e grazie ai nostri amici del WWF oggi è possibile effettuare il calcolo di quale sia la nostra &lt;strong&gt;Impronta di Carbonio&lt;/strong&gt; che resta comunque la voce principale tra quelle prese in esame per calcolare l'Impronta Totale. Anche in questo caso il calcolo può essere facilmente compiuto da chiunque. Si tratta di un calcolo parziale ma comunque indicativo dei nostri stili di vita e consumi e utile a comprendere i nostri eventuali eccessi nei consumi.&lt;br /&gt;Prima però di procedere a questo conteggio, alcune raccomandazioni. Dovete munirvi preventivamente di alcuni dati indispensabili:&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;Le bollette di energia elettrica e gas combustibile dell’ultimo anno&lt;br /&gt;- Quanti chilometri compi con la tua auto in un anno&lt;br /&gt;- Quanti grammi di CO2 emette la tua macchina per chilometro percorso ( lo potrete rilevare o dal libretto di circolazione oppure collegandovi al sito della casa automobilistica della vostra auto).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Per calcolare l' &lt;strong&gt;Impronta del Carbonio&lt;/strong&gt; cliccate su:&lt;a href="http://www.improntawwf.it/main.php"&gt;http://www.improntawwf.it/main.php&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Infine, &lt;strong&gt;per i giovani,&lt;/strong&gt; ho trovato un sito americano semplicemente fantastico dove è possibile sempre effettuare il calcolo dell’impronta divertendosi immersi in un caleidoscopio di immagini e disegni colorati. Naturalmente il sito è tutto in inglese ma potrà rappresentare un’occasione in più per approfondire la conoscenza della lingua.&lt;br /&gt;Per consultarlo cliccate su: &lt;a href="http://kidsfootprint.org/"&gt;http://kidsfootprint.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon divertimento e soprattutto buona riflessione …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6580323504887565759?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6580323504887565759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6580323504887565759' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6580323504887565759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6580323504887565759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2010/01/calcola-la-tua-impronta-ecologica.html' title='Calcola la tua Impronta Ecologica'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/S0NNvwVlVwI/AAAAAAAAAPc/4VEf44Y9zCs/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-8139248074336978030</id><published>2009-12-28T08:20:00.006+01:00</published><updated>2010-01-03T11:25:20.346+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='green jobs'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecolavori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='green economy'/><title type='text'>"Guida ai Green Jobs" di T.Gelisio e M. Gisotti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SzheCEVYYPI/AAAAAAAAAPE/Y0BAPGyNUpg/s1600-h/9788896238288.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 142px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420185541156561138" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SzheCEVYYPI/AAAAAAAAAPE/Y0BAPGyNUpg/s200/9788896238288.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da un paio di mesi è uscito nelle librerie un ottimo testo di Tessa Gelisio e Marco Gisotti dal titolo “&lt;strong&gt;Guida ai Green Jobs&lt;/strong&gt;” (Edizioni Ambiente, €. 16,00) che tenta di spiegarci cosa e quali siano gli ecolavori offrendo spunti e suggerimenti utili sia per chi intende (o è costretto) cambiare attività lavorativa che per i giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo del lavoro.&lt;br /&gt;Il sottotitolo del libro recita: &lt;em&gt;Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;E’ davvero possibile che dopo anni e anni in cui l’ambiente è rimasto un tema relegato ai salotti degli ambientalisti, esso finalmente stia divenendo di dominio pubblico?&lt;br /&gt;Probabilmente no, tuttavia se in un particolare momento come quello che stiamo attraversando si aprono delle strade che riescono a ridurre i nostri consumi contraendone i costi e al contempo offrendo nuovi sbocchi lavorativi ecco che occuparsi di tutela dell’ambiente diventa straordinariamente interessante per molti.&lt;br /&gt;Secondo il Rapporto “Green Jobs” delle Nazioni Unite, attualmente nel mondo, e solo nel settore delle energie rinnovabili, sono 2,3 milioni le persone impiegate, di cui 300.000 nell’eolico, 170.000 nel solare fotovoltaico, oltre 600.000 nel solare termico e le rimanenti nei biocombustibili.&lt;br /&gt;Cambiamenti climatici in corso e crisi economica hanno creato un mix la cui prima via d’uscita sembra essere davvero la strada verso gli ecolavori e questo non solo nei paesi industrializzati.&lt;br /&gt;Un altro dato a favore è quello che vede inconfutabilmente i professionisti di quasi tutti i settori economici coinvolti dalla economia verde.&lt;br /&gt;Infine, ammettiamolo, il livello di consapevolezza ambientale nella maggioranza delle persone è talmente scarso che la situazione non può che offrire enormi vie di sviluppo.&lt;br /&gt;Eppure i professionisti del marketing ci dimostrano quotidianamente come nessun prodotto “tiri” più di quelli contraddistinti da un marchio “verde” che ne sancisca l’assoluta rispettabilità ambientale, i media si sono innamorati dei temi ambientali come mai prima d’ora e il pubblico sta facendo una vera e propria full immersion di ecologia applicata …&lt;br /&gt;Ma torniamo al libro, a mio parere interessantissimo, e che tra le altre contiene anche un'introduzione del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Intanto, a differenza di quello di Al Gore, e nonostante le sue 400 pagine, questo testo è pubblicato in una veste estremamente pratica e ve lo potrete portare ovunque viste le sue dimensioni contenute.&lt;br /&gt;Esso è diviso in due sezioni: nella prima vengono analizzati ben 21 tra settori industriali e sociali sia a livello nazionale che internazionale con approfondimenti utilissimi a farsi un quadro piuttosto completo e utilizzabile come compendio sullo stato attuale della green economy.&lt;br /&gt;Tra i settori si passa dall’analisi sulle energie rinnovabili, alla mobilità sostenibile, all’ industria agroalimentare, all’ecofinanza, alla gestione dei rifiuti, al giornalismo ed editoria ambientale, alla ricerca e controllo ambientale, alla green policy, solo per citarne alcuni.&lt;br /&gt;Ciascuna analisi di settore è preceduta da un’intervista ad un esperto di quel settore che ne analizza lo stato attuale e le prospettive future.&lt;br /&gt;Tra i vari settori, bontà loro, è inserito anche un capitolo sulle Associazioni Ambientaliste, inquadrate però e per fortuna, (avrei dovuto smentire subito gli autori del libro!), non come possibile punto di approdo lavorativo, bensì come terreno utile ad acquisire esperienza, mentalità ed adeguato bagaglio tecnico, almeno per alcune discipline.&lt;br /&gt;Nella seconda parte del libro, che pare essere tra l’altro il primo del genere pubblicato in Italia, vengono invece descritte in dettaglio le 100 professioni verdi più importanti, indicandone le competenze necessarie, i percorsi formativi e le reali potenzialità sul mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Tra queste professioni ne troverete alcune a dir poco curiose e divertenti, cito &lt;strong&gt;l’eco-parrucchiere &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;l’eco-chef&lt;/strong&gt;, ma vorrei soffermarmi invece su alcune figure tecniche che a mio parere sono quelle con maggiori potenzialità di crescita.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il certificatore energetico&lt;/strong&gt;: dal 2005 in Italia è obbligatoria l’attestazione di certificazione energetica (Ace) per l’atto di vendita di qualunque edificio. Tale atto può essere rilasciato esclusivamente da una persona in possesso di tale qualifica. Le Regioni si stanno attrezzando per istituire appositi organismi di accreditamento di queste nuove figure professionali.&lt;br /&gt;Solo in Lombardia oggi sono accreditati oltre 9.500 certificatori. La qualifica la si ottiene frequentando appositi corsi di formazione per seguire i quali non è obbligatorio il possesso di una laurea.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il chimico verde&lt;/strong&gt;: da diversi anni in Italia si registra un calo di iscrizioni nei settori scientifici come matematica, statistica, chimica e fisica. Ad un giovane che deve ancora scegliere la Facoltà universitaria mi sento di suggerire proprio una di queste discipline perché tra le più richieste dal mondo dell’industria. In particolare quella del chimico, in quanto le competenze di tale figura oggi sono trasversali a moltissime discipline: dal solare, alle bonifiche ambientali, al riciclo dei rifiuti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il landfill mining&lt;/strong&gt;: questo difficile termine sta a significare lo &lt;em&gt;scavo delle discariche per ricavarne materie prime&lt;/em&gt;. Forse potrà sembrare un po’ paradossale ma questa potrebbe trasformarsi nel giro di alcuni anni in una delle attività più redditizie al mondo. Le discariche, oggi un problema, in un futuro prossimo, quando la reperibilità delle materie prime diverrà sempre più difficoltosa, potrebbero diventare delle vere e proprie miniere. Senza dubbio già oggi &lt;strong&gt;l’attività di riciclo &lt;/strong&gt;dei materiali crea maggiore occupazione che non il conferimento in discarica o l’incenerimento.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il risolutore di conflitti ambientali&lt;/strong&gt;: si tratta senza dubbio di una figura professionale minore, ma la cito con orgoglio visto il rilievo che ne dà questo libro e, soprattutto, perché gli Amici della Terra ne hanno promosso ben 3 corsi formativi a partire dal 2006. L’esperto nella risoluzione dei conflitti ambientali opera nell’ambito della realizzazione di grandi progetti infrastrutturali oppure di bonifiche che coinvolgono un’ estesa parte di territorio e ne gestisce l’opinione pubblica, l’ascolta, parla con i gruppi sociali che di volta in volta entrano in contatto con le aree destinate al progetto. Tale ruolo riconduce anche ad un altro egualmente importante, quello del &lt;strong&gt;comunicatore ambientale &lt;/strong&gt;che sappia poi valorizzare presso le comunità le azioni positive intraprese e realizzate dalle amministrazioni pubbliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dubbio allo sviluppo dei green jobs contribuiranno anche alcuni fattori esterni come il nuovo corso USA e quello della Cina e della sua crescente capacità di influenzare i mercati. Non escluderei neppure la recente &lt;strong&gt;direttiva europea 20-20-20 &lt;/strong&gt;che prevede un massiccio ricorso alle rinnovabili entro il 2020. Piaccia o no la green economy indurrà notevoli cambiamenti anche nella nostra economia. Citando sempre i dati di questo libro, oggi si calcola che in Italia siano poco meno di un milione i lavoratori già impiegati nel settore dell’economia verde.&lt;br /&gt;Si prevede divengano 1.500.000 nell’arco di pochi anni.&lt;br /&gt;Siamo alla fine di un anno difficile, quale migliore augurio allora per il 2010 di quello d’intravedere un futuro promettente …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esprimi il tuo parere su questo tema, clicca su “commenti”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-8139248074336978030?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/8139248074336978030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=8139248074336978030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/8139248074336978030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/8139248074336978030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/12/guida-ai-green-jobs-di-tgelisio-e-m.html' title='&quot;Guida ai Green Jobs&quot; di T.Gelisio e M. Gisotti'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SzheCEVYYPI/AAAAAAAAAPE/Y0BAPGyNUpg/s72-c/9788896238288.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-3060142045684023427</id><published>2009-12-20T11:35:00.010+01:00</published><updated>2010-01-03T11:26:00.735+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Conferenza di Copenaghen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi climatica'/><title type='text'>Copenaghen, un fallimento o una speranza?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sy4E0FIUM5I/AAAAAAAAAO0/TRTEj9ZloqU/s1600-h/indonesia-isole.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 218px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417272694550049682" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sy4E0FIUM5I/AAAAAAAAAO0/TRTEj9ZloqU/s320/indonesia-isole.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo due settimane di colloquio si è chiusa ieri la Conferenza sul Clima di Copenaghen.&lt;br /&gt;Con quali risultati? Cerchiamo di analizzarli prima di trarre le dovute conclusioni.&lt;br /&gt;Il documento di chiusura chiamato &lt;strong&gt;“Copenhagen Accord”&lt;/strong&gt; è composto da 3 scarne paginette nelle quali si afferma quanto segue:&lt;br /&gt;• Il &lt;strong&gt;Protocollo di Kyoto &lt;/strong&gt;resta in vigore fino alla sua naturale scadenza nel 2012 per i Paesi che lo avevano sottoscritto ( tra questi non ci sono gli USA);&lt;br /&gt;• Viene sancita un’intesa per mantenere la crescita della temperatura del Pianeta &lt;strong&gt;entro i 2 gradi Celsius&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;• Le &lt;strong&gt;emissioni di CO2 &lt;/strong&gt;dovranno diminuire e, entro il prossimo mese di gennaio 2010, ognuno dei 193 Paesi partecipanti alla conferenza comunicherà gli obiettivi che intende assumersi in tal senso. L’Unione Europea conferma, per adesso, l’obiettivo che si era già data di diminuire le sue emissioni del &lt;strong&gt;20% entro il 2020&lt;/strong&gt;. Gli&lt;strong&gt; USA &lt;/strong&gt;promettono di ridurre le loro emissioni del &lt;strong&gt;17% &lt;/strong&gt;rispetto a quelle del 2005, (ma dovrà essere il Congresso USA a ratificare la decisione finale).&lt;br /&gt;• I &lt;strong&gt;Paesi in via di sviluppo&lt;/strong&gt;, (i più insoddisfatti dagli esiti di Copenaghen), ogni due anni dovranno comunicare i risultati delle loro misurazioni.&lt;br /&gt;• I &lt;strong&gt;Paesi ricchi &lt;/strong&gt;daranno a quelli poveri &lt;strong&gt;30 miliardi di dollari &lt;/strong&gt;per il periodo 2010-2012 e poi &lt;strong&gt;100 miliardi di dollari &lt;/strong&gt;all’anno dal 2020.&lt;br /&gt;• Saranno introdotti degli &lt;strong&gt;incentivi contro la deforestazione.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;• I prossimi appuntamenti fissati sono tra sei mesi a &lt;strong&gt;Bonn&lt;/strong&gt;, e &lt;strong&gt;tra un anno a Città del Messico&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tale accordo è riconosciuto ma non avrà valore vincolante per nessuno dei Paesi partecipanti.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si è subito scatenato un acceso dibattito tra i delusi da questo meeting e quelli che invece si dicono comunque abbastanza soddisfatti. I delusi parlano addirittura di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Flopenaghen”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; per descrivere la loro sensazione di totale fallimento della conferenza, tra questi molti rappresentanti delle ONG ambientaliste.&lt;br /&gt;Non tutti la pensano però allo stesso modo.&lt;br /&gt;Vediamo di capire che cosa possiamo allora salvare dall’incontro di Copenaghen e cosa no.&lt;br /&gt;E’ indubbio che viste le grandi attese createsi attorno a questo incontro &lt;strong&gt;i risultati non possono non deludere&lt;/strong&gt;. Tuttavia qualcosa da salvare a mio avviso c’è. Intanto la quasi totalità dei Paesi del Mondo si è riunita dando credito alla tesi che &lt;strong&gt;il surriscaldamento globale esiste&lt;/strong&gt;, l’uomo ne è la causa principale e si deve trovare una soluzione al problema. Siamo riusciti a coinvolgere nel progetto gli &lt;strong&gt;USA &lt;/strong&gt;che invece si erano dichiarati fuori dal Protocollo di Kyoto. In sostanza l’accordo rappresenta una &lt;em&gt;promessa di stipularne uno più concreto tra un anno &lt;/em&gt;a Città del Messico. E’ però indubbio che &lt;strong&gt;l’obiettivo di riduzione &lt;/strong&gt;ed i tagli alle emissioni previsti sinora siano &lt;strong&gt;davvero troppo esigui.&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sy4EKHADG_I/AAAAAAAAAOs/KYXe9JSSV4g/s1600-h/scansione0001.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; FLOAT: right; HEIGHT: 206px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417271973497740274" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sy4EKHADG_I/AAAAAAAAAOs/KYXe9JSSV4g/s320/scansione0001.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Va rilevato tuttavia il ritorno ad una sorta di ruolo-guida da parte degli Stati Uniti, che pur in fase di declino economico, sono riusciti a coinvolgere nella loro proposta finale l’India, la Cina, il Brasile e il Sudafrica, ovvero alcuni tra i principali paesi economicamente emergenti che probabilmente hanno preferito aderire subito ad impegni minimi piuttosto che tra un anno ad un accordo strettamente vincolante. In tutto questo processo &lt;strong&gt;il ruolo dell’Unione Europea&lt;/strong&gt;, che sembra oggi essere in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, è &lt;strong&gt;rimasto purtroppo marginale&lt;/strong&gt;, così come quello della Russia che ricordo è il quinto Paese al mondo per emissioni prodotte e che, essendo anche tra i principali produttori di gas e petrolio, ha scarso interesse a partecipare a tale accordo.&lt;br /&gt;Tra un anno riusciremo sul serio ad arrivare a qualcosa di più concreto? Non so rispondere.&lt;br /&gt;Probabile che potremo avere le prime risposte a questa domanda basandoci sui nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni che ogni Paese comunicherà entro la fine di gennaio.&lt;br /&gt;Allora, forse, inizieremo a capire qualcosa in merito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dì la tua su questo tema, clicca sulla voce “commenti” e scrivi la tua opinione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-3060142045684023427?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/3060142045684023427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=3060142045684023427' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/3060142045684023427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/3060142045684023427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/12/copenaghen-un-fallimento-o-una-speranza.html' title='Copenaghen, un fallimento o una speranza?'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sy4E0FIUM5I/AAAAAAAAAO0/TRTEj9ZloqU/s72-c/indonesia-isole.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-1061898439012514690</id><published>2009-12-07T07:49:00.013+01:00</published><updated>2010-01-03T11:26:30.402+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Conferenza di Copenaghen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi climatica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia politica'/><title type='text'>"La scelta" di Al Gore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyou3tDntI/AAAAAAAAAOc/vDwkP4TtznQ/s1600-h/9788817022637g.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 244px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412386375372873426" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyou3tDntI/AAAAAAAAAOc/vDwkP4TtznQ/s400/9788817022637g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ammettiamolo, gran parte del mondo ambientalista ha sempre guardato con un certo scetticismo all’operato di Al Gore. Eppure, quello che dopo le elezioni presidenziali americane del 2000 appariva come un perdente, ha saputo - cambiando radicalmente strada e dedicandosi interamente alla causa della difesa dell’ambiente - trasformarsi in un uomo di successo fino addirittura a ricevere nel 2007 il Premio Nobel per la Pace.&lt;br /&gt;Personalmente considero come suo principale traguardo la realizzazione del Live Earth, evento mediatico in difesa del clima che è riuscito a coinvolgere milioni di persone in tutto il mondo il 7 luglio del 2007, ancor più del documentario dal titolo “Una scomoda verità”. Tra l’altro Live Earth sarà replicato nell’aprile dell’anno prossimo.&lt;br /&gt;La realtà è che quest’uomo si è saputo reinventare da politico a grande comunicatore a vantaggio della causa ambientale ed in particolare al tema del surriscaldamento globale, al centro della Conferenza sul Clima che proprio oggi prende avvio a Copenaghen riuscendo proprio laddove molte organizzazioni ambientaliste stanno fallendo: egli riesce a trasmettere un messaggio chiaro a tutti. Gore non si rivolge principalmente agli scienziati ma alla gente comune, sforzandosi di spiegare loro con semplicità dove stiamo sbagliando e cosa dobbiamo fare per correggere i nostri errori, consapevole che solo creando una coscienza collettiva sensibile a queste tematiche sarà possibile affrontare e risolvere la crisi ambientale che ci ha colpito.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyofjp3CDI/AAAAAAAAAOU/yphtX_L8Hls/s1600-h/imagesCAH01050.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 143px; FLOAT: right; HEIGHT: 106px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412386112292718642" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyofjp3CDI/AAAAAAAAAOU/yphtX_L8Hls/s400/imagesCAH01050.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il libro dal titolo “La scelta”, (Edizioni Rizzoli), da pochi giorni uscito in Italia, conferma, a mio parere, le qualità di grande divulgatore di Al Gore.&lt;br /&gt;Uno degli obiettivi del libro è quello di convincere l’opinione pubblica che la crisi climatica non è un’invenzione degli ambientalisti come purtroppo – secondo Gore - stanno cercando da tempo di fare alcune delle principali compagnie petrolifere del pianeta elargendo sostanziosi contributi economici a chiunque s’inventi uno studio che dimostri l’estraneità delle attività dell’uomo al surriscaldamento globale.&lt;br /&gt;Con l’ausilio di fantastiche schede tecniche il libro riesce a spiegare anche ad un pubblico di non esperti quali siano le principali tecnologie già in possesso dell’uomo che possono, se adottate in tempo, riuscire ad abbattere in maniera consistente la produzione dei gas serra e risolvere la nostra grande sete di energia. Non solo, Al Gore, con straordinaria semplicità ed efficacia riesce a trasmettere il messaggio di come sia possibile risolvere al contempo crisi economica e crisi ambientale, attraverso l’applicazione di queste nuove tecnologie.&lt;br /&gt;“La scelta” è realmente accessibile a chiunque ed in special modo a chi di certe tematiche non ha conoscenza diretta: attraverso una ventina di capitoli monotematici chiunque può facilmente comprendere quali siano le principali cause dell’incremento dell’effetto serra sul pianeta e le ragioni politiche che hanno ritardato o comunque reso difficoltoso il raggiungimento di un accordo tra i paesi della Terra per la risoluzione del problema.&lt;br /&gt;Scorrendo le pagine di questo che considero davvero un bel libro, potrete ad esempio scoprire quali siano le differenze tra l’uso dell’energia termica solare concentrata (CST) e quella fotovoltaica (PV), come sfruttare il vento e come funzioni una turbina eolica, come funzionino i nuovi sistemi geotermici (EGS) e quale potenziale ancora non sfruttato essi possano garantire in futuro, perché alcune tipologie di biocarburanti possano essere prese in seria considerazione a differenza di altre, ( no all’uso del mais e si a quello della canna da zucchero), come l’idea della cattura e sequestro del carbonio possa rappresentare in futuro una possibilità concreta di ridurre le emissioni, perché invece l’opzione del nucleare sia da accantonare, quali vantaggi possano apportare alla causa climatica la proliferazione dei sistemi di agricoltura biologica, e quanta parte possa infine avere la battaglia a favore di una sempre maggiore efficienza energetica.&lt;br /&gt;Ma il libro di Al Gore offre anche dell’altro, dedicandosi, nella sua ultima parte all’avanzamento di serie e concrete proposte politiche, forse non sempre condivisibili, ma che comunque rappresentano la decisa volontà di individuare delle soluzioni al problema.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyn4UvW38I/AAAAAAAAAOE/2vrqXpLD2F8/s1600-h/globalwarming.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 245px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412385438274346946" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sxyn4UvW38I/AAAAAAAAAOE/2vrqXpLD2F8/s320/globalwarming.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La veste grafica del libro è splendida. Sulle circa 400 pagine che lo compongono, oltre la metà è rappresentata da spettacolari e talora drammatiche foto, ognuna delle quali personalmente scelta dall’autore ed ognuna delle quali dal forte contenuto mediatico.&lt;br /&gt;Gli unici difetti che ho trovato a questa pubblicazione sono innanzitutto il prezzo ( 35,00 euro), le dimensioni ed il peso (quasi 1,5 kg!) francamente eccessivi, che se la fanno somigliare più a un catalogo di una mostra d’arte che ad un testo divulgativo, di fatto ne rendono un po’ difficoltosa la lettura. Insomma, non è esattamente il genere di libro che uno si può portare dietro e leggere in treno, in autobus o mentre è in coda alla posta!&lt;br /&gt;A parte questo, credo però che chiunque abbia un ruolo di qualche responsabilità nel campo della tutela dell’ambiente dovrebbe provare non solo a leggere ma a studiare questo testo.&lt;br /&gt;Non sarà tempo perduto quello che impiegherà.&lt;br /&gt;Tutti i proventi della vendita de “La scelta” saranno interamente devoluti a “Alleanza per la protezione del clima” un’organizzazione no profit fondata dallo stesso Al Gore nel 2006 allo scopo di cambiare l’atteggiamento della gente verso la crisi climatica, ed il cui sito ufficiale è consultabile all’indirizzo &lt;a href="http://www.climateproject.org/"&gt;http://www.climateproject.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presto, in un settembre sottile,&lt;br /&gt;un continente galleggiante sparisce&lt;br /&gt;nel sole di mezzanotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fiumi risalgono mentre&lt;br /&gt;la febbre si posa su un mare acido&lt;br /&gt;le ossa di Nettuno si dissolvono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La neve scivola giù dalla montagna&lt;br /&gt;il ghiaccio genera inondazioni per una stagione&lt;br /&gt;arriva veloce una pioggia insistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(.......)&lt;br /&gt;Il pastore grida&lt;br /&gt;l’ora della scelta è arrivata&lt;br /&gt;ecco i tuoi strumenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Al Gore, Nashville, Tennessee, 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo. 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Per maggiori info vi invito a consultate anche il sito della OBI all’indirizzo: &lt;a href="http://www.obi-italia.it/it/company/it/Ambiente_e_sociale/SempreverdeSemprevivo/index.html"&gt;http://www.obi-italia.it/it/company/it/Ambiente_e_sociale/SempreverdeSemprevivo/index.html&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqAk3gJQI/AAAAAAAAANs/UTSjTIOaBRo/s1600/Prelievo+dal+campo+1.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409854504275289346" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqAk3gJQI/AAAAAAAAANs/UTSjTIOaBRo/s320/Prelievo+dal+campo+1.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;Ma se tutto questo sarà possibile sarà anche grazie alla stretta, indispensabile collaborazione offerta dall’Azienda Vivaistica “Bani” che ha sede a Castel San Niccolò e che è da ritenersi il terzo protagonista di questa bella iniziativa.&lt;br /&gt;L’Azienda Bani infatti, oltre a coltivare e mettere in commercio gli abeti, offre ogni anno la disponibilità di un proprio appezzamento di terreno utile alla ripiantumazione degli abeti che altrimenti non sarebbero recuperati e salvati da un triste destino.&lt;br /&gt;Grazie ad una formula ormai consolidata la Obi Italia mette in vendita presso tutti i propri punti commerciali presenti sul territorio italiano abeti in zolla (cioè ancora forniti di radici e terra) al costo di 10,00 euro al pezzo. A tutti coloro che riconsegneranno, assieme al relativo scontrino di acquisto, lo stesso albero in buono stato di salute dopo le festività e comunque entro il 9 gennaio 2010 verrà consegnato un buono acquisto dello stesso valore spendibile presso i centri OBI entro il 31 marzo 2010.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqPFi-RDI/AAAAAAAAAN0/F_Q_0Nrq6dA/s1600/Impacchettamento+2.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; FLOAT: right; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409854753565721650" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqPFi-RDI/AAAAAAAAAN0/F_Q_0Nrq6dA/s320/Impacchettamento+2.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;L’abete riconsegnato verrà preso “in custodia temporanea” dalla Obi che a sua volta organizzerà la sua spedizione, meglio sarebbe dire, il suo “ritorno al luogo di nascita”, a Castel San Niccolò dove poi verrà ripiantato in un terreno già individuato e destinato allo scopo, all’interno del Vivaio Bani, proprio dietro il controllo e la verifica del procedimento da parte degli Amici della Terra che ne saranno garanti nonché esecutori materiali, almeno nella sua fase di avvio.&lt;br /&gt;Per celebrare degnamente l’iniziativa Domenica 31 Gennaio 2010 gli Amici della Terra organizzeranno una “spedizione” di loro volontari, naturalmente aperta anche a chiunque altro voglia parteciparvi ed in particolar modo rivolta alle giovani famiglie con bambini.&lt;br /&gt;I bambini infatti vorremmo fossero i principali artefici e protagonisti dell’iniziativa sia perché è a loro che in primis si rivolgono le nostre attenzioni in quanto è soprattutto agli adulti di domani che ci auguriamo di trasmettere un messaggio che vada nella direzione di un sempre maggior rispetto della natura e dell’ambiente più in generale, e perché da sempre il Natale, di cui l’abete assieme al presepe è uno dei due principali simboli, è la festa per eccellenza dei bambini.&lt;br /&gt;Ma la giornata, oltre ad essere un’occasione per tutti per trascorrere qualche ora all’aperto e in un ambiente incontaminato come quello delle foreste del Casentino, offrirà anche agli adulti alcuni spunti interessanti come quello di poter conoscere le varie specie di abeti presenti e coltivati sul nostro territorio: dall’abete rosso a quello bianco, dall’abete normandiano (probabilmente il più bello) a quello del Caucaso, ognuno con caratteristiche e modalità di coltivazione diverse.&lt;br /&gt;Sapevate ad esempio che un abete di circa 1 metro e mezzo, (l’altezza media degli abeti messi in vendita), attraverso un lungo e faticoso percorso, impiega circa 10 anni per raggiungere quell’altezza?&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqffiVbyI/AAAAAAAAAN8/l1o4e5eAAGw/s1600/Vendita+al+dettaglio+3.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 240px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409855035420274466" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOqffiVbyI/AAAAAAAAAN8/l1o4e5eAAGw/s320/Vendita+al+dettaglio+3.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;Ogni anno assistiamo puntualmente allo scempio di queste piante che prima vengono maltrattate in casa dove sono costrette ad adattarsi a temperature in media di circa 22-24 °C, cioè decisamente superiori a quelle del loro habitat naturale in questo periodo dell’anno, per poi essere spesso abbandonate, subito dopo le feste, di fianco ad un cassonetto perché in casa non lo vogliamo più, non ci serve più.&lt;br /&gt;Ecco, l’augurio finale è proprio quello di riuscire con questa iniziativa a trasmettere un messaggio diverso che ispiri in tutti noi ( e in questo caso soprattutto negli adulti, perché poi è agli adulti che i figli guardano in cerca di un esempio), un maggior senso di responsabilità e consapevolezza che l’uomo ha, deve avere sempre più, nei confronti dell’ambiente tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La partecipazione alla giornata del 31 gennaio è assolutamente gratuita e non prevede alcun costo per i partecipanti. Abbiamo, tra l’altro, pensato di renderla ancor più interessante offrendo la possibilità di effettuare una visita guidata alla Rocca del Castello di San Niccolò.&lt;br /&gt;Il pranzo sarà invece offerto a tutti i partecipanti dall’Azienda Bani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere in dettaglio il programma della giornata, chiedere ulteriori informazioni e/o prenotarvi, potrete consultare il seguente indirizzo: &lt;a href="http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=685&amp;amp;Itemid=1"&gt;http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=685&amp;amp;Itemid=1&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;oppure contattare l’associazione Amici della Terra di Firenze sia via telefono allo 055/2207304, sia per e-mail all’indirizzo: info@amicidellaterra.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rammento in conclusione che la partecipazione all’evento finale, causa numero di posti limitati, è vincolata all’obbligo di prenotazione fino ad esaurimento posti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;Presidente&lt;br /&gt;Amici della Terra Firenze Onlus&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-2458677761195747349?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/2458677761195747349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=2458677761195747349' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2458677761195747349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2458677761195747349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/11/la-campagna-sempreverde-2009.html' title='La Campagna &quot;Sempreverde 2009&quot;'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxOpwQl923I/AAAAAAAAANk/PWUO0WihT7w/s72-c/Ripiantumazione+2008.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-611931976804756097</id><published>2009-11-28T19:52:00.018+01:00</published><updated>2010-01-03T11:28:07.714+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gas serra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><title type='text'>La Slow Economy e il "Sinocentrismo" di F. Rampini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxGDIIfhxHI/AAAAAAAAANU/wEkYY2K_bKI/s1600/Federico_Rampini.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 143px; FLOAT: left; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409248803190588530" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxGDIIfhxHI/AAAAAAAAANU/wEkYY2K_bKI/s200/Federico_Rampini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo libro di Federico Rampini, dal titolo “&lt;strong&gt;Slow Economy – Rinascere con saggezza”&lt;/strong&gt; ( Ediz. Mondadori, Euro 17,00) propone la tesi secondo cui il mondo si sta avviando in direzione di un modello economico “sinocentrico”. Sarà la Cina il futuro Paese leader dell’economia mondiale? Probabilmente.&lt;br /&gt;Rampini, da profondo conoscitore sia del mondo asiatico, ( è autore tra l’altro di un altro bel libro “L’impero di Cindia” con il quale 2 anni fa aveva analizzato le ragioni della grande crescita economica che si stava sviluppando in Asia, in paesi come la Cina e l’India), che di quello statunitense, raffronta questi 2 mondi apparentemente così diversi e lontani e che ora per una disparità di ragioni sono costretti a convivere a stretto contatto e a confrontarsi tra loro, prefigurando una sorta di passaggio di consegne tra i due con l’Europa relegata in un ruolo marginale.&lt;br /&gt;Nello scontro tra questi due mondi la Cina, secondo Rampini, è destinata a vincere e l’attuale crisi costituisce in realtà un grande vantaggio per un popolo come quello asiatico che da sempre ha fatto della frugalità un modo di vivere anche tra i suoi ceti sociali più abbienti.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxGC3RyZsqI/AAAAAAAAANM/CVTh4dCdYxk/s1600/RISCI_~1.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; FLOAT: right; HEIGHT: 190px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409248513627894434" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxGC3RyZsqI/AAAAAAAAANM/CVTh4dCdYxk/s200/RISCI_~1.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Come metafora della sua teoria Rampini utilizza proprio il risciò, salito recentissimamente alla ribalta anche delle nostre locali cronache fiorentine. Da qualche anno anche New York sembra aver adottato questo veicolo come mezzo di trasporto ed è innegabile che esso sia innanzitutto il prodotto di un mercato del lavoro stremato dalla recessione. In Asia queste carrozzine, trainate da un uomo a piedi o che pedala su una bicicletta, sono un elemento fisso del paesaggio urbano da oltre due secoli. Eppure oggi questo mezzo di trasporto può rappresentare una valida risposta non solo alla crisi economica ma anche all’inquinamento ambientale che assedia le nostre città: &lt;em&gt;“Nella giungla d’asfalto&lt;/em&gt;, - scrive Rampini – &lt;em&gt;il risciò supera le auto, s’infila in mezzo alle corsie, prende le scorciatoie. Emissioni di CO2: zero. Inquinamento acustico: zero, … E’ un esempio fra tanti di “consumo frugale” che ci viene dall’Asia.”&lt;/em&gt;Ma il libro cita tanti altri esempi di confronto che non coinvolgono solo il rapporto USA-Cina ma valgono perfettamente anche per noi europei. Ne cito solo alcuni:&lt;br /&gt;- Le &lt;strong&gt;saponette&lt;/strong&gt;; quando stiamo per terminarle, noi in genere le gettiamo via: le donne cinesi invece le mettono da parte e poi quando ne hanno raccolto un numero sufficiente ci fabbricano un nuovo sapone impastandole tra loro.&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;Lavaggio dei piatti&lt;/strong&gt;; in pochi tra i cinesi, usano la lavastoviglie; la considerano uno strumento troppo dispendioso; in tanti ricorrono per il detersivo alla soda Solvay che costa assai meno.&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;Fare la doccia&lt;/strong&gt;; l’acqua sporca della doccia non viene gettata via nello scarico. La si raccoglie in una tinozza e poi la si utilizza per lavare i pavimenti di casa.&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;Acqua di cottura del riso &lt;/strong&gt;( per noi della pasta); la usano, una volta raffreddata, per innaffiare le piante.&lt;br /&gt;- Lo &lt;strong&gt;yogurt scaduto&lt;/strong&gt;; non viene gettato via. Lo usano come lievito per fare la pasta, (pare che abbia le stesse qualità del nostro lievito di birra).&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;G.A.S. per acquisto elettrodomestici&lt;/strong&gt;; da noi in genere i Gruppi solidali d’acquisto sorgono per gli acquisti dei generi alimentari. In Cina sono più avanti anche in questo. Da loro, quando in casa si decide di cambiare un elettrodomestico si fa il giro tra amici e parenti per trovare altre persone interessate allo stesso genere di acquisto. Dopodichè si va tutti assieme al centro commerciale dove si riesce a strappare un prezzo migliore grazie al potere d’acquisto collettivo.&lt;br /&gt;A causa della crisi, da qualche tempo, esempi analoghi di frugalità si possono iniziare a trovare anche in California ed in città come San Francisco dove inizia a passare l'idea che il modello di vita ideale sia quello di ritirarsi in campagna ad allevare animali e coltivare frutta e verdura.&lt;br /&gt;Certo, il segreto del successo dell’economia cinese non è solo legato a questo aspetto.&lt;br /&gt;Ho trovato particolarmente interessante l’analisi che Rampini fa di quello che lui definisce “capitalismo egoista” che crea un effetto ansiogeno e psicologicamente distruttivo per l’enfasi che pone sulla produttività e il conseguente stress da competizione.&lt;br /&gt;Nella società del Grande Fratello molti di noi hanno come unico obiettivo il divenire ricchi e famosi. Perché solo il traguardo della notorietà e della ricchezza equivale all’essere vincenti. Purtroppo tutto questo lo sperimento anche io quotidianamente. In una scuola di Firenze, al termine della proiezione del docu-film “Non buttarti via” sul tema della riduzione della produzione dei rifiuti domestici, e nel quale anche io appaio per qualche secondo in una scena, uno studente che mi aveva riconosciuto nel filmato mi ha avvicinato dicendomi: “Beato lei! Intanto almeno è riuscito a fare la comparsa in un film!”&lt;br /&gt;Ecco, secondo Rampini - e io condivido pienamente la sua tesi - alle radici della nostra crisi economica e ambientale, c’è anche una profonda crisi dei valori e da questa non è certo esente da responsabilità proprio il nostro modello di sviluppo economico ancora troppo spesso autoreferenziale, quasi esente da spirito di autocritica e privo di quell’umiltà indispensabile alla crescita.&lt;br /&gt;Naturalmente come si dice, “non è tutto oro quello che luccica”. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxFzBgq93cI/AAAAAAAAAMk/140gz8tR2vw/s1600/yunnan1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 214px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5409231097235889602" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxFzBgq93cI/AAAAAAAAAMk/140gz8tR2vw/s320/yunnan1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;La Cina è anche un paese dove si applica un pesante sfruttamento della manodopera, dove esistono censura e repressione e dove vengono perpetrati gravissimi danni ambientali. Da quello arcinoto della Diga delle Tre Gole al più recente ed attuale sciagurato progetto che prevede la costruzione di ben 13 dighe lungo il percorso del Fiume d’oro nella regione dello Yunnan, uno degli ultimi paradisi del nostro pianeta, che causerà la migrazione forzata di centinaia di migliaia di abitanti a causa dell’allagamento di intere vallate, e contro il quale si sono già mosse da tempo tutte le principali organizzazioni ambientaliste. Ma la Cina, facendosi forte della propria posizione nei confronti del resto del mondo, per adesso andrà avanti per la propria strada, ci piaccia o no, anche perché essa è ufficialmente ancora un paese in via di sviluppo. I dati la confortano: in Cina, ad esempio, oggi ci sono solo 12 automobili ogni mille abitanti a fronte delle 480 degli Stati Uniti. Quando Cina e India sostengono che l’Occidente ha prima saccheggiato selvaggiamente le risorse naturali del pianeta per poi mettersi a predicare l’ambientalismo e l’austerità ai paesi più poveri, hanno ragione. Ma non c’è dubbio che l’impatto cinese sul consumo delle risorse rischia di essere devastante se non riusciremo a convincerli che è necessario, nell’interesse di tutti, che anche loro cambino modello di sviluppo.&lt;br /&gt;Per farlo, conclude Rampini, è indispensabile superare quelle barriere di pregiudizio che da sempre ci separano dai cinesi e dal loro mondo, sforzarsi di comprendere una filosofia di pensiero spesso distante dalla nostra eppure in taluni casi efficace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo atteso due secoli per apprezzare i risciò, forse è il caso, come occidentali, di darsi una mossa per comprendere meglio anche il resto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo. Vai su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-611931976804756097?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/611931976804756097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=611931976804756097' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/611931976804756097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/611931976804756097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/11/la-slow-economy-e-il-sinocentrismo-di-f.html' title='La Slow Economy e il &quot;Sinocentrismo&quot; di F. Rampini'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SxGDIIfhxHI/AAAAAAAAANU/wEkYY2K_bKI/s72-c/Federico_Rampini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6161065622909481858</id><published>2009-11-22T16:49:00.013+01:00</published><updated>2009-11-22T17:44:11.230+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Conferenza di Copenaghen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cambiamenti climatici'/><title type='text'>Lo scenario che aprirà la Conferenza di Copenaghen</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwllOAjwWII/AAAAAAAAAMc/ceg6WV6x7ds/s1600/scansione0005.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 287px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwllOAjwWII/AAAAAAAAAMc/ceg6WV6x7ds/s320/scansione0005.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406964118977534082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Provo a ricapitolare la situazione che ci attende all’apertura della Conferenza di Copenaghen nel prossimo mese di dicembre.&lt;br /&gt;Nel 1997 nasce il trattato internazionale noto come “Protocollo di Kyoto” sul riscaldamento globale. L’obiettivo che questo trattato si pone è quello di ridurre a livello mondiale la produzione di gas serra del 5% nel periodo 2008-2012.&lt;br /&gt;Nel 2002  i Paesi dell’Unione Europea si impegnano a ridurre la loro produzione di gas serra dell’8% entro il 2012.&lt;br /&gt;Nel 2005 entra in vigore il Protocollo di Kyoto, frattanto ratificato anche dalla Russia.&lt;br /&gt;Nel 2007 gli USA annunciano che non sottoscriveranno l’impegno di Kyoto.&lt;br /&gt;In uno studio dal titolo “Clima: è vera emergenza” (Brioschi Editore) l’economista Nicholas Stern, della London School of Economics, già capo economista della Banca Mondiale, afferma che l’impatto del carbonio sull’atmosfera sembra peggiore di quello stimato fino a solo due o tre anni fa. Oggi le probabilità che le temperature medie della Terra aumentino di 5 gradi entro il 2050 sono del 50%. L’ultima volta che la Terra è stata così calda fu nell’Eocene. Se questo dovesse verificarsi sarebbero pressoché inevitabili la distruzione di una grossa fetta della superficie arabile del mondo e il conseguente inizio di migrazioni da parte di centinaia di milioni di persone.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwliSDZUgCI/AAAAAAAAAMM/-5LQ6ggiEqM/s1600/scansione0004.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 251px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwliSDZUgCI/AAAAAAAAAMM/-5LQ6ggiEqM/s320/scansione0004.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406960889923665954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A parere dello scienziato inglese l’incontro di Copenaghen di dicembre può trasformarsi nell’incontro internazionale più importante dalla fine della seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;I Paesi sviluppati, dove vive circa un abitante della Terra ogni sei (sarà uno su dieci nel 2050) da soli rappresentano attualmente il 70% delle emissioni accumulate dal 1950 ad oggi. In futuro però la maggior parte delle emissioni verrà dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo che tuttavia obiettano che i responsabili fino ad oggi dell’effetto serra sono i Paesi industrializzati e pertanto è giusto che siano questi a doverne sostenere i costi in base al vecchio principio del “chi inquina paga” ed aggiungono che avendo bisogno di uscire dalla soglia di povertà al momento per loro è impossibile rinunciare a bruciare combustibili fossili o a tagliare le foreste salvo ottenere aiuti economici da parte proprio dei Paesi più industrializzati.&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwliJ96UXKI/AAAAAAAAAME/fXBqbyTxw8E/s1600/scansione0003.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 308px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwliJ96UXKI/AAAAAAAAAME/fXBqbyTxw8E/s320/scansione0003.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5406960751012502690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Attualmente i due Paesi responsabili della maggior produzione di emissioni di CO2 sono Cina e Stati Uniti ( da soli ne producono quasi la metà delle complessive), e molto dipenderà dunque anche dalle strategie che questi ultimi adotteranno e che però, in un periodo di recessione come quello che stiamo affrontando non nascondono le loro grosse perplessità in merito a possibili riduzioni delle emissioni di CO2.&lt;br /&gt;In particolare gli USA temono che adeguandosi alle scelte degli altri paesi industrializzati alla fine possano offrire grossi vantaggi economici a India e Cina.&lt;br /&gt;Intanto l’Unione Europea, che si era già data i seguenti obiettivi entro il 2020: &lt;br /&gt;- 20% di Energia Rinnovabile&lt;br /&gt;- 30% di riduzione delle emissioni di gas serra ( se gli USA faranno lo stesso altrimenti si fermeranno al 20%)&lt;br /&gt;- 20% l’aumento dell’efficienza energetica&lt;br /&gt;nello scorso mese di ottobre ha raggiunto un nuovo accordo che prevede entro il 2050 un’ulteriore riduzione delle proprie emissioni pari al 80-95% rispetto a quelle prodotte nel 1990.&lt;br /&gt;In questo contesto l’Italia, avendo esaurito il tetto assegnatole dal Protocollo di Kyoto, per aprire nuovi impianti energetici dovrebbe pagare un miliardo di euro. “Questi soldi - ha osservato il nostro Ministro per l’Ambiente Prestigiacomo - paradossalmente andrebbero a Paesi come la Polonia che sono meno virtuosi di noi”.&lt;br /&gt;Insomma, lo scenario che aprirà l’incontro di Copenaghen, appare estremamente complesso.&lt;br /&gt;Il problema principale è che l’atmosfera terrestre non consente di seguire i tempi e le abituali regole del compromesso politico ed un ulteriore rinvio di certe scelte potrebbe risultare davvero pericoloso.&lt;br /&gt;Già oggi un innalzamento di un solo grado della temperatura ed il conseguente ulteriore scioglimento delle calotte polari causerebbe un gravissimo danno per le terre coltivabili del Bangladesh e negli altri Paesi situati al livello del mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;STRONG&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/STRONG&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6161065622909481858?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6161065622909481858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6161065622909481858' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6161065622909481858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6161065622909481858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/11/lo-scenario-che-aprira-la-conferenza-di.html' title='Lo scenario che aprirà la Conferenza di Copenaghen'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SwllOAjwWII/AAAAAAAAAMc/ceg6WV6x7ds/s72-c/scansione0005.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6953615472152968934</id><published>2009-10-21T15:16:00.009+02:00</published><updated>2009-10-22T07:31:24.102+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teorie evolutive.'/><title type='text'>Gaia o Medea, quale futuro per la Terra?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/St8dVLgY9qI/AAAAAAAAALM/4Z2Y5UeIRxI/s1600-h/Gaia_jpg.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 198px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/St8dVLgY9qI/AAAAAAAAALM/4Z2Y5UeIRxI/s200/Gaia_jpg.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395063128316245666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In vista della Conferenza sul clima che si terrà il prossimo Dicembre a Copenhagen,  dalla quale è lecito attendersi alcune decisioni importanti in tema di salvaguardia del pianeta, ho pensato di realizzare una sorta di percorso di avvicinamento all'evento a tappe che affrontino le principali tematiche ad esso correlate. In questa ottica ho pensato di  avviare il discorso ponendo l'attenzione sulle due principali teorie che predicono quale futuro attenda la Terra ed i suoi abitanti e che tra l'altro sembrano divergere decisamente l’una dall’altra.&lt;br /&gt;La &lt;strong&gt;teoria di Gaia&lt;/strong&gt;, che prende il nome dall’antica dea greca della Terra, madre e protettrice di tutte le forme viventi, sostiene che il nostro pianeta, nonostante tutti i danni causatigli dall’uomo, sia comunque in grado di autoregolarsi  ed evolvere in modo da garantire il benessere dei suoi abitanti.&lt;br /&gt;La &lt;strong&gt;teoria di Medea&lt;/strong&gt;, che prende invece nome dal personaggio mitologico di Medea, appunto, moglie di Giasone e celebre per aver assassinato i propri figli, sostiene al contrario che il sistema evolutivo del pianeta sia destinato inevitabilmente a concludersi con l’estinzione della vita dei suoi abitanti.&lt;br /&gt;In sostanza Gaia vede la terra come “mater benigna” e Medea invece la inquadra come matrigna impietosa ed inospitale.&lt;br /&gt;Le due teorie in realtà sono molto più complesse e tentare di spiegarle in dettaglio comporterebbe un discorso assai più lungo.&lt;br /&gt;La teoria di Gaia non è recente. Essa risale addirittura al 1979 e fu formulata dalla scienziato britannico James Lovelock, secondo il quale è la vita stessa a regolare l’atmosfera e il clima della Terra in modo da renderla abitabile attraverso dei meccanismi di autoregolazione delle sue variabili principali: temperatura, ossigeno, acidità, ecc.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/St8fMlkcAlI/AAAAAAAAALk/L3lYfzQ2v0Q/s1600-h/Medea2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/St8fMlkcAlI/AAAAAAAAALk/L3lYfzQ2v0Q/s200/Medea2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395065179716977234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A questa teoria, tutto sommato piuttosto rassicurante, ha scelto di opporsi lo scienziato americano  Peter Ward che ha inteso dimostrare come, dati delle temperature terrestri alla mano, in realtà quella proposta da Lovelock sia un bella favoletta e che invece il saliscendi delle temperature registrate sul pianeta nel corso dei millenni sia da imputarsi all’evoluzione di nuove specie di vita. &lt;br /&gt;Negli ultimi 565 milioni di anni, ovvero dall’inizio dell’evoluzione degli animali sulla Terra, si sono registrate ben 15 estinzioni di massa e 10 estinzioni di portata minore tutte causate non da eventi esterni ( come ad esempio la caduta di un grosso meteorite sul pianeta), ma bensì dalla comparsa e successiva evoluzione di nuove specie viventi che, scavandosi un loro spazio nell’ecosistema comunque limitato del pianeta, hanno finito inevitabilmente per cancellare le specie preesistenti e di fatto incompatibili con le nuove arrivate.&lt;br /&gt;Avete presente i nuovi coloni americani che hanno di fatto eliminato progressivamente le tribù indiane in America? Ecco, qualcosa del genere.&lt;br /&gt;In sintesi Ward, con la sua teoria di Medea, sostiene che la vita sembra perseguire attivamente la propria fine, portando la Terra sempre più velocemente al giorno inevitabile in cui ritornerà al suo stato originale: sterile.&lt;br /&gt;Sempre secondo Ward il processo di autodistruzione è già iniziato: la concentrazione di CO2 presente in atmosfera progressivamente diminuirà fino a scomparire, così impedendo di fatto la fotosintesi e tutto il ciclo vitale ad essa correlato.&lt;br /&gt;C’è comunque una buona notizia: il processo, seppur iniziato dovrebbe completarsi entro 500 milioni di anni …Insomma ci rimane ancora un po’ di tempo per un film e un buon libro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6953615472152968934?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6953615472152968934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6953615472152968934' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6953615472152968934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6953615472152968934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/10/gaia-o-medea-quale-futuro-per-la-terra.html' title='Gaia o Medea, quale futuro per la Terra?'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/St8dVLgY9qI/AAAAAAAAALM/4Z2Y5UeIRxI/s72-c/Gaia_jpg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-5979286509290396905</id><published>2009-10-09T18:31:00.009+02:00</published><updated>2009-10-10T09:25:24.994+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotovoltaico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idrogeno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energie rinnovabili'/><title type='text'>L' eco-diamante di Pratolino</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9m3uXUYnI/AAAAAAAAAKs/vysB94l2D54/s1600-h/Diamante.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 297px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9m3uXUYnI/AAAAAAAAAKs/vysB94l2D54/s400/Diamante.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390640386510447218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;S’inaugura, Sabato 17 ottobre, nel Parco di Villa Demidoff a Pratolino, il progetto “Diamante”. Si tratta di una struttura che pesa 30 tonnellate, è alta 12 metri e ha un diametro di 8, tutta in vetro e acciaio, in grado di produrre energia coniugando per la prima volta tecnologia fotovoltaica e idrogeno. Il progetto, di natura sperimentale, è stato realizzato dall’Enel in collaborazione con l’Università di Pisa. L’obiettivo è quello di produrre elettricità “pulita” attraverso 38 pannelli fotovoltaici e poi conservarla sotto forma di idrogeno all’interno di 3 sfere che fungeranno da serbatoi di accumulo e posizionate all’interno dei pannelli.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9maE8u-fI/AAAAAAAAAKk/gpIqsXnOZQ0/s1600-h/Diamante+giorno.bmp"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 185px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9maE8u-fI/AAAAAAAAAKk/gpIqsXnOZQ0/s400/Diamante+giorno.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390639877176883698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’impianto avrà una potenza di 11 Kilowatt e fornirà energia al Parco di Pratolino. Tra le altre cose, l’energia accumulata dal Diamante dovrebbe fornire alimentazione alle bici elettriche che saranno messe a disposizione dei visitatori del parco.&lt;br /&gt;Per la prima volta sarà possibile dunque utilizzare l’energia elettrica prodotta dai pannelli durante il giorno anche nelle ore notturne, quando invece occorre tornare all’utilizzo della rete dato che i pannelli fotovoltaici, mancando le radiazioni solari non sono in grado di produrre energia.&lt;br /&gt;La tecnologia sperimentale applicata in questo progetto è, oggi, senza dubbio estremamente costosa.&lt;br /&gt;Tuttavia è lodevole il tentativo che col tempo e grazie alle continue sperimentazioni potrebbe produrre impianti sempre meno onerosi.(&lt;em&gt;Per conoscerne meglio i dettagli funzionali, clicca con il mouse sugli schemi "giorno" e "notte").&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9l4wVq3NI/AAAAAAAAAKc/r57uYUtEp6A/s1600-h/Diamante+notte.bmp"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 177px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9l4wVq3NI/AAAAAAAAAKc/r57uYUtEp6A/s400/Diamante+notte.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5390639304708644050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’impianto resterà di proprietà di Enel che però cederà gratuitamente l’energia da questo prodotta per gli utilizzi del Parco di Pratolino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-5979286509290396905?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/5979286509290396905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=5979286509290396905' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/5979286509290396905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/5979286509290396905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/10/l-eco-diamante-di-pratolino.html' title='L&apos; eco-diamante di Pratolino'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Ss9m3uXUYnI/AAAAAAAAAKs/vysB94l2D54/s72-c/Diamante.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6916647800355721005</id><published>2009-09-24T07:38:00.003+02:00</published><updated>2010-01-03T11:28:40.137+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='inquinamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><title type='text'>"Confessioni di un eco-peccatore" di Fred Pearce</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Srpa2oRsvzI/AAAAAAAAAKU/2xc7a2a9NQo/s1600-h/pearce_web.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 98px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5384716199045938994" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Srpa2oRsvzI/AAAAAAAAAKU/2xc7a2a9NQo/s400/pearce_web.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sapevate che per fabbricare una fede nuziale di pochi grammi d’oro in media occorrono 2 tonnellate di roccia scavate ad alcuni chilometri di profondità e 5 tonnellate d’acqua?&lt;br /&gt;E che un terzo dei prodotti in vendita nei nostri supermercati contiene olio di palma per la cui fabbricazione vengono distrutte le foreste?&lt;br /&gt;Sapevate che è la produzione del cotone ad aver causato la scomparsa del Lago d’Aral, un tempo il 4° lago al mondo per grandezza?&lt;br /&gt;Ecco solo alcune delle informazioni che potrete scoprire leggendo “Confessioni di un eco-peccatore” di Fred Pearce,(Edizioni Ambiente Euro 22,00).&lt;br /&gt;A dispetto del titolo il libro non solo è interessante ma presenta un’indagine ad ampio raggio e documentata in maniera rigorosa, sull’origine ed il destino di tutti i prodotti di uso comune e quotidiano di cui oggi non possiamo (sembra) fare a meno per vivere.&lt;br /&gt;Pearce è un giornalista inglese che lavora come consulente ambientale del “New Scientist”. Ha impiegato alcuni anni a visitare i posti più disparati del nostro pianeta al fine di conoscere da dove vengono, chi li ha fatti e con quali costi per l’ambiente, i prodotti che usiamo tutti i giorni.&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SrpauczhGzI/AAAAAAAAAKM/ucfKFXqRYWw/s1600-h/Moynaq%2520-%2520Lago%2520d%27Aral.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; FLOAT: right; HEIGHT: 210px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5384716058527603506" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SrpauczhGzI/AAAAAAAAAKM/ucfKFXqRYWw/s320/Moynaq%2520-%2520Lago%2520d%27Aral.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’indagine parte delle miniere d’oro del Sud Africa, per proseguire nelle foreste pluviali dell’Indonesia, dall’Australia all’Uzbekistan affrontando tutte le tematiche che concernono i nostri consumi quotidiani: il cibo, gli abiti, l’informatica, i consumi energetici, i rifiuti.&lt;br /&gt;In queste pagine scopriamo ad esempio che la banana, uno dei frutti più mangiati al mondo, essendo un mutante sterile e privo di semi e universalmente coltivato in un’unica varietà in America, Asia e Africa,( la "Cavendish"), è seriamente minacciata da insetti e malattie infettive che potrebbero causarne l’estinzione.&lt;br /&gt;Non ci credete? E’ già accaduto negli anni ’50 quando la varietà di banana che consumavamo non era l’attuale bensì quella chiamata "Gros Michel", a detta degli esperti più ricca e più dolce di quella odierna. Essa risultò purtroppo vulnerabile ad un fungo che ne causò la scomparsa definitiva.&lt;br /&gt;E ancora: il processo di produzione dell’alluminio è uno dei più dispendiosi in termini energetici ed in termini di emissioni di anidride carbonica in atmosfera.&lt;br /&gt;Nel mondo vengono prodotte circa 250 miliardi di lattine all’anno! Pearce, (che cita più volte nel libro gli studi dei Friends of the Earth) percorre tutto il viaggio per scoprire le fasi di produzione di una lattina partendo dalla regione del Queensland (Australia) dove una delle più importanti compagnie minerarie al mondo, la Rio Tinto, estrae la bauxite che poi viene trasportata a Gladstone dove viene raffinata ad ossido di alluminio. La produzione dell’alluminio ha un’impronta ecologica sconfinata. Vi cito un unico dato: la produzione di una singola lattina comporta l’emissione di 260 grammi di CO2 ovvero una quantità di gas sufficiente a riempire 300 lattine!&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SrpaitJQ3mI/AAAAAAAAAKE/mx7j7d0R0V4/s1600-h/alcuni-pescherecci-che-solcavano-laral_670_382_100_cropped.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5384715856755351138" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SrpaitJQ3mI/AAAAAAAAAKE/mx7j7d0R0V4/s320/alcuni-pescherecci-che-solcavano-laral_670_382_100_cropped.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’ultima parte del libro è dedicata alle possibili alternative, ovvero alle possibilità che secondo Pearce l’uomo ha ancora di salvare il pianeta e se stesso, a patto che si decida a cambiare subito rotta. Così impariamo l'importanza del riciclo: da quella del recupero dell'alluminio la cui reimmissione sul mercato può comportare un risparmio energetico fino a 3/4 del costo di produzione dell'alluminio vergine, all'esempio della Tanzania dove c'è un commercio fertilissimo basato sul recupero degli abiti occidentali usati, per arrivare a Nairobi dove la "Computers for Schools Kenya" ricicla i vecchi computer dall'Europa e dall'America del Nord regalandoli poi alle scuole del Paese. Pearce ci offre infine un quadro di esempi virtuosi da imitare e già adottati da varie città del mondo: dallo sviluppo della cosiddetta "agricoltura urbana" di Valencia, al sistema di raffreddamento degli edifici realizzato a Toronto sfruttando le acque del Lago Ontario, ai camion della spazzatura di San Diego alimentati col metano prodotto nelle discariche, e tanto altro ancora.&lt;br /&gt;Se la parte dedicata al lavoro di ricerca documentato è ineccepibibile, certo non tutte le opinioni personali del giornalista inglese sono condivisibili: come giustamente osserva nella prefazione al libro il metereologo Luca Mercalli, ha poco senso sostenere l’acquisto dei fagiolini prodotti in Kenia ed esportati nei principali Paesi europei in nome del commercio equo-solidale, molto meglio scegliere di acquistare prodotti di stagione locali. Ma a parte qualche conclusione forse un po' affrettata il libro è davvero interessante e utile per chi voglia avere un quadro esaustivo dei processi produttivi e dei loro impatti sul pianeta. Credo che potrebbe essere tranquillamente adottato dagli insegnanti nelle scuole e soprattutto lo ritengo utile a quel processo di acquisizione di consapevolezza e senso di responsabilità che ci siamo posti quale obiettivo primario.&lt;br /&gt;Nel divertente ultimo film di W. Allen il protagonista, (favorevole tra le altre cose all'estensione della pena capitale a tutti i proprietari di cani che non raccolgono gli escrementi dei loro animali!), sostiene che la specie umana è ormai composta solo da individui perdenti, egoisti e vigliacchi e che pertanto essa è irrimediabilmente condannata all'estinzione. Magari attraverso letture edificanti come questa potremmo provare a concedere un briciolo di speranza in più alle nuove generazioni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6916647800355721005?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6916647800355721005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6916647800355721005' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6916647800355721005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6916647800355721005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/09/confessioni-di-un-eco-peccatore-di-fred.html' title='&quot;Confessioni di un eco-peccatore&quot; di Fred Pearce'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Srpa2oRsvzI/AAAAAAAAAKU/2xc7a2a9NQo/s72-c/pearce_web.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6649584922288789485</id><published>2009-09-10T17:33:00.014+02:00</published><updated>2009-09-10T17:58:24.595+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vigilanza ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='firenze'/><title type='text'>"La Firenze che vorrei " di Giovanni Rodella</title><content type='html'>In previsione della giornata dedicata a Firenze e promossa dalla nuova Giunta Comunale, ricevo e volentieri pubblico una lettera di Giovanni Rodella, attivista degli Amici della Terra dal lontano 1998.&lt;br /&gt;Giovanni, di professione fotografo, ci ha gentilmente concesso alcune sue foto, che pubblichiamo a corredo dell'articolo, scattate in città e che purtroppo evidenziano quanto egli sottolinea.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgWU-NbJI/AAAAAAAAAJ8/AovijyeBPY8/s1600-h/DSC_410404344.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgWU-NbJI/AAAAAAAAAJ8/AovijyeBPY8/s320/DSC_410404344.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379866797829614738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Caro Michele, &lt;br /&gt;sono contento dell' iniziativa "Manda un bacione a Firenze" portata avanti dall' attuale sindaco, che mi permette di fare alcune considerazioni. La prima  è, secondo me, risvegliare in noi quel "senso civico" oramai sopito dalle innumerevoli dimenticanze delle precedenti amministrazioni: una fra tutte il coinvolgimento dei cittadini, quelli insomma che vorrebbero una città, (la nostra)  piu' vivibile e che si batterebbero sinceramente contro il degrado ora piu' evidente di qualche anno fa, tanto da farci sentire impotenti di fronte al lassismo imperante, spesso dovuto alla non considerazione di quelle  poche forze che avevano un barlume di iniziative "del fare"!&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgOgCk9UI/AAAAAAAAAJ0/QFbHaTIdbIo/s1600-h/DSC_409604336.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 213px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgOgCk9UI/AAAAAAAAAJ0/QFbHaTIdbIo/s320/DSC_409604336.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379866663361770818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tu sai meglio di me, dei tentativi di farci promotori, quando dieci anni fa iniziammo con l' allora Assessore all' Ambiente Sergio Paderi con l'attuazione della "Vigilanza Ambientale" nelle piazze fiorentine, nei giardini, per il "Forte Belvedere" per la "Loggia dei Lanzi" e per le Aree Veri dei Consigli di Quartiere. &lt;br /&gt;Avevamo certo poca esperienza, allora, ma volevamo iniziare un altro percorso che voleva dire: "uscire" anche dai quei luoghi a noi deputati alla vigilanza,  per vedere di documentare e non certo per risolvere le  problematiche lungo le strade, i marciapiedi, quei percorsi connessi alla mobilita' leggera (i pedoni e le biciclette). La nostra associazione ed in primis la Vigilanza Ambientale intendeva fare solo delle "segnalazioni" alle autorità, sopratutto alla Polizia Municipale, che inizialmente abbiamo trovato disponibili, ( ricordo il distaccamento di Porta Romana) con puntuali accertamenti di motorini abbandonati, residui ferrosi di bici abbandonate, sia nelle rastrelliere che sui marciapiedi, buche nella pavimentazione o asfalto mancante, piccioni morti, fontane sporche, deiezioni canine e non, aiuole calpestate dai bivacchi vari, segnali stradali rovinati o non piu' leggibili etc...&lt;br /&gt;Purtroppo tutto questo duro' poco... &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgGcEd3oI/AAAAAAAAAJs/yBEg-w1L5-U/s1600-h/DSC_404704288.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 213px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgGcEd3oI/AAAAAAAAAJs/yBEg-w1L5-U/s320/DSC_404704288.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379866524856999554" /&gt;&lt;/a&gt;Forse davamo fastidio a qualcuno o hanno pensato che ci si arrogava il diritto di fare servizi che comunemente venivano delegati ai Vigili Urbani, o troppe erano quelle "segnalazioni" che il comune non poteva sostenere? E' così ci venne tolta anche quella sede storica che era per noi un punto di osservazione molto importante in piazza S. Spirito in quel comando dei vigili datoci in comodato d'uso. Quando arrivai a Firenze nell' 85 da Mantova, mi sembrava tutto bello; i palazzi, le chiese le strade antiche, dicevo a tutti: una città a misura d' uomo. Avevo scelto questa citta', non per il lavoro (benchè ne possedessi uno) e nemmeno per amore di qualcuno.&lt;br /&gt;Ero stregato dalla sua luce dai colori del suo paesaggio, delle sue colline e...anche dal senso di libertà che una vita da single mi poteva regalare. &lt;br /&gt;Alcune volte, durante l' anno veniva a trovarmi mia madre e ricordo che con lei andavamo a visitare musei, chiese e poi passeggiate per le vecchie stradine del centro. Ed io che invitandola ad osservare tutto ciò che per me era "il bello" una volta mi disse: "Ma se guardo per aria non vedo dove metto i piedi!" A debita distanza di tempo mi sono reso conto (ora che mia madre è scomparsa e anch'io ho qualche anno in piu'), della difficoltà di camminare su strade o marciapiedi sconnessi...e di girotondi e gimkane tra una bici allucchettata sui (già) stretti marciapiedi o i motorini sulle strisce pedonali. E se vai in bici non puoi che andare controsenso poichè il "senso giusto" lo dà solo il mezzo motorizzato, come se andare in bici in centro fosse per qualcuno uno sport per perditempo che non hanno niente da fare. Un ciclista deve stare attento a una miriade di dettagli inclusi i pullman di turisti che con aria persa se la prendono sempre molto comoda. Da tanto tempo oramai non mi godo piu' questa città, cerco di uscire di casa il meno possibile... Che peccato! Pensavo che negli anni qualcosa sarebbe migliorata e invece oggi sono proprio quelle "piccole cose" che contribuiscono a migliorare la qualità della vita, che fanno sentire chi abita nel centro storico una persona "fortunata" che sono venute a mancare. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkfwpyStpI/AAAAAAAAAJk/DY41gYG1hnk/s1600-h/DSC_407404315.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkfwpyStpI/AAAAAAAAAJk/DY41gYG1hnk/s320/DSC_407404315.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379866150581745298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con te Michele di queste cose ne abbiamo parlato tante volte, ma ora vorrei esprimere ancora una volta fiducia a questa nuova Giunta, perchè la speranza e l'unica cosa che mi rimane. Credo che tanti fiorentini abbiano lasciato il centro storico per rifarsi una casa altrove, oltre i viali o in altre periferie metropolitane, per i motivi qui sopra descritti, perchè hanno capito che si vive meglio un po' fuori dal centro e per interesse ( le case in centro costano troppo!). Oggi il centro è abitato prevalentemente da un pout pourry di varia umanità che sfrutta Firenze per i propri fini, ma che spesso non la ama. Questo lo possiamo facilmente riscontrare osservando dai portoni, ai bandoni, ai marciapiedi delle abitazioni spesso sporchi e da cui si ricava solo un senso di abbandono. Lo constatiamo dall’ uso scorretto dei cassonetti dove vengono inseriti rifiuti non compatibili, alla maleducazione dei frequentatori dei locali  notturni che poi fino all' alba non ti fanno dormire, perchè usciti da questi, continuano a parlare ad alta voce come se i decibel  della musica fossero ancora lì presenti, per non parlare degli effetti che fa l' alcool, urinando dove capita, lasciando ovunque sporcizia. I tempi, lo sappiamo, sono cambiati ed è giusto perseguire la moda: avere il suv o la moto di grande cilindrata che sfreccia di notte nelle strade fiorentine, giusto perchè è sopratutto importante "mostrare" e "possedere" piu' che apprezzare il mondo che ci circonda.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkfmmV7bQI/AAAAAAAAAJc/aUPF0ECATy0/s1600-h/DSC_00860238.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkfmmV7bQI/AAAAAAAAAJc/aUPF0ECATy0/s320/DSC_00860238.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379865977858780418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Te ne accorgi da questo turismo "mordi e fuggi" dove a nessuno viene impedito di portare a casa dei souvenir; quando vedo della "paccottiglia"o quei brutti poster, che fanno da tappeto nel centro storico, dove quasi nessuna immagine riguarda Firenze, mi sento sconfitto dalla cultura del cattivo gusto. Ad osservare i turisti che scattano foto senza guardare prima, (perchè tanto poi se le vedranno sul pc a casa), mi sembra che si sia perso il senso emozionale di ammirare per conoscere.&lt;br /&gt;E, a seguito del tuo post sulla questione "ronde" sul tuo blog:&lt;a href="http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/tra-ronde-e-intendenti.html"&gt;http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/tra-ronde-e-intendenti.html&lt;/a&gt;, sono d' accordo che si possa, si debba reagire, contro una forma di reazione che riconosciamo come strumentale ad un controllo piu' poliziesco (vedi il nome) con una forma di vigilanza ambientale come l' avevamo intesa noi per prima alla fine degli anni novanta e che mi ricorda gli "Hells Angels" di Milano dove anche le " diversità " e le minoranze ( come immigrati o omosessuali) vengono considerate parte di questi gruppi di impegno solidale. Ecco, è da queste basi anche antidiscriminatorie che vorrei partire per cercare di trasformare Firenze di nuovo in una città vivibile".&lt;br /&gt;Con affetto,&lt;br /&gt; Giovanni Rodella&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6649584922288789485?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6649584922288789485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6649584922288789485' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6649584922288789485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6649584922288789485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/09/la-firenze-che-vorrei-di-giovanni.html' title='&quot;La Firenze che vorrei &quot; di Giovanni Rodella'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SqkgWU-NbJI/AAAAAAAAAJ8/AovijyeBPY8/s72-c/DSC_410404344.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-4645329302804383551</id><published>2009-09-03T07:20:00.003+02:00</published><updated>2009-09-03T07:30:27.608+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='imballaggi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prodotti alla spina'/><title type='text'>Effecorta, un punto vendita di tutti prodotti alla spina</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp048iUWmeI/AAAAAAAAAJU/HzSinK9_S-k/s1600-h/Effecorta+003.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp048iUWmeI/AAAAAAAAAJU/HzSinK9_S-k/s400/Effecorta+003.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376516142805719522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La zona non poteva che essere quella: Capannori, il primo Comune in Toscana ad aver raggiunto e nel 2008 superato la considerevole quota del 60% di raccolta differenziata e dove ormai da tempo si pratica per la raccolta dei rifiuti domestici il sistema detto “Porta a Porta”.&lt;br /&gt;La lungimirante amministrazione di questo centro in Provincia di Lucca si è data come obiettivo quello di divenire entro il 2020 un “comune a rifiuti zero” ed è anche in questa ottica che nasce l’iniziativa Effecorta.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp048P7TpvI/AAAAAAAAAJM/4nRySiOgs9U/s1600-h/Effecorta+004.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp048P7TpvI/AAAAAAAAAJM/4nRySiOgs9U/s400/Effecorta+004.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376516137868830450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si tratta del primo negozio in Toscana e tra i primi del genere in Italia che commercializza esclusivamente prodotti alla spina: vino, olio, birra, cereali di ogni tipo, oltre a detersivi e prodotti freschi come formaggi e latticini. Già ora sono in vendita oltre 100 diversi prodotti alla spina. Ma non solo.&lt;br /&gt;Come ci ha gentilmente spiegato Pietro Angelini, uno dei sei soci fondatori della cooperativa a capo di questa bella iniziativa imprenditoriale: “Tutti i prodotti acquistabili da noi provengono da filiera corta, ovvero da aziende che li producono a non più di 70 km di distanza da Capannori.”&lt;br /&gt;“Tra gli obiettivi che ci siamo prefissati c’è inoltre quello – continua Angelini- di poter offrire ai nostri clienti la possibilità di acquistare un prodotto nelle quantità che necessitano davvero ad ogni singola famiglia e non a quelle che spesso ci impongono il mercato e la grande distribuzione e per giunta riutilizzando sempre i medesimi contenitori”.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp047kGjozI/AAAAAAAAAJE/bnmGwqF_uDE/s1600-h/Effecorta+005.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp047kGjozI/AAAAAAAAAJE/bnmGwqF_uDE/s400/Effecorta+005.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376516126104855346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Secondo un indagine di Federconsumatori, scegliendo i prodotti alla spina anziché confezionati, una famiglia media italiana può risparmiare oltre 700,00 euro all’anno.&lt;br /&gt;Inutile sottolineare poi come questo tipo di spesa, eliminando scatole, bottiglie, e in generale la gran parte degli imballaggi, non solo è conveniente economicamente ma evita la produzione di una buona fetta dei nostri rifiuti domestici e dunque inquina anche di meno.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp047SncBRI/AAAAAAAAAI8/rySspPjhCb0/s1600-h/Effecorta+009.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp047SncBRI/AAAAAAAAAI8/rySspPjhCb0/s400/Effecorta+009.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376516121410929938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In prospettiva futura i creatori di Effecorta vorrebbero riuscire ad aprire una serie di nuovi punti vendita del genere in Toscana e l’augurio che faccio loro è quello che realmente possano farcela.&lt;br /&gt;Presso il punto Effecorta che si trova in Viale Europa, 224 loc. Marlia (Capannori – Lucca) è stato attivato anche uno Sportello Ambiente dove sarà possibile ottenere tutte le informazioni utili sulle nuove tecnologie sostenibili, dall’installazione dei pannelli fotovoltaici alle agevolazioni fiscali in materia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori info visita il sito all'indirizzo&lt;/strong&gt;:&lt;a href="http://www.effecorta.it"&gt;http://www.effecorta.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-4645329302804383551?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/4645329302804383551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=4645329302804383551' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/4645329302804383551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/4645329302804383551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/09/effecorta-un-punto-vendita-di-tutti.html' title='Effecorta, un punto vendita di tutti prodotti alla spina'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sp048iUWmeI/AAAAAAAAAJU/HzSinK9_S-k/s72-c/Effecorta+003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6344323777687812515</id><published>2009-08-27T17:46:00.009+02:00</published><updated>2009-08-27T18:20:05.607+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione rifiuti.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energie rinnovabili'/><title type='text'>Oslo: bus a biometano da rifiuti solidi umani</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Spaq12U8MNI/AAAAAAAAAI0/sBnRRPqNt4s/s1600-h/oslo_bus.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 258px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Spaq12U8MNI/AAAAAAAAAI0/sBnRRPqNt4s/s400/oslo_bus.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5374671047406399698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La chiave per l’energia pulita? Può passare anche dalla nostra pupù …&lt;br /&gt;E’ quanto si appresta a fare in Norvegia la città di Oslo.&lt;br /&gt;Oslo, che mira infatti a divenire una delle capitali ambientalmente più sostenibili del mondo, ( obiettivo: emissioni zero entro il 2050), ha deciso di seguire la strada della produzione del biometano partendo dai suoi due impianti di trattamento delle acque scure per poi utilizzarlo come carburante per 80 dei suoi autobus municipali.&lt;br /&gt;Il biometano è un biogas ricavato attraverso un processo di raffinazione che lo porta ad avere una percentuale di circa il 95% di purezza, tale da consentirgli di essere utilizzato come combustibile per veicoli a motore.&lt;br /&gt;Anche una comune discarica di rifiuti urbani normalmente produce biometano. La sola differenza è che in quel caso la sua percentuale si aggira attorno al 45%, troppo bassa per essere utilizzata come combustibile per veicoli, ma comunque sufficiente per essere bruciata per produrre calore o energia elettrica. Nel nostro caso invece l’elevata percentuale del biogas è raggiunta grazie a un processo controllato in assenza di ossigeno e che per questo viene definito di Digestione anaerobica.&lt;br /&gt;Una serie di microrganismi decompongono ogni residuo organico (rifiuti umani, scarti della cucina, scarti verdi, residui dei mattatoi, ecc.) producendo appunto CH4, ovvero il Metano.&lt;br /&gt;Approntare una struttura produttiva come questa non è ancora, ad oggi, molto economico. Tuttavia, conti alla mano, il prodotto ottenuto dovrebbe venire a costare circa 40 centesimi di euro per litro in meno rispetto al costo di un litro di gasolio, (0,75 euro per il biometano contro i circa 1,15 euro attuale prezzo di un litro di gasolio in Norvegia).&lt;br /&gt;I vantaggi immediati saranno i seguenti:&lt;br /&gt;- saranno intercettate una gran parte delle circa 17.000 tonnellate annue di CO2 che altrimenti sarebbero state prodotte attraverso l’incenerimento di quegli stessi rifiuti;&lt;br /&gt;- ognuno degli 80 autobus eviterà a sua volta di immettere nell’aria circa 44 tonnellate all’anno di CO2;&lt;br /&gt;- oltre ad essere neutrale per le emissioni di CO2, la combustione del biometano produce il 78% in meno di ossidi di azoto, il 98% in meno di particolato rispetto alla combustione del gasolio, senza considerare la rumorosità ridotta di quegli stessi veicoli;&lt;br /&gt;Contrariamente al bioetanolo prodotto da granaglie e piante, il biometano ha l’ulteriore vantaggio di non intaccare le risorse alimentari, né richiede l’utilizzo di fertilizzanti e acqua.&lt;br /&gt;Chiudo con un dato piuttosto significativo: una città come Oslo ( 250.000 abitanti) è in grado di ricavare in tal modo carburante sufficiente a far percorrere in un anno a ciascuno dei suoi 80 bus adattati circa 100.000 km.&lt;br /&gt;Fatte le dovute proporzioni una città come Milano, con oltre 1.300.000 abitanti, potrebbe produrre in un anno qualcosa come 10 milioni e mezzo di litri di carburante sufficienti a far lavorare 300 autobus per 100.000 km l’uno. &lt;br /&gt;In Europa questo sistema è già stato adottato in Francia,  dalla città di Lille e in Svezia, a Stoccolma.&lt;br /&gt;Commenta l'articolo. Clicca su "&lt;em&gt;commenti&lt;/em&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6344323777687812515?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6344323777687812515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6344323777687812515' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6344323777687812515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6344323777687812515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/08/oslo-bus-biometano-da-rifiuti-solidi.html' title='Oslo: bus a biometano da rifiuti solidi umani'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Spaq12U8MNI/AAAAAAAAAI0/sBnRRPqNt4s/s72-c/oslo_bus.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6703758773855918905</id><published>2009-08-06T06:15:00.004+02:00</published><updated>2009-08-06T06:34:27.992+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><title type='text'>Perchè i coralli marini crescono meno</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SnmlSUW7lcI/AAAAAAAAAH8/4TNTSPkZvRQ/s1600-h/Foto+Maldive+1.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 252px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SnmlSUW7lcI/AAAAAAAAAH8/4TNTSPkZvRQ/s400/Foto+Maldive+1.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5366502165109773762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;D’estate il pensiero corre, per molti di noi, all’idea del mare e al piacere di farsi una bella nuotata.&lt;br /&gt;Chi ha la fortuna di vivere in un Paese come l’Italia ha sicuramente l’opportunità di raggiungere la costa con una certa facilità.&lt;br /&gt;Purtroppo il mare è tra i primi elementi naturali del nostro Pianeta a risentire dei cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;Il fenomeno dell’innalzamento del livello delle acque è senza dubbio il più evidente. &lt;br /&gt;Le splendide Isole Maldive sono gravemente minacciate da questo fenomeno, (la foto qui allegata è eloquente ). E, del resto, lo stesso problema è riscontrabile anche in Italia anche se con minore drammaticità.&lt;br /&gt;Ma pure i microrganismi viventi sotto la superficie delle acque sono purtroppo coinvolti.&lt;br /&gt;Ad esempio, pare impossibile, eppure le forti emissioni di CO2 prodotte dalle attività umane in atmosfera danneggiano, sia pure indirettamente, coralli, conchiglie e plancton!&lt;br /&gt;Come? E’ quanto ha dimostrato uno studio sull’acidificazione degli oceani realizzato da un gruppo di ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research, diretto dal Professor Stefan Rahmstorf, che è giunto alle seguenti conclusioni: &lt;br /&gt;-ogni anno gli oceani assorbono circa 2 miliardi di tonnellate di CO2 (circa il 30% delle emissioni globali);&lt;br /&gt;-il Carbonio così assorbito causa come conseguenza una progressiva acidificazione delle acque oceaniche.&lt;br /&gt;-l’acidificazione delle acque a sua volta rende sempre più difficile la formazione dei gusci e degli scheletri calcarei negli organismi marini ( dal plancton ai coralli).&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SnmlSJpdp6I/AAAAAAAAAH0/uxKAxU8nFrE/s1600-h/scansione0001.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 335px; height: 500px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SnmlSJpdp6I/AAAAAAAAAH0/uxKAxU8nFrE/s400/scansione0001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5366502162234714018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il grafico qui a fianco mostra il progressivo peggioramento delle condizioni ideali per la formazione dell’aragonite, una delle principali componenti, a base di Carbonato di Calcio, dei microrganismi che concorrono alla formazione dei coralli  e che, appunto, con l’aumento dell’acidità delle acque, tende a dissolversi in acqua.&lt;br /&gt;Nella tabella (a) si possono notare le condizioni che si avevano nell’epoca preindustriale, nella (b) le condizioni attuali, e infine nella (c) si illustra la situazione che, con i ritmi previsti di emissioni di CO2, potremmo raggiungere attorno all'anno 2065: in tutti gli oceani verrebbero a mancare le condizioni ideali per la formazione dei coralli e degli altri microrganismi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una dimostrazione di come tutto in natura sia strettamente interconnesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commenta l'articolo. Vai a &lt;em&gt;commenti &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6703758773855918905?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6703758773855918905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6703758773855918905' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6703758773855918905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6703758773855918905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/08/perche-i-coralli-marini-crescono-meno.html' title='Perchè i coralli marini crescono meno'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SnmlSUW7lcI/AAAAAAAAAH8/4TNTSPkZvRQ/s72-c/Foto+Maldive+1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6983159489738135883</id><published>2009-07-23T06:46:00.004+02:00</published><updated>2009-07-23T09:23:58.264+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vigilanza ambientale'/><title type='text'>Tra ronde e intendenti</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SmfsVvEjiCI/AAAAAAAAADU/c6yAQX4FRdg/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 134px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SmfsVvEjiCI/AAAAAAAAADU/c6yAQX4FRdg/s400/clip_image002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361513739564845090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il governo italiano, attraverso la promulgazione del DDL sulla sicurezza, si accinge a istituzionalizzare le “ronde” dei cittadini, il Comune di Firenze si appresta invece a istituire gli “intendenti”, deputati a monitorare il degrado della città.&lt;br /&gt;Sono ormai quasi 11 anni che rivesto il ruolo di coordinatore del Progetto di Vigilanza Ambientale degli Amici della Terra di Firenze, attività che in pratica ha portato le guardie ecologiche dell’associazione a ricoprire buona parte degli incarichi che saranno chiamati d’ora in avanti a svolgere sia le ronde che gli intendenti.&lt;br /&gt;Sulla scorta dell’esperienza diretta maturata vorrei tentare di esprimere il mio parere ed avanzare qualche suggerimento, spero, utile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea delle ronde nasce da un’esigenza di maggiore sicurezza da parte dei cittadini e dalla constatazione che gli organi deputati a rivestire tale ruolo, per una moltitudine di fattori, non sempre riescono a garantirlo.&lt;br /&gt;Sono un grande appassionato di cinema, adoro il genere western e la figura dell’eroe che, pistola o fucile alla mano, ha il coraggio di farsi giustizia da solo. Ma è probabile che la mia ammirazione per certi personaggi da film derivi dalla constatazione che il cinema è una cosa, la realtà un’altra, o che per lo meno la realtà oggi sia ben diversa da quella rappresentata in film ambientati in un’epoca lontana dalla nostra almeno cent’anni.&lt;br /&gt;Sono perciò contrario all’istituzione delle ronde se queste dovessero costituire solo uno strumento per garantire ai cittadini la loro sicurezza. Per questo ci sono già gli organi competenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sicurezza la si ottiene non con la creazione di un rigido stato di controllo, bensì con meccanismi di maggiore coinvolgimento di tutti gli appartenenti alla comunità sociale; la sicurezza si ottiene garantendo lo stato sociale al maggior numero di persone possibile; la si ottiene, (guarda un po’), combattendo ed eliminando il degrado e, soprattutto, rendendo consapevoli i cittadini di quelli che sono i ruoli, i limiti invalicabili, i diritti e i doveri di ciascun appartenente ad una comunità. Questo è quanto ci hanno insegnato 11 anni di esperienza sul campo attraverso il progetto della Vigilanza Ambientale a Firenze.&lt;br /&gt;Sorrido alla notizia del recente divieto di somministrare gli alcolici ai minori istituito dal Comune di Milano. Non sono e non saranno mai, a mio parere, i soli divieti e le restrizioni ad eliminare un problema.&lt;br /&gt;L’esigenza dell’istituzione delle ronde nasce poi anche da un altro fattore preponderante: le difficoltà d’integrazione create dalla società multirazziale che ormai contraddistingue anche la realtà del nostro Paese. Eppure le vere difficoltà integrative non derivano dagli extracomunitari che giungono in Italia, bensì dagli italiani stessi che faticano ad accettarli.&lt;br /&gt;La società multirazziale è una risorsa e occorre accettarla perché non farlo significherebbe, quello sì, autoemarginarsi.&lt;br /&gt;Tuttavia non sono contrario alle ronde in generale, a prescindere, perché credo che se correttamente utilizzate, queste potrebbero trasformarsi in uno strumento utilissimo.&lt;br /&gt;Prima di passare alla mia proposta vorrei però analizzare la questione “intendenti” ed il progetto del Comune di Firenze che li coinvolge, perché ritengo che in realtà stiamo affrontando due facce del medesimo problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come Amici della Terra ci siamo sempre battuti per diffondere la conoscenza delle problematiche e, attraverso di essa, rendere consapevoli del proprio ruolo i cittadini e così responsabilizzarli in prima persona. E’ quanto abbiamo fatto anche con l’istituzione delle cosiddette “guardie ambientali” o “ecologiche”, che dir si voglia, affidando loro il preziosissimo ruolo di informare, responsabilizzare e coinvolgere la cittadinanza sulle tematiche del degrado urbano.&lt;br /&gt;Oggi abbiamo la tendenza a ricordare fin troppo bene quali sono i nostri diritti, ma tendiamo invece con facilità a dimenticare che, come cittadini, abbiamo anche molti obblighi e doveri.&lt;br /&gt;L’idea di fondo del nostro progetto è stata proprio quella di non vietare nulla a priori, non reprimere, ma piuttosto ricordare ai frequentatori di un’area pubblica, un giardino, uno spazio verde che il senso delle regole ivi vigenti era quello di contribuire al benessere di tutta una comunità e che per tale ragione tutti erano chiamati al rispetto di quelle regole nel loro stesso interesse.&lt;br /&gt;Sono fermamente convinto che quella intrapresa da noi ben 12 anni fa sia tuttora la strada migliore e più efficace da percorrere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una semplice constatazione: oltre il 50% delle problematiche connesse al cosiddetto “degrado” che affligge una città è causato direttamente o indirettamente dai suoi stessi abitanti che poi, per assurdo, sono i primi a lamentarsi delle brutte condizioni in cui versa la loro città. &lt;br /&gt;Questo accade non perché siamo solo un popolo di furbi e maleducati. Siamo piuttosto, e lo penso con convinzione, degli incoscienti e inconsapevoli, degli “ignoranti” nell’accezione latina del termine, ovvero “ che non sanno” e dunque che non si rendono conto.&lt;br /&gt;Consentire, attraverso il dialogo, la presa di coscienza di questo semplice stato di fatto, è stato il passo fondamentale verso la buona riuscita del nostro esperimento.&lt;br /&gt;Tutto questo però può non essere sufficiente.&lt;br /&gt;Un’altra facile tendenza di oggi è quella di attaccare appena possibile le amministrazioni pubbliche perché non rispondono subito alle istanze dei cittadini e non provvedono immediatamente a ripristinare un certo stato delle cose. Il problema delle amministrazioni, oltre a quello della lentezza burocratica di certi iter, è però quello di arrivare alla conoscenza di certe problematiche.&lt;br /&gt;Se mi perdonate la facile battuta: anche le amministrazioni sono “ignoranti”! &lt;br /&gt;E’ proprio questo secondo compito di sensori della realtà cittadina, di tramite tra cittadino e istituzione, tra rilievo di un problema e notificazione di quel problema in tempi rapidissimi all’amministrazione pubblica competente, che potranno e dovranno svolgere gli intendenti.&lt;br /&gt;E’ fondamentale infatti il ruolo di ascoltare le istanze provenienti dalla città sia per il cittadino che si sente così parte attiva, che per il Comune che ha modo di dimostrare la sua presenza e il proprio interesse sul territorio che è chiamato ad amministrare.&lt;br /&gt;Trovo tuttavia delle lacune anche nel progetto della nuova amministrazione e mi permetto di sottolinearle con spirito assolutamente costruttivo.&lt;br /&gt;Apprendo dai giornali (sarà vero?) che s’intende dotare ogni sentinella di scooter elettrico e di telefono palmare.&lt;br /&gt;La prima questione che sollevo è la seguente: che costo avrà questo progetto per il Comune? Il Comune ha calcolato oltre ai costi d’investimento, anche quelli che occorreranno per il mantenimento in maniera duratura di questa iniziativa?&lt;br /&gt;In tempi di crisi economica, siamo certi che sia davvero necessario tutto quanto previsto attualmente dal progetto?!&lt;br /&gt;L’acquisto di questi palmari da assegnare ad ogni singolo intendente è davvero indispensabile? &lt;br /&gt;Sempre sulla scorta della mia esperienza sul campo, considero fondamentale, ad esempio, che venga istituito un sistema di “filtraggio” delle segnalazioni raccolte dagli intendenti. Sarebbe un errore permettere ad ognuno di loro di procedere direttamente ad effettuare tale compito, con il serio rischio, specie nei primi mesi di attività, che si creino fenomeni d’intasamento dei canali informativi.&lt;br /&gt;Chi stabilirebbe infatti in questo modo le priorità d’intervento? Chi potrebbe evitare, ad esempio, la doppia segnalazione del medesimo fatto avvenuto sul territorio di confine tra due o più rioni? Siamo poi sicuri che tutti gli intendenti abbiano da subito la capacità di distinguere tra fattori di effettiva emergenza ed altri che possono temporaneamente essere soprasseduti a vantaggio di altre urgenze?&lt;br /&gt;Ricordate la favola di Esopo e dell’episodio di “al lupo, al lupo …” ? &lt;br /&gt;E i 30 scooter elettrici? &lt;br /&gt;Le guardie ambientali degli Amici della Terra si spostano abitualmente in bicicletta oppure con gli autobus. Firenze non è New York, se poi dividiamo la città in ben 32 rioni credo che l’intendente potrebbe benissimo muoversi a piedi, ( come fanno tra l’altro i Carabinieri di Quartiere), oppure in bicicletta avendo una competenza territoriale ben definita e ristretta. E poi è camminando tra le persone che può nascere il contatto umano, il prezioso colloquio attraverso il quale venire davvero a conoscenza delle esigenze della popolazione.&lt;br /&gt;Insomma, in tempi di crisi, ritengo sarebbe doveroso cercare di realizzare l’intero progetto, prevedendo una minore spesa di realizzazione, tanto più perché questo non comprometterebbe in alcun modo i suoi buoni esiti e perché credo fermamente nella sua globale validità.&lt;br /&gt;Con i dovuti accorgimenti, dunque, sono convinto che il progetto di Firenze non solo potrà ottenere ottimi risultati ma anzi costituire un esempio esportabile anche altrove. &lt;br /&gt;Come?&lt;br /&gt;Ecco la mia proposta-provocazione: trasformiamo tutte le ronde d’Italia in “intendenti” sul modello fiorentino! &lt;br /&gt;E facciamo ancor di più: creiamo delle “ronde multi etniche” composte sia da privati cittadini, italiani da sempre, e nuovi extracomunitari appena arrivati da noi.&lt;br /&gt;Affidiamo a queste squadre così formate il compito di coadiuvare gli organi competenti, coinvolgendo nel progetto proprio quegli elementi che per primi, se abbandonati o emarginati, potrebbero un domani costituire una delle ragioni principali dell’insicurezza degli altri cittadini.&lt;br /&gt;Costituiamo ronde d’intendenti composte anche da extracomunitari, responsabilizzandoli, e offriamo loro il compito preziosissimo di tutelarci e contribuire al benessere dell’intera cittadinanza.&lt;br /&gt;Tutto questo però seguendo appunto non il modello “ronda”, bensì quello delle “sentinelle dell’ambiente”, che con la sola arma del dialogo e dell’ascolto si muovano per le nostre città ad informare il cittadino, ed al contempo, ad osservare, ascoltare, recepire e trasmettere ai vari organi competenti quanto apprendono.&lt;br /&gt;Sono certo che una buona parte dei problemi legati alla sicurezza e al degrado dei nostri centri abitati svanirà in un batter d’occhio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine mi preme fare una precisazione: non vorrei mai che tale incarico fosse affidato ad una singola associazione come gli Amici della Terra e considero invece fondamentale che questa iniziativa venga gestita direttamente dal Comune di Firenze, (ottima l’idea di utilizzare gli ex vigilini, offendo loro un’opportunità d’immediata ricollocazione), perché questo sicuramente le garantirà maggiore peso politico, efficacia e attendibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque ben vengano le ronde, specie se esse saranno composte da intendenti sentinella, e ben venga (con qualche piccolo accorgimento) il progetto del Comune di Firenze e svolga - ecco il mio auspicio - il ruolo di battistrada per trasformare le ronde del resto d’Italia in “gruppi di ascolto” delle singole realtà locali. Sarebbe una piccola rivoluzione, significativa eppure difficile da realizzare, ne sono consapevole. Sognare e provare a metterla in atto però non ce lo vieta nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michele Salvadori&lt;br /&gt;Presidente&lt;br /&gt;Amici della Terra Firenze Onlus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori info sulla Vigilanza Ambientale vai su&lt;/strong&gt;:&lt;a href="http://www.amicidellaterra.org"&gt;http://www.amicidellaterra.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6983159489738135883?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6983159489738135883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6983159489738135883' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6983159489738135883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6983159489738135883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/tra-ronde-e-intendenti.html' title='Tra ronde e intendenti'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SmfsVvEjiCI/AAAAAAAAADU/c6yAQX4FRdg/s72-c/clip_image002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-6122029945842738356</id><published>2009-07-16T03:20:00.019+02:00</published><updated>2009-07-16T05:21:43.339+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energie rinnovabili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eolico'/><title type='text'>Amici della Terra: eolico - il gioco non vale la candela</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sl6CzwrLN-I/AAAAAAAAADM/565yD8bY9U8/s1600-h/HeaderVDV2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 94px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sl6CzwrLN-I/AAAAAAAAADM/565yD8bY9U8/s400/HeaderVDV2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5358864432368400354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rosa Filippini, presidente nazionale di Amici della Terra, ieri nel corso di una conferenza stampa ha spiegato le ragioni del no da parte dell’associazione all’uso indiscriminato dell’eolico, (che utilizza la forza del vento per produrre energia elettrica).&lt;br /&gt;In sintesi, i punti principali dell’intervento sono i seguenti:&lt;br /&gt;1. Il contributo dell’eolico alla produzione di energia elettrica è e resterà marginale anche in futuro.&lt;br /&gt;2. Gli incentivi per le energie rinnovabili che ogni italiano si troverà invece a dover pagare sulle proprie bollette sono destinati a salire in maniera tutt’altro che marginale.&lt;br /&gt;3. E’ necessario distinguere tra le fonti rinnovabili utili alla causa ambientale (come biomasse e fotovoltaico) e quelle meno utili o addirittura potenzialmente dannose (come appunto rischia di divenire l’eolico).&lt;br /&gt;4. Il meccanismo degli incentivi sull’eolico in Italia si presta alle facili speculazioni.&lt;br /&gt;5. Il consumo del territorio per l’installazione dell’eolico è in proporzione 7 volte maggiore a quello del fotovoltaico.&lt;br /&gt;6. Al contrario, seguire la strada di una sempre maggiore efficienza energetica consentirebbe tra l’altro di evitare la futura costruzione di nuove centrali nucleari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori info vai su&lt;/strong&gt;:&lt;a href="http://www.amicidellaterra.it"&gt;http://www.amicidellaterra.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenta l'articolo su "commenti"&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-6122029945842738356?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=619&amp;Itemid=1' title='Amici della Terra: eolico - il gioco non vale la candela'/><link rel='enclosure' type='' href='http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=619&amp;Itemid=1' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/6122029945842738356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=6122029945842738356' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6122029945842738356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/6122029945842738356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/amici-della-terra-eolico-il-gioco-non.html' title='Amici della Terra: eolico - il gioco non vale la candela'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/Sl6CzwrLN-I/AAAAAAAAADM/565yD8bY9U8/s72-c/HeaderVDV2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-5994872935976115729</id><published>2009-07-13T09:09:00.006+02:00</published><updated>2009-07-13T09:46:19.002+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discarica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='visita discarica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='inquinamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione rifiuti'/><title type='text'>La discarica di Case Passerini a Firenze</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;Questo breve filmato ( circa 10 min.) è stato girato circa un anno fà dal sottoscritto in occasione del sopralluogo effettuato per le riprese del docu-film "Non buttarti via" di Giuseppe Ferlito.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Oggi la discarica di Firenze è in pratica chiusa per raggiunti limiti di capienza.&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-2fbf738fcba74a66" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" 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src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SloOUwoiBOI/AAAAAAAAACI/66yzNljbycQ/s200/736868.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Chiunque di noi, anche un bambino, sa che inquinare è un atto sbagliato. Pertanto chiunque di noi, a specifica domanda, risponderà: “Certo, non dobbiamo inquinare il nostro pianeta”.&lt;br /&gt;Nella sua vita quotidiana però, per qualche ragione, questo principio assolutamente virtuoso e condivisibile, non sempre, quella stessa persona lo applicherà. Perché?&lt;br /&gt;Gran parte della cultura occidentale risente ancora dell’influsso della filosofia cartesiana, (ricordate il filosofo Cartesio, quello della celebre frase: Cogito, ergo sum - Penso, dunque sono, esisto - ?) ed in particolare della netta separazione tra corpo e mente, da essa proposta, ovvero della netta scissione tra razionalità ed affettività, tra natura e cultura.&lt;br /&gt;Questa visione del mondo svaluta purtroppo la realtà concreta, concependola come semplice merce di scambio, finendo così per creare indifferenza e incuria verso le cose e l’ambiente che ci circonda.&lt;br /&gt;Tradotto in termini esemplificativi: ecco che potremo far fare la cacca sotto il marciapiede di casa al nostro cane senza preoccuparci di raccoglierla, arrampicarci su di un’opera d’arte antica di qualche secolo, senza preoccuparci di staccarne un pezzo, abbandonare rifiuti tossici in un luogo inidoneo senza curarci delle conseguenze e degli effetti sulla salute degli abitanti di quella zona, renderci autori dei più efferati crimini contro l’ambiente e il paesaggio, senza che questi gesti ci procurino il minimo senso di colpa.&lt;br /&gt;Tutto questo riusciamo a farlo grazie a quel fenomeno individuato per primo dallo psicologo americano Leon Festinger e conosciuto come “dissonanza cognitiva”.&lt;br /&gt;Ecco di cosa si tratta: quando una persona nel compiere un’azione, combina assieme due comportamenti tra loro coerenti essa è palesemente soddisfatta, (consonanza), quando invece i comportamenti che prevede la sua azione sono palesemente in contrasto tra loro,(dissonanza), quella persona tende a rimuoverne uno dei due.&lt;br /&gt;Esempio: sono un salutista convinto; perciò cerco di curare la mia forma fisica e mangiare cibi sani e di provenienza biologica certificata. Ciò mi gratifica e mi rende soddisfatto di me stesso, ( questa la definiremo consonanza cognitiva).&lt;br /&gt;Al contrario, so che inquinare l’ambiente è sbagliato ma farlo mi semplifica la vita e mi garantisce un certo benessere economico. Questo provoca in me uno stato, appunto, di “dissonanza cognitiva” che mi procura un certo disagio psichico che debbo assolutamente risolvere al più presto.&lt;br /&gt;Risultato: decido di smettere di credere che la salvaguardia dell’ambiente sia poi così importante …&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Michele Salvadori&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Presidente &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Amici della Terra Firenze Onlus&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-2546267614823751323?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/2546267614823751323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=2546267614823751323' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2546267614823751323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/2546267614823751323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/cartesio-e-la-dissonanza-cognitiva.html' title='Cartesio e la dissonanza cognitiva'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SloOUwoiBOI/AAAAAAAAACI/66yzNljbycQ/s72-c/736868.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5816169010622720619.post-3001452706388737514</id><published>2009-07-12T13:32:00.015+02:00</published><updated>2009-07-16T04:44:27.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='surriscaldamento globale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela ambientale'/><title type='text'>Siamo in troppi?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SloQeza-PNI/AAAAAAAAACw/9IU-Nw0F-9s/s1600-h/swimming_pbear_beaufort.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 133px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357612828096085202" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SloQeza-PNI/AAAAAAAAACw/9IU-Nw0F-9s/s200/swimming_pbear_beaufort.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Oggi le statistiche affermano che gli abitanti della Terra stanno per raggiungere il numero di 7 miliardi. Io penso che una buona parte delle ragioni per cui il nostro pianeta versa in cattive acque sia sicuramente da ascrivere a questa considerazione.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo davvero in tanti, troppi, forse.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2.000 anni fà, all'epoca in cui nasceva Cristo, si calcola che sulla Terra vivessero circa 160 milioni di persone. In 2.000 anni ci siamo moltiplicati in maniera esponenziale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma l'aspetto più grave è un altro: gli esperti garantiscono che entro il 2.050 gli abitanti della Terra saliranno a 9 miliardi! &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per maggiori info:&lt;a href="http://www.sandrodiremigio.com/scienze/terra_popolazione.htm"&gt;http://www.sandrodiremigio.com/scienze/terra_popolazione.htm&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tra le tante conseguenze del sovrappopolamento del nostro pianeta, citiamo il surriscaldamento e il conseguente innalzamento del livello dei mari (nella foto un orso polare, specie gravemente minacciata dallo scioglimento dei ghiacci).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che fare?&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5816169010622720619-3001452706388737514?l=chepianetafaremo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/feeds/3001452706388737514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5816169010622720619&amp;postID=3001452706388737514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/3001452706388737514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5816169010622720619/posts/default/3001452706388737514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://chepianetafaremo.blogspot.com/2009/07/siamo-in-troppi.html' title='Siamo in troppi?'/><author><name>Michele Salvadori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03774030379966185938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SlnJCIO07lI/AAAAAAAAAAY/P-GMRD3h8wI/S220/logo+AdT.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2LjnZ3PCDe8/SloQeza-PNI/AAAAAAAAACw/9IU-Nw0F-9s/s72-c/swimming_pbear_beaufort.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
